sabato 29 dicembre 2012

Quando il blog torna a fare il diario

Qualche giorno fa ho letto una vera e propria dichiarazione d'amore di Roberta Milano nei confronti del proprio blog che non ho potuto fare a meno di sentire anche un po' mia...
La questione è che ancora non esiste, per me, un luogo di approfondimento che sia paragonabile. I commenti, è vero, avvengono spesso altrove. I social network hanno sicuramente fagocitato le "conversazioni"; sicuramente parte della responsabilità è anche mia e del mio modo di vivere online. Ma se oggi mi chiedessero a cosa rinunceresti tra blog, facebook e twitter, ancora una volta risponderei che non rinuncerei al blog perché questa è casa.
Molto curioso che proprio la presentazione per l'esame di Roberta costituisca il primo articolo di questo di blog. Se poi mi metto a scorrere gli oltre 570 post che hanno seguito quella "prima volta" non posso far altro che emozionarmi per quello che è a tutti gli effetti un diario di viaggio. Del mio viaggio. Nella vita.

Ed ecco che magicamente quella parolina di quattro lettere composta dalla contrazione web-log riprende il suo significato letterale ed autentico di diario in rete. E non c'è social timeline che tenga il confronto.

Se il 2011 lo avevo chiuso condividendo una splendida "lettera" che mi aveva fatto ricordare di quanto fossi fortunato a fare un mestiere che mi appassionasse a tal punto da sfumarne spesso il confine tra occupazione e passione, questo 2012 lo voglio chiudere ripercorrendo, giorno per giorno, mese per mese, questo blog per rendermi conto di quello che ho combinato durante tutto un anno.

Risultato? Un flusso di emozioni che riaffiorano. Uniche.

Come il giorno della laurea, certificata con una ricerca che parla di Social Web, costruita nel Social Web, con gli strumenti del Social Web (ed ora consultabile liberamente e gratuitamente da tutti nel Social Web stesso, per la precisione QUI).

Come tutti gli incontri fatti nel tentativo di potervi "dare un volto ed una voce", a partire dal weekend di Jobberone, arrivando a Trento, passando per Oristano ed i vari corsi e workshop in giro per l'Italia.

Come il progetto #TTT a cui mi sono unito per puro caso, portato avanti con successo anche in una città non sempre attenta all'innovazione come Genova e culminato con la nascita di un'associazione di promozione della cultura digitale.

Come la magica avventura di ZenFeed, piattaforma nata in uno startup weekend (vinto per la cronaca) dall'incontro folgorante di 2 liguri, tra cui il sottoscritto, e 4 pugliesi che presto sarà azienda e di cui, secondo me, potreste sentire parlare nel 2013.

Come la mirabolante due giorni fiorentina del #BTO2012 che mi ha permesso di partecipare da protagonista ad un evento eccezionale ed incontrare un favoloso gruppetto di "estranei che conosco da una vita".

E dopo questa indigestione di sensazioni è tempo di staccare qualche giorno. Ci vuole, ma ci vediamo presto. Tranquilli... ;-)

Buon 2013 cari miei.


Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/joelmontes/4762384399


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 26 dicembre 2012

Twitter e gli spunti di Natale...

Ci sono dei momenti, fuori dal lavoro, in cui ti ritrovi a "rappresentare" anche nolente la tua professione ed a discutere proprio di ciò che le persone che ti circondano identificano più o meno come l'ambito "di cui ne devi sapere per forza". Questo succede con maggior frequenza quando il tuo lavoro è per gli altri qualcosa di particolarmente sfumato...

Il Natale, con i suoi passaggi di prolungata socialità trasversale, è chiaramente uno di questi momenti.
Quest'anno è stato per il sottoscritto l'anno delle "domande su Twitter". E nonostante mi fossi prefissato di NON entrare in argomenti professionali, ho finito non solo per intavolare qualche discussione piuttosto approfondita, ma anche per trarre interessanti spunti che condivido di seguito con tutti voi.

