mercoledì 28 novembre 2012
Per uno che non scrive (nello specifico) di turismo...
"Non mi sono occupato mai troppo nello specifico di turismo". Questo il pensiero che mi balenava nella testa quando gli organizzatori di #BTO2012 hanno pensato al sottoscritto come storyteller ufficiale per questa edizione (si parte domani!).
Poi, tra una cosa e l'altra, sono andato a frugare nei meandri di questo blog rendendomi conto che il pensiero in effetti non è poi del tutto esatto...
In effetti, riguardo il tema del turismo rapportato al social web, "qualcosina" ho scritto e lo condivido come cassetta degli attrezzi personale verso il BTO:
Mi sono anche ricordato di aver avuto l'illuminazione di lasciare spazio al buon Alessandro Fontana che ha condiviso da queste parti alcune riflessioni sulle evoluzioni delle dinamiche del viaggio.
E poi, sorpresa delle sorprese, in una vita precedente sono stato anche travel blogger...
E mi sono tolto lo sfizio di raccontare in maniera molto personale la Sardegna e la sua comunicazione, le peculiarità della città di Strasburgo, il Portogallo dal punto di vista enogastronomico e perfino la pedagogica dell'inaspettato tra Francia e Svizzera.
Mica male per... uno che non scrive (nello specifico) di turismo!
Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/sgmdigital/6321990798
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Poi, tra una cosa e l'altra, sono andato a frugare nei meandri di questo blog rendendomi conto che il pensiero in effetti non è poi del tutto esatto...
In effetti, riguardo il tema del turismo rapportato al social web, "qualcosina" ho scritto e lo condivido come cassetta degli attrezzi personale verso il BTO:
Mi sono anche ricordato di aver avuto l'illuminazione di lasciare spazio al buon Alessandro Fontana che ha condiviso da queste parti alcune riflessioni sulle evoluzioni delle dinamiche del viaggio.
E poi, sorpresa delle sorprese, in una vita precedente sono stato anche travel blogger...
E mi sono tolto lo sfizio di raccontare in maniera molto personale la Sardegna e la sua comunicazione, le peculiarità della città di Strasburgo, il Portogallo dal punto di vista enogastronomico e perfino la pedagogica dell'inaspettato tra Francia e Svizzera.
Mica male per... uno che non scrive (nello specifico) di turismo!
Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/sgmdigital/6321990798
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martedì 27 novembre 2012
#BTO2012 e #1YearTTT: la settimana si fa interessante!
Gran bella settimana quella che si prospetta per il sottoscritto.
Da domani a domenica, sono impegnato in una 4 giorni tutta "grandi eventi" tra Firenze e Bologna.
A Firenze parteciperò al mio primo Buy Tourism Online nelle vesti ufficiali di storyteller della manifestazione (qui la lista twitter dei "magnifici 10" che mi accompagneranno in questa avventura!). Non nascondo la grande emozione per quello che da tutti viene considerato come uno degli eventi più rappresentativi nel panorama italiano. L'obiettivo personale che mi pongo è quello di immergermi totalmente nel travel online cercando di capire dall'interno alcune dinamiche che meritano di essere approfondite (qui ne ho accennate alcune). Vi invito a seguirmi in questa due giorni (29 e 30 novembre) in maniera attiva, magari condividendo le vostre riflessioni o sottoponendomi domande da girare a relatori dei diversi panel (qui il programma del #BTO2012).
Sabato (e domenica) invece sarò a Bologna per spegnere la prima candelina del #TTT insieme a tutti gli amici con cui abbiamo condiviso lo straordinario percorso che, passando per una serie di eventi tra l'online e l'offline, promossi a Genova dal sottoscritto, ha portato alla fondazione di una frizzante associazione con l'obiettivo di promuovere la cultura digitale. Siete tutti invitati all'evento che avrà luogo l'1 dicembre a partire dalle 18.30 presso Hibo (Via Matteotti, Bologna).
Insomma, per il sottoscritto si presenta una settimana davvero densa di impegni ma soprattutto di emozioni.
Se siete nei paraggi, al momento giusto, non esitate a fare un fischio.
Che se possiamo darci un volto ed una voce è tutto di guadagnato.
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Da domani a domenica, sono impegnato in una 4 giorni tutta "grandi eventi" tra Firenze e Bologna.
A Firenze parteciperò al mio primo Buy Tourism Online nelle vesti ufficiali di storyteller della manifestazione (qui la lista twitter dei "magnifici 10" che mi accompagneranno in questa avventura!). Non nascondo la grande emozione per quello che da tutti viene considerato come uno degli eventi più rappresentativi nel panorama italiano. L'obiettivo personale che mi pongo è quello di immergermi totalmente nel travel online cercando di capire dall'interno alcune dinamiche che meritano di essere approfondite (qui ne ho accennate alcune). Vi invito a seguirmi in questa due giorni (29 e 30 novembre) in maniera attiva, magari condividendo le vostre riflessioni o sottoponendomi domande da girare a relatori dei diversi panel (qui il programma del #BTO2012).
Sabato (e domenica) invece sarò a Bologna per spegnere la prima candelina del #TTT insieme a tutti gli amici con cui abbiamo condiviso lo straordinario percorso che, passando per una serie di eventi tra l'online e l'offline, promossi a Genova dal sottoscritto, ha portato alla fondazione di una frizzante associazione con l'obiettivo di promuovere la cultura digitale. Siete tutti invitati all'evento che avrà luogo l'1 dicembre a partire dalle 18.30 presso Hibo (Via Matteotti, Bologna).
L’evento di sabato 1 dicembre sarà una special e light edition del TTT, #1YearTTT sarà una festa interna alla rete TTT e i membri del Team coglieranno l’occasione per conoscersi anche fisicamente, tirare le somme sul primo anno di vita del TTT e ripercorrere insieme le tappe fondamentali che hanno portato il TTT ad essere un progetto di portata nazionale ed internazionale.Tutte le info sul come iscriversi e partecipare le trovate qui.