Sono abbastanza i non addetti ai lavori (almeno nella mia "cerchia di Natale") ad aver aperto un account di Twitter e ad avere cercato di capirci qualcosa. Nessun paragone, per esempio, con Google Plus assolutamente non pervenuto (a quanto pare non è un problema solo della mia cerchia di Natale!).

Le motivazioni che li hanno spinti ad accedere alla piattaforma sono le più svariate e vanno dal "ne ho sentito talmente tanto parlare che..." al "volevo seguire l'attore per cui sbavo" senza soluzione di continuità. Il mondo è bello perché è vario.

La possibilità di scrivere direttamente e senza filtri a personaggi celebri sembra essere uno dei punti di forza dell'esperienza di utenti di Twitter. Frasi come "L'altra sera ho risposto a Beppe Grillo che aveva scritto una cazzata colossale e mi hanno retweettato in 3 o 4" oppure "Altro che sei gradi di separazione, qui il grado è uno. Se voglio scrivo ad Obama, proprio ora" echeggiano ancora nella mia mente. La decisione di andare oltre la simmetricità di Facebook si è rivelata estremamente azzeccata e la dimostrazione è data dal fatto che Zuckerberg & co stiano rivalutando proprio l'asimmetricità nelle dinamiche di legame tra i nodi del network.

La percezione di "account fake", come anche quella di "gestione diretta o indiretta dell'account", risulta piuttosto sfumata. Paradossalmente sembra più importante la sensazione di poter scrivere qualcosa a qualcuno di "irraggiungibile" piuttosto che preoccuparsi se quel qualcuno sia effettivamente chi dice di essere oppure del fatto che sia proprio "lui" a leggere i tweet e non qualcuno del suo staff. Curioso.

Altro asso nella manica della piattaforma è costituito dalla forte sensazione di meritocrazia legata al contenuto prodotto. "Su Twitter ho l'impressione di essere giudicato solo ed esclusivamente per quello che scrivo" una delle frasi che mi sono rimaste impresse. Difficile dare torto.

Spesso i legami che si costituiscono all'interno del network sono basati sull'identità di vedute e sull'approccio contenutistico ed informativo ad argomenti o nicchie di interesse comune. Espressioni come "Su Facebook ho gli amici, su Twitter sto incontrando gente interessante con cui ho in comune qualcosa" mi fanno tornare alla mente i primi forum tematici e la voglia di andare oltre al "ci conosciamo" o al "abitiamo vicino" sdoganati digitalmente da Facebook. Anche l'utilizzo misto di nickname e nome + cognome mi sembra vagamente testimoniare questa (contro)tendenza.


Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/andrewpescod/331652642


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

martedì 25 dicembre 2012

E' Natale e (come sempre) musica sia

Su questo blog non ci sono ricorrenze speciali o particolari tradizioni che vengano rispettate. E ciò è testimoniato anche dal fatto che l'ultimo compleanno (del blog!) sia stato completamente dimenticato dal sottoscritto (il blog non mi ha parlato per una settimana a causa di questo imperdonabile errore!).

Eppure una sorta di piccolo rito c'è e prevede che, ogni 25 dicembre, una canzone riempia la pagina. E così nel 2009 è toccato a Bob Marley, nel 2010 ai Coldplay e l'anno scorso a Frank Sinatra.

Quest'anno la canzone prescelta, una delle mie preferite, è una delle canzoni d'esordio di Ojos de Brujocelebre gruppo spagnolo di flamenquillo: "Nada en la nevera" (Niente nel frigorifero).



Senza voler essere populista, credo si sposi bene con il periodo che stiamo vivendo.
E perché, a volte, credo si possa vivere molto bene e sentirsi appagati anche senza che "il frigorifero sia sempre pieno".
Sinceri auguri.
Paolo

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 19 dicembre 2012

Meravigliato dalla semplicità

Rimanere meravigliato dalla semplicità.

Apparentemente un ossimoro. Apparentemente, appunto.

E così ti capita che in una settimana mista vacanza/lavoro che trascorri a Parigi ti ritrovi alla Cité des Sciences perché ti portano ad una mostra su Leonardo Da Vinci. Un Leonardo sognatore più che ingegnere, mago più che architetto, disegnatore soprattutto, gran disegnatore.

E tu entri. E la prima cosa che ti mostrano è un QR Code gigante (non erano caduti in disgrazia?!?) che ti permette gratuitamente di accedere alla audioguida che ti condurrà, passo dopo passo, per tutte le sale dell'esposizione.

Ma vuoi vedere che non c'è Internet e rimane una cosa per "quelli di qui" (tipico pensiero di chi qualche magagna sulla scorta del "dimenticarsi dei dettagli" l'ha vissuta)?

Impostazioni, reti e connessioni, wireless, on. E "tac"... connesso. Tutto funzionante. Semplice.

E così oltre a farti a trasportate dalla genialità di Leonardo, ti fai trasportare da quella famosa tecnologia che, quando funziona (eccellenti tutti i touch screen esplicativi, i giochi per adulti e bambini, gli approfondimenti scientifici multimediali) può fare la differenza.

E ti viene in mente che forse anche pensare di offrire un futuro ai musei italiani non è poi così difficile...

Forse.

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

venerdì 14 dicembre 2012

Social Media... Pragmatism

E' diverso tempo che mi accade una cosa piuttosto paradossale, considerando il mestiere che faccio.

Mi capita infatti, con una frequenza in costante aumento, che l'ipotetica bilancia personale tra consigliare o sconsigliare l'apertura di nuovi canali di comunicazione online sia chiaramente pendente dalla parte del "non aprire".

Credo fermamente (e questo è anche il modo in cui lavoro!) che ad ogni singola iniziativa di comunicazione debbano essere associati obiettivi pragmatici, un preciso pubblico di riferimento e parametri esatti sulle risorse disponibili (e non parlo solo di denaro).

Mi sembra sempre più evidente d'altronde che l'epoca del sensazionalismo del social media marketing e del "a tutti i costi su tutti i social network" sia mestamente giunta al capolinea.

Con l'aumento del livello di consapevolezza (del potere!) del mercato si è registrato un chiaro aumento anche delle richieste dei consumatori, sempre più attenti, difficili da gestire e da soddisfare. Il fatto che queste richieste abbiano come palcoscenico principale proprio i social network, rende l'ambiente particolarmente difficile per chi è abituato ad avere tutto sotto controllo. Inseriamo in questo contesto ad alta aspettativa "manciate" di pressapochismo, disorganizzazione e di NON gestione dei canali di comunicazione precedentemente aperti (alla rinfusa) e si capiranno facilmente i motivi del mio forte precauzionismo.

Devo dire che per un po' si è riusciti a tenere a bada questa criticità con ampie dosi di content marketing della "peggior specie", ovvero inondando ogni proprio canale con i medesimi contenuti, neppure declinati per singola piattaforma. "Purtroppo" l'aumento della competitività (più quantitativa che qualitativa a dir la verità) unito alle criticità analizzate nel precedente paragrafo ha fatto si che la domanda "per quale motivo dovrei seguire la tua pagina Facebook?" (e dico "pagina Facebook" per farla semplice) sia cominciata a diventare in qualche modo popolare e quindi tenuta in qualche considerazione da aziende e agenzie...

Ed ecco appunto, che quel quid che spinge l'utente a spendere parte del suo tempo nel costruire una relazione con presenze "aziendali" ha assunto in una successione vorticosa le sembianze (anche simultanee) di novità, curiosità, divertimento, informazione e sconto indirizzandosi con sempre maggiore insistenza verso quello che potremmo definire "beneficio tangibile e diretto" o più semplicemente "valore aggiunto".

E così oggi quel "aprire tanto per aprire" non basta più. Perché ben che ti vada (tu azienda) ti ritrovi con un vascello senza condottiero alla deriva nel vasto oceano dell'inutilità...