Insomma, per il sottoscritto si presenta una settimana davvero densa di impegni ma soprattutto di emozioni.
Se siete nei paraggi, al momento giusto, non esitate a fare un fischio.
Che se possiamo darci un volto ed una voce è tutto di guadagnato.
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lunedì 26 novembre 2012
Web marketing del turismo: una lezione diversa (verso #BTO2012)
Qualche giorno fa sono stato invitato da una web agency genovese a tenere uno speech all'interno di un workshop sul web marketing turistico dedicato alle strutture ricettive liguri (soprattutto alberghi).
La scarsa affluenza di pubblico all'evento (non voglio soffermarmi sulla "solita triste lungimiranza" che le aziende locali dimostrano in queste occasioni, considerando che l'evento era anche completamente gratuito...) mi ha permesso di accentuare al massimo la bidirezionalità dell'intervento.
Se già di solito cerco di propormi con un atteggiamento indirizzato alla massima interazione possibile con il mio pubblico poiché credo ciecamente che in queste situazioni oltre a trasmettere qualcosa si possa soprattutto imparare molto dagli altri semplicemente ascoltandoli e motivandoli ad esporsi, ieri ho voluto esagerare trasformando la "lezione" in un vero e proprio dibattito.
Tante gli spunti sull'argomento "hotel e internet" (visto dalla parte degli hotel!) che mi sono portato a casa e che voglio condividere con voi:
Se vi interessano tutti questi argomenti vi invito a seguirmi anche nei prossimi giorni, in cui sarò al BTO 2012 (principale evento italiano sul turismo online) nelle vesti di storyteller ufficiale (che emozione!) con tutta l'intenzione di approfondire e capirne di più.
Per la cronaca, nello speech della mattinata dal titolo "Social Business per il turismo: quando relazione con il cliente e strategie di promozione si fondono in una social media strategy" mi sono soffermato sulle possibilità di cogliere "due piccioni con una fava", ovvero ottimizzazione del customer care e maggiore visibilità strategica grazie ad una social media strategy adeguata.
Per dirla con uno schema...
Update: ecco le slide del mio intervento.
Fonte immagine in alto: http://www.flickr.com/photos/minimarketing/32560909
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La scarsa affluenza di pubblico all'evento (non voglio soffermarmi sulla "solita triste lungimiranza" che le aziende locali dimostrano in queste occasioni, considerando che l'evento era anche completamente gratuito...) mi ha permesso di accentuare al massimo la bidirezionalità dell'intervento.
Se già di solito cerco di propormi con un atteggiamento indirizzato alla massima interazione possibile con il mio pubblico poiché credo ciecamente che in queste situazioni oltre a trasmettere qualcosa si possa soprattutto imparare molto dagli altri semplicemente ascoltandoli e motivandoli ad esporsi, ieri ho voluto esagerare trasformando la "lezione" in un vero e proprio dibattito.
Tante gli spunti sull'argomento "hotel e internet" (visto dalla parte degli hotel!) che mi sono portato a casa e che voglio condividere con voi:
- Gli hotel non hanno (tutti) paura di Tripadvisor. La sensazione personale emersa dal confronto di ieri è che lo "spauracchio delle recensioni" sia piuttosto enfatizzato e che in realtà l'utilizzo di Tripadvisor rappresenti, né più né meno, una delle tanti responsabilità che un hotel deve (quello si!) assumersi. Interessante anche notare che lo stesso portale stia diventando uno dei driver di prenotazioni direttamente dai siti degli hotel (quindi senza lo scotto da percentuale OTA da pagare).
- Facebook e Twitter vengono dopo altre priorità. E la dimostrazione me l'ha data il direttore di un hotel che nonostante una pagina Facebook appena abbozzata ed un account Twitter "inguardabile" sa benissimo, per esempio, che cosa sia il sentiment. Infatti, ogni mattina, dopo aver ricevuto una rassegna automatica di recensioni che provengono dai quattro angoli del globo (anche da Cina e Russia!) gestisce, secondo una serie di regole interne (e questo è un altro punto da sottolineare!), le criticità segnalate da un fatidico "pallino rosso". Mica poco...
- Le OTA sono un male necessario (per ora?). Sebbene sia chiaro anche agli alberghi che l'obiettivo deve essere quello di "disintermediare" (di disintermediazione sento parlare ormai da anni) la sensazione che ho provato ieri è stata un po' quella che il lavoro che fanno le online travel agency sia tuttora necessario per le strutture ricettive. La visibilità che offrono portali come Booking viene si pagata a carissimo prezzo, ma risulta essere ancora determinante al momento di tirare le somme. Il problema più sentito e denunciato mi è apparso essere quello legato una strategia di prezzi scorretta e poco trasparente (su questo ultimo punto si è molto insistito)
- L'equilibrio tra albergo e cliente si è spezzato, a favore del secondo. Nei miei interlocutori (albergatori) ho percepito chiaramente questo problema. Se da un lato ci si sente in qualche modo "soffocati" dalle OTA, dall'altra la consapevolezza sempre maggiore del cliente nei confronti delle possibili debolezze (prezzo e reputazione soprattutto!) nelle dinamiche online può diventare un problema per gli alberghi. Tuttavia il ricatto non può e non deve essere accettato.
- E la pubblica amministrazione dov'è? Alla mia riflessione sulla collaborazione tra strutture di una stessa destinazione, magari sotto l'egida della pubblica amministrazione purtroppo non sono seguite parole confortanti da parte del "mio pubblico". Anzi l'impressione che ho avuto e che continui a valere la legge del "chi fa da se fa per tre". E non è un buon segno.
Per la cronaca, nello speech della mattinata dal titolo "Social Business per il turismo: quando relazione con il cliente e strategie di promozione si fondono in una social media strategy" mi sono soffermato sulle possibilità di cogliere "due piccioni con una fava", ovvero ottimizzazione del customer care e maggiore visibilità strategica grazie ad una social media strategy adeguata.
Per dirla con uno schema...
Update: ecco le slide del mio intervento.
Fonte immagine in alto: http://www.flickr.com/photos/minimarketing/32560909
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mercoledì 21 novembre 2012
Internet è efficace se...
Cito spesso Giuseppe Granieri, per la sua capacità di condensare in poche righe pensieri molto complessi intorno ad internet e alle sue mille sfaccettature. Pensieri che spesso condivido, che hanno la capacità di farmi accendere la lampadina. Come questa volta.
Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/britbohlinger/4223755982
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"La famosa Wisdom of Crowds (la saggezza delle folle) non si attiva sempre nei modi sperati.
La ricerca ci racconta che Internet -con i suoi molti milioni di persone connesse- è molto efficace se poniamo una domanda precisa.
È formidabile se vogliamo sapere come si configura un computer o quali sono i sintomi di una malattia.
Ma non è altrettanto efficace se deve dare una risposta a una domanda complessa.
A una domanda come quelle che ci si pone davanti a una crisi economica o prima di scelte di governo"G.Granieri, L'Espresso, "E la Democrazia Fece Click", di cui si può leggere un estratto più ampio qui.
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lunedì 19 novembre 2012
La Social Tv tra Ratings e Sentiment [guest post]
Sicuramente il tema Social TV è uno dei più caldi del momento ed anche in questo spazio si è discusso della strana "rinascita" della televisione grazie a dinamiche sorte sui social network, cercando di approfondire alcune delle tanto discusse pratiche da "doppio schermo".
Oggi ho deciso di approfondire la questione grazie all'intervento di Acrossnowhere, professionista del Web Marketing con cui ho spesso discusso sull'argomento, che ha scritto un interessantissimo guest post soffermandosi su concetti chiave come rating e sentiment e facendo emergere diversi spunti di riflessione sul fenomeno.
Nell'episodio pilota di Dawson's Creek, Joey diceva a Dawson:”Le cose cambiano, evolvono”.
In questo momento è sempre più evidente quanto avesse ragione Joey Potter*. Anche la televisione si sta evolvendo.
L'argomento Social Tv mi sta particolarmente a cuore, perché sono un'appassionata di serie televisive americane e controllare i numeri dei ratings e dello share è ormai un lavoro. Il sistema di rilevamento ascolti americano si chiama Nielsen Ratings ed è molto simile al nostro Auditel.
Ma facciamo un passo indietro.
Negli Stati Uniti, come in Italia, gli ascolti vengono determinati da famiglie campione, definite famiglie Nielsen. I dati che vengono trasmessi dal monitoraggio sono il numero di spettatori effettivi e il rating, che tiene conto dei telespettatori di età compresa tra i 18 e i 49 anni. Per i pubblicitari la fascia tra 18/49 è quella più importante, quindi uno show può essere cancellato anche se ha milioni di telespettatori, ma un rating basso.
Ma le cose cambiano, si evolvono.
Il sistema di rilevamento Nielsen è nato negli anni 20 ed era stato creato per la Radio. Negli anni 50 è stato adattato per la televisione e da allora questo sistema è rimasto più o meno lo stesso. Senza ombra di dubbio il Nielsen Ratings meriterebbe la pensione.
Negli anni 90, la NBC era la televisione che tutti guardavano: ogni settimana E.R. e Friends sfioravano soglie di 20 milioni di spettatori. Adesso la NBC naviga in cattive acque e l'unico telefilm che è riuscito a raggiungere i fasti di E.R. e Friends è NCSI della CBS, ma in generale gli ascolti hanno subito un calo e anche i telefilm più popolari non superano mai i 15 milioni di spettatori. Il motivo di questa diminuzione sta in una parola: streaming. E parlo di un tipo di streaming completamente legale.
Servizi come Hulu e Netflix permettono, con un abbonamento mensile del costo di 10 dollari (circa), di poter guardare centinaia di telefilm e di film quando si vuole e come si vuole (sul computer, sul tablet, sul cellulare, sulla televisione se questa ha una connessione ad internet).
Se Hulu e Netflix sono certamente i più conosciuti e utilizzati, bisogna ricordare che anche Amazon e Apple offrono dei servizi di streaming: niente servizi di abbonamento in questo caso, ma si può tranquillamente comprare e scaricare ciò che ci interessa di volta in volta.
Gli stessi network televisivi spesso mettono a disposizione le puntate dei loro show in streaming sul web e, all'inizio della nuova stagione televisiva, che va da Settembre a Maggio, erano moltissimi i telefilm che si potevano trovare in anteprima in streaming. Il canale più attivo in questo senso è “The Cw”, il canale che appartiene alla CBS e che è nato dall'unione della UPS e della WB. Guarda caso i telefilm della CW sono rivolti ad un pubblico formato per lo più di adolescenti.
Per recuperare i telespettatori persi nel mare dello streaming, i network hanno deciso di incoraggiare i fan a commentare in diretta e Twitter si è scoperto perfetto per lo scopo. Ogni programma televisivo ha un hashtag specifico che spesso appare in sovrimpressione durante la messa in onda. Il Live-Tweeting è particolarmente apprezzato durante i programmi in diretta, perché permette ai telespettatori di essere partecipanti.
I fan hanno il sentiment.
Gli ascolti si abbassano per colpa dello streaming, ma grazie ai social media c'è un altro dato importante che possiamo rilevare: il sentiment.