Obiettivi chiari per l'azienda e funzionalità chiara per l'utente. Punto e basta.

In questo senso, se la pagina Facebook è in qualche modo diventata un "secondo sito", una sorta di contenitore del "di tutto e di più" soprattutto per l'altissima penetrazione dello strumento e per la possibilità di investire direttamente anche budget limitati con l'obiettivo di garantire portata e visibilità ai propri contenuti,
se altri social network, diciamo più "verticali" (nel senso che funzionano alimentati da una tipologia specifica di contenuto, come l'immagine in Pinterest ed il video in YouTube), hanno una funzionalità piuttosto chiara dovuta al forte impatto visivo, Twitter è a mio parere (in realtà non solo mio, mi vengono in mente alcune esclamazioni di Paolo Iabichino all'ultimo BTO...) il più difficile da "giustificare".

Gli utilizzi attuali più consoni alla dinamica stessa della piattaforma consistono nella diffusione di contenuto soprattutto per progetti editoriali, nel personal branding e nel networking per i professionisti e nel customer care per qualche azienda (per qualche, come dimostra un recentissimo articolo di Francesco Gavello).

Per il resto ci si barcamena cercando di trovare una possibile motivazione della presenza con piani editoriali (quando va bene) improbabili, completamente frustrati dall'assenza di follower che diventa un macigno da sostenere anche per chi ci crede di più.

La soluzione? Uno scopo molto ben definito che risolva in qualche modo un qualche problema dei propri utenti/clienti/consumatori/partner, senza disperdere risorse e fregandosene del seguito quantitativo. In due parole... valore aggiunto. In una... pragmatismo.

Ed ecco che un (apparentemente) folle dottore che decide di usare proprio Twitter per scandire in maniera molto sintetica e assolutamente pratica la sua giornata lavorativa, dando una veste anche digitale ai tristemente famosi "numerini" in sala d'attesa, permettendo ai propri pazienti di guadagnare tempo, non solo ci fa un figurone, meritatissimo per la genialità dimostrata, ma finisce che lo intervistano pure e diventa una case history...

Pragmatismo, appunto.


fonte immagine: http://www.fotopedia.com/items/flickr-2234726613


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

mercoledì 12 dicembre 2012

Volevo scrivere due righe sul #TTT...

Sono passati alcuni giorni dall'incontro di Bologna che ha sancito l'evoluzione del "Twitter Tips & Tricks", più noto come #TTT, da aperitivo tematico innovativo ad associazione di promozione della cultura digitale, con tanto di obiettivi, organigramma e statuto (la presidente non poteva che essere colei che tutto ciò l'ha inventato!) e che è coinciso curiosamente con il suo primo compleanno.

Tante le cose che ci sarebbero da dire su questa creatura nata nel Salento con la collaborazione di chi sotto la Mole a tanti chilometri di distanza ne ha gestito i primi passi, e cresciuta tanto rapidamente da abbracciare Roma, Messina, Bologna, Milano e Genova in meno di 365 giorni, passando attraverso una serie di evoluzioni morfologiche e fisiologiche inevitabili per un organismo così sperimentale (qui e qui ho parlato del #TTT06, il primo di cui mi sono occupato, qui e qui del #TTT07).

Eppure ciò che mi preme sottolineare maggiormente è che questa associazione si propone l'interessantissima mission di superare alcuni paradossi che connotano fortemente la nostra generazione:

  • la dicotomia tra comunicazione offline e online attraverso la creazione di un format innovativo basato sull'ibridazione tra un tangibilissimo aperitivo ed una conference call di gruppo tra diverse città con l'utilizzo della tecnologia (diretta streaming, per esempio!) come ponte nel peculiarissimo triangolo "organizzatori - presenti fisici - presenti digitali";
  • l'eterno dibattito tra globalizzazione e localizzazione unendo tra loro, con lo strumento più globale mai inventato (www vi dice qualcosa?), realtà territoriali nazionali e internazionali (giù il cappello dinnanzi alla folta rappresentanza da Barcelona!) e ponendosi l'obiettivo di far emergere pratiche di innovazione sociale fortemente improntate alla localizzazione, come la scelta di prodotti a chilometro zero per gli aperitivi.