Il sentiment è fondamentale per due motivi:
Essere attivi sui social network ormai è obbligatorio. Non solo tutti i maggiori network sono ovunque, da Facebook a Pinterest, ma lo sono anche i writers, i producers e gli attori e spesso, queste persone, interagiscono con i loro fan, creando un rapporto più speciale e un sentiment ancora più positivo.
Bisogna ricordare che i fan esistono da decenni e che sono sempre stati attivi. Si può dire che tutto è cominciato nel 1966, l'anno di inizio di Star Trek e che ci sono state, in passato, vere e proprie azioni di guerrilla marketing organizzate dagli stessi fan. Ma i social media hanno un peso del tutto nuovo.
Web-Series.
Ma quando si parla di Social TV si deve pensare a qualcosa di più ampio di sentiment e live-tweeting.
La Social TV per definizione è quella delle Web-Series. Immagino che tutti conosciate l'italianissima “Freaks”: ecco, se potete farmi un riassunto, perché io non l'ho vista.
Tra le varie web-series che ho avuto il piacere di guardare, ne cito due:“Anyone but me” e “Awkward Black Girl”.
"Anyone but me" è del 2008 ed è una delle prime web-series che ha avuto veramente successo e basta dare un'occhiata al sito ufficiale per rendersene conto: ci sono citazioni di recensioni entusiastiche, tutti i premi vinti dalla serie e ci sono diverse celebrità tra i fan, tra cui Zachary Quinto. La serie, oltre ad essere in libera visione su Youtube, è anche in streaming su Hulu e si può acquistare il cofanetto dvd con tutte le tre stagioni su Amazon.
"Awkward Black Girl" è una serie creata da Issa Rae che ne è anche la protagonista: la serie è basata sulla stessa vita di Issa che è una ragazza nera decisamente goffa. Inizialmente doveva essere solo qualche episodio, ma poi ha avuto successo inaspettato e Issa Rae ha chiesto ai suoi fans un aiuto monetario per continuare: le donazioni sono arrivate e Awkward Black Girl continua.
Queste due serie hanno qualcosa in comune. Issa Rea ha dichiarato, durante un'intervista televisiva, che ha creato Awkward Black Girl perché non si sentiva rappresentata dalla televisione generalista: non ci sono ragazze nere goffe come me in televisione, ha detto. Anyone but me è la storia di due ragazze che si amano e la cosa non scandalizza nessuno. Il web ha il potere di farci conoscere delle storie che non avrebbero mai trovato spazio in televisione. Il web celebra la diversità. E' forse la parte più bella della Social TV.
*Per inciso: Joey Potter ha detto una cosa furba in sei stagioni di telefilm
Acrossnowhere, che alcuni si ostinano a chiamare Elisa, si definisce una factotum del web-marketing e sarebbe perduta senza il suo dizionario di sinonimi e contrari. Essere nerd per lei non è uno stile di vita, ma una vera e propria vocazione. La sua arma preferita nei duelli è il sarcasmo.
Cercando AcrossNowhere su Google la potete trovare un po' ovunque, persino su Google Plus, ma lei preferisce rivelarsi sul suo blog www.acrossnowhere.net e su twitter dove risponde a @acrossnowhere
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Oggi ho deciso di approfondire la questione grazie all'intervento di Acrossnowhere, professionista del Web Marketing con cui ho spesso discusso sull'argomento, che ha scritto un interessantissimo guest post soffermandosi su concetti chiave come rating e sentiment e facendo emergere diversi spunti di riflessione sul fenomeno.
Nell'episodio pilota di Dawson's Creek, Joey diceva a Dawson:”Le cose cambiano, evolvono”.
In questo momento è sempre più evidente quanto avesse ragione Joey Potter*. Anche la televisione si sta evolvendo.
L'argomento Social Tv mi sta particolarmente a cuore, perché sono un'appassionata di serie televisive americane e controllare i numeri dei ratings e dello share è ormai un lavoro. Il sistema di rilevamento ascolti americano si chiama Nielsen Ratings ed è molto simile al nostro Auditel.
Ma facciamo un passo indietro.
Negli Stati Uniti, come in Italia, gli ascolti vengono determinati da famiglie campione, definite famiglie Nielsen. I dati che vengono trasmessi dal monitoraggio sono il numero di spettatori effettivi e il rating, che tiene conto dei telespettatori di età compresa tra i 18 e i 49 anni. Per i pubblicitari la fascia tra 18/49 è quella più importante, quindi uno show può essere cancellato anche se ha milioni di telespettatori, ma un rating basso.
Ma le cose cambiano, si evolvono.
Il sistema di rilevamento Nielsen è nato negli anni 20 ed era stato creato per la Radio. Negli anni 50 è stato adattato per la televisione e da allora questo sistema è rimasto più o meno lo stesso. Senza ombra di dubbio il Nielsen Ratings meriterebbe la pensione.
Negli anni 90, la NBC era la televisione che tutti guardavano: ogni settimana E.R. e Friends sfioravano soglie di 20 milioni di spettatori. Adesso la NBC naviga in cattive acque e l'unico telefilm che è riuscito a raggiungere i fasti di E.R. e Friends è NCSI della CBS, ma in generale gli ascolti hanno subito un calo e anche i telefilm più popolari non superano mai i 15 milioni di spettatori. Il motivo di questa diminuzione sta in una parola: streaming. E parlo di un tipo di streaming completamente legale.
Servizi come Hulu e Netflix permettono, con un abbonamento mensile del costo di 10 dollari (circa), di poter guardare centinaia di telefilm e di film quando si vuole e come si vuole (sul computer, sul tablet, sul cellulare, sulla televisione se questa ha una connessione ad internet).
Se Hulu e Netflix sono certamente i più conosciuti e utilizzati, bisogna ricordare che anche Amazon e Apple offrono dei servizi di streaming: niente servizi di abbonamento in questo caso, ma si può tranquillamente comprare e scaricare ciò che ci interessa di volta in volta.
Gli stessi network televisivi spesso mettono a disposizione le puntate dei loro show in streaming sul web e, all'inizio della nuova stagione televisiva, che va da Settembre a Maggio, erano moltissimi i telefilm che si potevano trovare in anteprima in streaming. Il canale più attivo in questo senso è “The Cw”, il canale che appartiene alla CBS e che è nato dall'unione della UPS e della WB. Guarda caso i telefilm della CW sono rivolti ad un pubblico formato per lo più di adolescenti.
Per recuperare i telespettatori persi nel mare dello streaming, i network hanno deciso di incoraggiare i fan a commentare in diretta e Twitter si è scoperto perfetto per lo scopo. Ogni programma televisivo ha un hashtag specifico che spesso appare in sovrimpressione durante la messa in onda. Il Live-Tweeting è particolarmente apprezzato durante i programmi in diretta, perché permette ai telespettatori di essere partecipanti.
I fan hanno il sentiment.
Gli ascolti si abbassano per colpa dello streaming, ma grazie ai social media c'è un altro dato importante che possiamo rilevare: il sentiment.
Il sentiment è fondamentale per due motivi:
- Possiamo sapere SUBITO cosa pensano i telespettatori e quindi regolarci di conseguenza;
- Un fan appassionato, che commenta con positività una puntata, è il miglior assets che una serie televisiva potrà avere, perché fa della pubblicità che non si può comprare, ma che sui social media è ormai indispensabile: la peer-raccomandation.
Essere attivi sui social network ormai è obbligatorio. Non solo tutti i maggiori network sono ovunque, da Facebook a Pinterest, ma lo sono anche i writers, i producers e gli attori e spesso, queste persone, interagiscono con i loro fan, creando un rapporto più speciale e un sentiment ancora più positivo.
Bisogna ricordare che i fan esistono da decenni e che sono sempre stati attivi. Si può dire che tutto è cominciato nel 1966, l'anno di inizio di Star Trek e che ci sono state, in passato, vere e proprie azioni di guerrilla marketing organizzate dagli stessi fan. Ma i social media hanno un peso del tutto nuovo.
Web-Series.
Ma quando si parla di Social TV si deve pensare a qualcosa di più ampio di sentiment e live-tweeting.
La Social TV per definizione è quella delle Web-Series. Immagino che tutti conosciate l'italianissima “Freaks”: ecco, se potete farmi un riassunto, perché io non l'ho vista.
Tra le varie web-series che ho avuto il piacere di guardare, ne cito due:“Anyone but me” e “Awkward Black Girl”.
"Anyone but me" è del 2008 ed è una delle prime web-series che ha avuto veramente successo e basta dare un'occhiata al sito ufficiale per rendersene conto: ci sono citazioni di recensioni entusiastiche, tutti i premi vinti dalla serie e ci sono diverse celebrità tra i fan, tra cui Zachary Quinto. La serie, oltre ad essere in libera visione su Youtube, è anche in streaming su Hulu e si può acquistare il cofanetto dvd con tutte le tre stagioni su Amazon.
"Awkward Black Girl" è una serie creata da Issa Rae che ne è anche la protagonista: la serie è basata sulla stessa vita di Issa che è una ragazza nera decisamente goffa. Inizialmente doveva essere solo qualche episodio, ma poi ha avuto successo inaspettato e Issa Rae ha chiesto ai suoi fans un aiuto monetario per continuare: le donazioni sono arrivate e Awkward Black Girl continua.
Queste due serie hanno qualcosa in comune. Issa Rea ha dichiarato, durante un'intervista televisiva, che ha creato Awkward Black Girl perché non si sentiva rappresentata dalla televisione generalista: non ci sono ragazze nere goffe come me in televisione, ha detto. Anyone but me è la storia di due ragazze che si amano e la cosa non scandalizza nessuno. Il web ha il potere di farci conoscere delle storie che non avrebbero mai trovato spazio in televisione. Il web celebra la diversità. E' forse la parte più bella della Social TV.
*Per inciso: Joey Potter ha detto una cosa furba in sei stagioni di telefilm
Acrossnowhere, che alcuni si ostinano a chiamare Elisa, si definisce una factotum del web-marketing e sarebbe perduta senza il suo dizionario di sinonimi e contrari. Essere nerd per lei non è uno stile di vita, ma una vera e propria vocazione. La sua arma preferita nei duelli è il sarcasmo.
Cercando AcrossNowhere su Google la potete trovare un po' ovunque, persino su Google Plus, ma lei preferisce rivelarsi sul suo blog www.acrossnowhere.net e su twitter dove risponde a @acrossnowhere
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venerdì 16 novembre 2012
Di un treno, un bimbo ed un... iPad
Sono in treno. Da Genova in direzione Roma. Per lavoro. Come (quasi) sempre al mio fianco c'è Emanuela, compare di mille avventure. Da Pisa ci fa compagnia anche una famiglia di quelle "vecchio stampo". Padre e madre giovani. Bimbo piccolo. Genitori di lui e genitori di lei (suppongo io) al seguito.
I lineamenti dei volti indicano che il gruppo non sia italiano. Sono ispano ablanti, "yo vengo de Colombia" mi confermerà di lì a poco il pargolo. Avrà due anni.
Il treno macina chilometri ed il bimbo (bravissimo, sempre sorridente, mai un lamento) comincia a giocare. Ma nelle sue mani nessun giochino, nessuna macchinina, nessun peluche. Nella sue mani un iPad. Le orecchie coperte da cuffie griffate "angry birds" sono uno strano tocco di capitalismo duepuntozero. Carine però. Quello si.