Potrei dilungarmi a dismisura nel raccontarvi il progetto, spinto soprattutto dalla smania personale di capire come potrà evolversi o dove riuscirà a collocarsi ma probabilmente risulterei noioso, poiché evidentemente di parte. 

Pertanto credo che la cosa migliore sia quella di riportarvi alcune righe scritte da Lisa Dalla Via che a Bologna ci ha incontrati per la prima volta e che ha dipinto la serata (e non solo) con una sagacia particolare...

E così mi sono ritrovata una sera a Bologna in mezzo a dei “sognatori digitali”, che parlavano di “nativi digitali”, nella veste di “imbranata digitale” (mi hanno dedicato pure un hashtag, cosa di cui sono piuttosto orgogliosa) .
E confesso di essermi trovata piuttosto bene. Certo, ho assistito a divertenti siparietti del tipo “ah, ma tu sei pincopallo1! Che piacere! Io sono Allariscossa5, noi ci seguiamo!”. Siparietti che mi hanno lasciato un po’ perplessa anche perché io, sprezzante del pericolo, mantengo in ogni social network il mio ingombrante nome e cognome.
Ma mi sono lasciata cullare dall’entusiasmo di questo gruppo di “twitteri”, nome cacofonico che ho imparato recentemente, costituitisi come associazione no profit il giorno del loro primo compleanno. Ho deciso di provare a sguazzare in questo mondo perché i confini tra questo e quello “reale” sono sempre più confusi e l’uno pare non poter più prescindere dall’altro. E io non posso prescindere dal mondo in cui vivo.

Se siete curiosi, continuate a seguire la neonata associazione ed i suoi "spostamenti". Io dico che ne vale la pena, poi mi direte voi...



LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

venerdì 7 dicembre 2012

Social media ROI, (in)calcolabilità e moltiplicatori...

Il #BTO2012 mi ha dato l'occasione di discutere ancora una volta con diversi colleghi sull'annosa questione "Social Media ROI".

Lo stimolo è stato offerto dal panel (estremamente ricco di dati sull'utilizzo dei social network da parte degli operatori pubblici locali del turismo italiano) in cui Vincenzo Cosenza, da buon moderatore, si è confrontato con esperti internazionali del settore per quanto riguarda il calcolo del ritorno sull'investimento in attività di social media marketing (nello specifico in campo turistico). La sensazione percepita (anche interpretando i tweet che arrivavano in diretta durante l'evento), nonostante la buona volontà di Vincenzo e dei "suoi" ospiti, è stata quella di una forte dose di scetticismo generalizzato riguardo l'effettiva calcolabilità (sull'utilità le perplessità per fortuna diminuiscono notevolmente!) di iniziative generate in ambiente social web.

Nelle ore seguenti ho deciso di approfondire confrontandomi con i presenti (interessante per esempio il post di Veronica Gentili che ha condiviso le mie sensazioni!) e ho rinforzato quelle che sono opinioni personali che vado sostenendo da tempo e che cerco di esplicitare nella migliore forma possibile nelle seguenti righe.

Io credo che il problema nasca soprattutto da alcuni paradigmi che ci portiamo dietro dal passato convinti di poterli continuare ad applicare al presente, che stanno generando aspettative distorte in chi si confronta con il settore.

Non possiamo negare che il social web sia qualcosa di profondamente diverso da tutto ciò che nel campo della comunicazione online lo ha preceduto. Oserei addirittura dire che con il social web stesso (grazie anche alla spintarella tecnologica del mobile!) si sia praticamente superata la concezione di  dualismo totale tra online e offline. Eppure ci ostiniamo ad utilizzare schemi mentali sorpassati per cercare in tutti i modi di definirne la validità anche in ambito "commerciale".