Ed il bimbo, mentre larga parte della sua famiglia assopisce, continua a giocare. Le sue minuscole dita si muovono rapide e leggiadre sullo schermo. L'impressione è quella che sappia esattamente che cosa fare. E che ciò non comporti per lui alcuna difficoltà. Neppure il minimo sforzo.
Il niño tra l'altro è anche molto socievole. Gioca con l'iPad ma non si estranea della realtà del vagone del treno. Anzi ne è partecipe. Protagonista assoluto. Ogni tanto mi guarda. Guarda Emanuela. Ci saluta. Parla con papà, fa vedere ad una delle nonne lo schermo. Quando la nonna si avvicina all' "aggeggio" il bimbo ne indirizza le mani. Dolcemente. Non saccente. E sale in cattedta anche quando il papà cerca di inserirsi. E perfino anche quando la mamma con l'occhio più chiuso che aperto cerca di capire che cosa stia avvenendo nei confini di quel piccolo schermo.
Penso, rifletto, mi concentro. "Nativi digitali" li chiamano. Effettivamente rispetto a ciò che ho davanti agli occhi il termine non fa una piega.
Ciò che mi rimane impresso è la diversità nel movimento delle mani rispetto al papà. Pure lui giovane. Forse un paio d'anni più di me. Eppure la marcia in più del piccolo è evidente. Con la nonna poi la differenza è tale che non sembrano nemmeno tenere tra le mani lo stesso identico oggetto.
E poi il multitasking. Il bimbo gioca allo stesso tempo con la nonna e con l'iPad, parla, guarda ed indica il mare, ascolta il papà. E intanto le cuffie sono sempre sulle sue orecchie ed il tablet della mela recita costantemente il suo ruolo. A volte attivo a volte passivo. Comunque presente. Anche quando viene abbandonato sul tavolino per lasciare spazio alla più classica delle passeggiate tra un vagone e l'altro.
Impressionante davvero.
Quando avrà la mia età (ad occhio e croce attorno 2040...) altro che social marketing...
Chissà.
fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/mylesdgrant/5434978427
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I lineamenti dei volti indicano che il gruppo non sia italiano. Sono ispano ablanti, "yo vengo de Colombia" mi confermerà di lì a poco il pargolo. Avrà due anni.
Il treno macina chilometri ed il bimbo (bravissimo, sempre sorridente, mai un lamento) comincia a giocare. Ma nelle sue mani nessun giochino, nessuna macchinina, nessun peluche. Nella sue mani un iPad. Le orecchie coperte da cuffie griffate "angry birds" sono uno strano tocco di capitalismo duepuntozero. Carine però. Quello si.
Ed il bimbo, mentre larga parte della sua famiglia assopisce, continua a giocare. Le sue minuscole dita si muovono rapide e leggiadre sullo schermo. L'impressione è quella che sappia esattamente che cosa fare. E che ciò non comporti per lui alcuna difficoltà. Neppure il minimo sforzo.
Il niño tra l'altro è anche molto socievole. Gioca con l'iPad ma non si estranea della realtà del vagone del treno. Anzi ne è partecipe. Protagonista assoluto. Ogni tanto mi guarda. Guarda Emanuela. Ci saluta. Parla con papà, fa vedere ad una delle nonne lo schermo. Quando la nonna si avvicina all' "aggeggio" il bimbo ne indirizza le mani. Dolcemente. Non saccente. E sale in cattedta anche quando il papà cerca di inserirsi. E perfino anche quando la mamma con l'occhio più chiuso che aperto cerca di capire che cosa stia avvenendo nei confini di quel piccolo schermo.
Penso, rifletto, mi concentro. "Nativi digitali" li chiamano. Effettivamente rispetto a ciò che ho davanti agli occhi il termine non fa una piega.
Ciò che mi rimane impresso è la diversità nel movimento delle mani rispetto al papà. Pure lui giovane. Forse un paio d'anni più di me. Eppure la marcia in più del piccolo è evidente. Con la nonna poi la differenza è tale che non sembrano nemmeno tenere tra le mani lo stesso identico oggetto.
E poi il multitasking. Il bimbo gioca allo stesso tempo con la nonna e con l'iPad, parla, guarda ed indica il mare, ascolta il papà. E intanto le cuffie sono sempre sulle sue orecchie ed il tablet della mela recita costantemente il suo ruolo. A volte attivo a volte passivo. Comunque presente. Anche quando viene abbandonato sul tavolino per lasciare spazio alla più classica delle passeggiate tra un vagone e l'altro.
Impressionante davvero.
Quando avrà la mia età (ad occhio e croce attorno 2040...) altro che social marketing...
Chissà.
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mercoledì 14 novembre 2012
Si chiama "superficialità" ed esisteva anche prima di Twitter
"Non ci credo che tutti quelli che sono su Twitter leggano veramente ogni articolo che pubblicano sotto forma di link nei post sulla piattaforma, o, come si dice... retwittano dagli altri".
Una di quelle frasi che ti si scolpiscono nella testa. E tu rifletti, pensi, attorcigli il tuo pensiero da maledetto Don Chisciotte delle cose che ami e che difenderesti fino alla morte anche se sono "fatte effettivamente di zeri e uno" (che poi mica ti pagano per farlo, ma va beh...).
Poi il tempo passa, le parole si affievoliscono e tutto procede a duecento all'ora (come in pochi altri settori professionali accade...) fino a che un giorno quasi per inerzia arrivi a leggere un articolo che riapre quel cassetto.
E boom la frase come per magia riappare in tutta la sua forza.
"Retweet without reading" scritto a caratteri cubitali (con tanto di infografica sottostante!) effettivamente non ti può lasciare totalmente indifferente, nonostante tu scorga che l'autore dell'articolo è quel Dan Zarrella che... per carità, massimo rispetto ma... ti fa sorridere ogni volta che leggi quei suoi studi scientificissimi, si, ma parecchio strampalati...
E a quel punto, anche un po' confuso, decidi di appellarti ai compari di cento discussioni, mille conversazioni, diecimila commenti e candidamente chiedi...
E per fortuna che le risposte che ti arrivano ti rincuorano almeno un pochino...
Anche se c'è chi messo dinnanzi alla ricerca storce il naso, propio come te, capendo che sotto sotto qualcosa di vero ci deve pur essere. E via a cercare di capire dove possa stare l'inghippo...
"Superficialità". Altro boom. Anzi bingo.
E a quel punto ti ricordi che hai sempre sostenuto che è l'utente che fa la differenza, non la piattaforma. Che se si chiamano social network e non ego network un motivo ci deve pur essere e che in un ambiente (si proprio un ambiente, non uno strumento, non un canale, ma un ambiente) possono coesistere il bene assoluto ed il male assoluto (che poi, per te sono bene e male assoluto ma che per un altro possono rappresentare l'esatto contrario).
Poi se vogliamo, possiamo anche metterci a discutere di ciò che per ognuno di noi significhi "usare bene" o "usare male" una piattaforma e di come eventualmente la "natura" di una piattaforma incida sull'utilizzo che se ne fa. Ma quella è tutta un'altra storia...
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Una di quelle frasi che ti si scolpiscono nella testa. E tu rifletti, pensi, attorcigli il tuo pensiero da maledetto Don Chisciotte delle cose che ami e che difenderesti fino alla morte anche se sono "fatte effettivamente di zeri e uno" (che poi mica ti pagano per farlo, ma va beh...).
Poi il tempo passa, le parole si affievoliscono e tutto procede a duecento all'ora (come in pochi altri settori professionali accade...) fino a che un giorno quasi per inerzia arrivi a leggere un articolo che riapre quel cassetto.
E boom la frase come per magia riappare in tutta la sua forza.
"Retweet without reading" scritto a caratteri cubitali (con tanto di infografica sottostante!) effettivamente non ti può lasciare totalmente indifferente, nonostante tu scorga che l'autore dell'articolo è quel Dan Zarrella che... per carità, massimo rispetto ma... ti fa sorridere ogni volta che leggi quei suoi studi scientificissimi, si, ma parecchio strampalati...
E a quel punto, anche un po' confuso, decidi di appellarti ai compari di cento discussioni, mille conversazioni, diecimila commenti e candidamente chiedi...
Sinceri: quando fate un "retweet", leggete sempre anche gli eventuali link contenuti all'interno del tweet? #obbligoverità
— Paolo Ratto (@jul_x) Novembre 12, 2012E per fortuna che le risposte che ti arrivano ti rincuorano almeno un pochino...
@jul_x Ovvio, mica puoi retwittare qualcosa che non conosci.
— Andrea Boi (@AndreCreativo) Novembre 12, 2012@jul_x una letta si dà sempre al link ;-)
— Luca Rovere (@Luca_Rovere) Novembre 12, 2012@jul_x io a volte retwitto perché mi hanno incuriosito e voglio leggermeli dopo, in pratica li uso anche come bookmark ;)
— Domenico Palladino (@_Zadig) Novembre 12, 2012Anche se c'è chi messo dinnanzi alla ricerca storce il naso, propio come te, capendo che sotto sotto qualcosa di vero ci deve pur essere. E via a cercare di capire dove possa stare l'inghippo...
@geektrending @jul_x Yep, avevo visto già stamattina questa statistica ! Ma non è che è influenzata da profili creati ad hoc per lo scopo?
— SEOJedi (@benedettomotisi) Novembre 12, 2012@jul_x Forse conoscono già il contenuto, perché hanno letto in precedenza.
— Andrea Boi (@AndreCreativo) Novembre 12, 2012@jul_x @zarquonit non è così sorprendente: il retweet è più semplice del click, per pigrizia o superficialità. così si diffondono le catene
— Domenico Palladino (@_Zadig) Novembre 12, 2012"Superficialità". Altro boom. Anzi bingo.
@_zadig quoto! Concordo. Direi che la parola chiave di tutto è "superficialità" che è nata prima di TW ma su TW trova fertilità @zarquonit
— Paolo Ratto (@jul_x) Novembre 12, 2012E a quel punto ti ricordi che hai sempre sostenuto che è l'utente che fa la differenza, non la piattaforma. Che se si chiamano social network e non ego network un motivo ci deve pur essere e che in un ambiente (si proprio un ambiente, non uno strumento, non un canale, ma un ambiente) possono coesistere il bene assoluto ed il male assoluto (che poi, per te sono bene e male assoluto ma che per un altro possono rappresentare l'esatto contrario).
Poi se vogliamo, possiamo anche metterci a discutere di ciò che per ognuno di noi significhi "usare bene" o "usare male" una piattaforma e di come eventualmente la "natura" di una piattaforma incida sull'utilizzo che se ne fa. Ma quella è tutta un'altra storia...
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domenica 11 novembre 2012
Ansie da social log-in
Se anche in questo spazio ci siamo soffermati con ampie discussioni (e tanta ironia) sull'ultima facile tendenza agli esperimenti di log-out dai social network, mi sembra venuto oggi il momento di approfondire una questione che va nel verso opposto, troppo spesso sottovalutata, anche da chi con i social network ci lavora quotidianamente: l'ansia da (social) log-in.
Si, avete capito proprio bene. Perché in mezzo a quella moltitudine indefinita di utenti piuttosto egocentrici che amano opinare sempre e commentare tutto usando ogni possibile strumento o canale (il sottoscritto rientra chiaramente in questa categoria!) a cui il social web ha dato la speranza e forse l'illusione di poter appagare quel bisogno di essere considerati, c'è anche chi probabilmente dei social network ne farebbe anche a meno, non avendo un particolare desiderio di apparire, qualche tendenza all'autoincensamento pubblico, o voglia di essere sempre e comunque tra le pallegine di qualcun altro. Ecco, a queste persone dobbiamo cominciare a pensare.