La precedente generazione di comunicatori ha potuto "vendere il web" come il miracoloso spazio della comunicazione totalmente misurabile (lascio perdere volutamente la questione del low cost perché andrei fuori tema!).

Lo ha potuto fare perché effettivamente tutte le operazioni legate al sito internet sono diventate tracciabili ed analizzabili sistematicamente grazie allo sdoganamento degli strumenti di analytics. Non solo. Anche la pubblicità è diventata estremamente misurabile e metriche come il costo per click hanno reso possibile ciò che prima (stampa tradizionale, radio, tv, manifesti e chi più ne ha più ne metta...) era solo ipotizzabile o minimamente percettibile.

E poi?

Poi sono arrivati i social network che in maniera rapidissima, destrutturata e piuttosto nevrotica sono entrati in maniera decisa nella vita quotidiana delle persone (voi ve la ricordate la vostra vita prima di Facebook?), diventando fin da subito ambitissimo palcoscenico di comunicazione (leggi invasione!) anche per le aziende.

Si, le aziende. Che volevano invadere il canale come sempre avevano fatto con tutti gli altri, con gli stessi paradigmi e con le medesime dinamiche. E poi d'altronde se si trattava di comunicazione online sicuramente si spendeva poco e tutto si poteva misurare (gliel'avevano venduta così, d'altronde!)...

E nessuno, o quasi, a spiegargli che questo ambiente (molto più che strumento o canale) aveva rivoluzionato il concetto stesso di comunicazione online e quindi la sua stessa misurabilità. Che erano subentrate dieci, cento, mille variabili oltre a milioni e milioni di utenti e a migliaia di piattaforme, il che andava a complicare, e di molto, la sua calcolabilità, la possibilità di analizzarlo totalmente e di prevederlo scientificamente. Figuriamoci poi rapportare tutto ciò ad operazioni di marketing!

E se piano piano (e qui veniamo ai giorni nostri!) concetti come "i mercati sono conversazioni", "per rispettare il medium e non essere rigettati si deve soprattutto ascoltare e non urlare", "non si tratta di aggredire dall'alto ma di discutere alla pari", "una critica è meglio conoscerla e trattarla piuttosto che ignorarla e vedersela recapitata al momento del conto con tanto di interessi" stanno cominciando finalmente ad essere universalmente accettati poiché su questi, noi professionisti del settore, siamo tutti d'accordo, nel "paese del social media ROI" c'è ancora tanta nebulosità e domina una certa ossessione di giungere a risposte definitive.


Ed ora probabilmente starà aleggiando nella vostra testa un pensiero di questo tipo... "Ok, ma dopo tutta questa tiritera, che cosa ne pensi tu? Che cosa calcoliamo e come lo facciamo, se lo dobbiamo fare?"

Nonostante chi mi legga conosca la mia forte idiosincrasia per le formule matematiche applicate al social media marketing, devo ammettere che ultimamente sono stati fatti passi da gigante nell'estrazione analitica di risultati da azioni di marketing sociale (parlo soprattutto delle piattaforme). D'altronde credo che sia sempre fondamentale avere il controllo totale su ciò che accade e sul perché (sembra banale... sembra appunto!) e sono convinto che su attività che fanno parte di strategie integrate con obiettivi molto pragmatici sia giusto anche mettersi a "calcolare".

Tuttavia ritengo impossibile determinare con precisione matematica tutto ciò che accade direttamente (o indirettamente) a causa di un'azione sul social web. E questo semplicemente perché considero il social media marketing come un "moltiplicatore" che genera un risultato che oltre a dipendere da mille variabili antropologiche prettamente qualitative dipende anche dal resto delle iniziative di comunicazione che lo circondano, completano e sostengono.

La divisione della comunicazione in compartimenti stagni mi appare sempre più anacronistica non solo in fase di programmazione strategica (e quindi di investimento) ma anche e soprattutto in fase di analisi dei risultati (e quindi del ricavo).

E non sono forse "investimento" e "ricavo" proprio le due grandezze che vanno a definire il ROI?

La discussione resta aperta...


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

lunedì 3 dicembre 2012

#BTO2012: mi sono fidato (e ho fatto bene)

Sono partito per il #BTO2012 carico di aspettative e con molta molta curiosità.

D'altronde non mi aspettavo una chiamata dell'organizzazione per raccontare un evento tanto importante quanto specifico (eccellente idea l'orizzontalità degli storyteller, tra cui vi invito a scoprire i due veri unici mattatori Paola e Rocco!) e quando ho risposto "presente", ho deciso di farlo al meglio, seguendo e valutando con estrema sincerità tutta la manifestazione e gli spunti generati.

Ve lo dico subito: il #BTO2012 è stato un successo.

Perché si è avuta sempre l'impressione di partecipare ad un evento creato e condotto da chi vive quotidianamente (veramente!) il web. Insomma se spesso nel nostro settore si ha l'impressione che a "menare le danze" sia chi di web (purtroppo!) capisce poco, in questa occasione si è respirato web, mangiato web, bevuto web. E lo dimostra il fatto che il "top of the top" dell'italica blogosfera ha partecipato attivamente all'evento creando un "sottobosco da networking" di assoluto valore.

Perché l'evento si è dimostrato quantitativamente e qualitativamente all'altezza. Quantitativamente perché sono andati "in onda" fino a 6 panel in contemporanea (una marea in totale!), sapientemente diversificati per argomento e target. Qualitativamente perché la "voglia di marchetta" che spesso impoverisce eventi di questa portata è stata relegata a spazi dedicati, non invasivi e facilmente eludibili. Gli speech che ho seguito sono stati rilevanti anche per il "taglio internazionale" che si è cercato sempre di offrire (in main hall si è spesso parlato inglese), per la notevole pragmaticità dei casi proposti (giù il cappello dinnanzi a Trentino, Umbria e Basilicata, signori miei!) e per lo spessore gigante di alcuni relatori (cito solo Mafe, perché era difficile fare meglio a voce di quello che fa con la penna. E lei ci è riuscita. Chapeau!)

Perché la differenza la fanno sempre le persone. E qui di persone di spessore ce n'erano parecchie. A cominciare dall'organizzazione sempre presente e mai invadente, seguendo con gli speakers che la sera prima ci bevi una bottiglia di vino insieme e la mattina dopo resti a bocca aperta per la qualità delle riflessioni proposte. E finendo con gli storyteller (e tutti i blogger coinvolti), "cani sciolti" della manifestazione con l'obiettivo di offrire un ulteriore punto di vista a chi seguiva anche da casa (nota personalissima: se volete organizzare un blog trip o comunque un'iniziativa di blogger engagement puntate tutto sulla socievolezza degli attori coinvolti. L'esperienza sarà fortemente influenzata dai rapporti costruiti tra le persone coinvolte che avranno come sfondo il vostro "luogo". E questo "strano triangolo" non potrà che portare enormi vantaggi nella costruzione di un rapporto a lungo termine).

Perché se c'era da fidarsi, l'ho fatto e ho fatto bene. Nonostante una connessione a internet singhiozzante, unico grosso neo della manifestazione, nonostante l'incredibile fumosità di chi rappresenta "qualcosa di pubblico" in questa nazione (ma su questo più che il BTO ci vorrebbe un miracolo!) e nonostante sia finito troppo presto (ma qui credo dipenda dal buon Murphy o forse da Einstein... che quando ti diverti le ore sembrano minuti...), è stata un'esperienza densa, ricca e molto stimolante.

Arrivederci al #BTO2013! (sperando che sia il BTO a fidarsi di nuovo di me e a richiamarmi anche il prossimo anno!)


LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA

Condividi

 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.