Questo per dirvi, a mo' di comunicazione tra il serio ed il faceto (con invito esplicito alla riflessione, quella si, sempre seria) che la nostra illustratrice di fiducia, che, tanto per citare alcune delle ultime cose, ha disegnato pezzo per pezzo tutta la miarabolante saga sugli influenZer e le tanto apprezzate "copertine" di Facebook e di Twitter del sottoscritto, non solo ha aperto un nuovo blog con l'intrigante obiettivo di unire artisticamente due paesi da sempre "cane e gatto" in un laboratorio creativo di fumetto, ma ha anche pubblicato la sua prima pagina Facebook (non senza difficoltà come testimonia l'immagine qui sotto!)...
Che ne dite?
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Si, avete capito proprio bene. Perché in mezzo a quella moltitudine indefinita di utenti piuttosto egocentrici che amano opinare sempre e commentare tutto usando ogni possibile strumento o canale (il sottoscritto rientra chiaramente in questa categoria!) a cui il social web ha dato la speranza e forse l'illusione di poter appagare quel bisogno di essere considerati, c'è anche chi probabilmente dei social network ne farebbe anche a meno, non avendo un particolare desiderio di apparire, qualche tendenza all'autoincensamento pubblico, o voglia di essere sempre e comunque tra le pa
Questo per dirvi, a mo' di comunicazione tra il serio ed il faceto (con invito esplicito alla riflessione, quella si, sempre seria) che la nostra illustratrice di fiducia, che, tanto per citare alcune delle ultime cose, ha disegnato pezzo per pezzo tutta la miarabolante saga sugli influenZer e le tanto apprezzate "copertine" di Facebook e di Twitter del sottoscritto, non solo ha aperto un nuovo blog con l'intrigante obiettivo di unire artisticamente due paesi da sempre "cane e gatto" in un laboratorio creativo di fumetto, ma ha anche pubblicato la sua prima pagina Facebook (non senza difficoltà come testimonia l'immagine qui sotto!)...
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venerdì 9 novembre 2012
Avere a che fare con le persone...
Troppo spesso nel nostro settore ci si dimentica di avere a che fare con persone, prima ancora che tecnologie e strategie...
Il lato tecnologico, così come quello strategico, sebbene affascinanti, importanti e spesso condizionanti per la buona riuscita di iniziative di comunicazione, passano in secondo piano quando ci sono di mezzo emozioni, sensazioni e sentimenti. Elementi assolutamente incontrollabili.
Quando te ne accorgi? Quando succedono cose così...
... e anche la più bella strategia di social marketing, che magari richiama concetti positivi quali il cambiamento, l'impegno collettivo, l'unione di intenti finisce così...
[UPDATE: la pagina http://www.spazioalcambiamento.it/manifesto è stata eliminata da Ikea con la seguente motivazione: ""Questo sito ha subito un attacco informatico da parte di hacker. Siamo perciò costretti a oscurare queste pagine per tutelare la privacy di tutte le persone che avevano lasciato la loro idea sul cambiamento. Grazie a tutti i contributi. IKEA Italia". Niente male direi...]
E ti rimane poco da dire o fare...
Se volete dare un'occhiata e farvi un'idea della situazione vi consiglio un'occhiata all'hashtag #spazioalcambiamento su Twitter.
p.s. grazie a Samantha che per prima mi ha segnalato questa vicenda
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Il lato tecnologico, così come quello strategico, sebbene affascinanti, importanti e spesso condizionanti per la buona riuscita di iniziative di comunicazione, passano in secondo piano quando ci sono di mezzo emozioni, sensazioni e sentimenti. Elementi assolutamente incontrollabili.
Quando te ne accorgi? Quando succedono cose così...
... e anche la più bella strategia di social marketing, che magari richiama concetti positivi quali il cambiamento, l'impegno collettivo, l'unione di intenti finisce così...
[UPDATE: la pagina http://www.spazioalcambiamento.it/manifesto è stata eliminata da Ikea con la seguente motivazione: ""Questo sito ha subito un attacco informatico da parte di hacker. Siamo perciò costretti a oscurare queste pagine per tutelare la privacy di tutte le persone che avevano lasciato la loro idea sul cambiamento. Grazie a tutti i contributi. IKEA Italia". Niente male direi...]
E ti rimane poco da dire o fare...
Se volete dare un'occhiata e farvi un'idea della situazione vi consiglio un'occhiata all'hashtag #spazioalcambiamento su Twitter.
p.s. grazie a Samantha che per prima mi ha segnalato questa vicenda
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Vai quindicenne a te la palla
Qualche giorno fa Daniele, uno dei lettori di questo blog, mi ha chiesto (direttamente su Facebook)un parere su una di quelle cose che sono solite mettere in difficoltà un po' tutti noi, e parlo specialmente dei maschietti: sto parlando della fatidica "questione regalo".
In realtà Daniele il regalo per il figlio che aveva appena compiuto quindici anni lo aveva già fatto. E lo aveva fatto più che bene...
Più lo leggo, più mi piace. Voi che dite?
Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/jdhancock/5545810212
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In realtà Daniele il regalo per il figlio che aveva appena compiuto quindici anni lo aveva già fatto. E lo aveva fatto più che bene...
...L’avere tutto comporta che questi ragazzi non desiderano, non bramano, non sognano, proprio nell'età dove si dovrebbe desiderare, bramare e sognare di più; l’avere tutto comporta spesso un impegno al di sotto del dovuto, nel sociale, nella scuola, nello sport; l’avere troppo comporta che ciò che si possiede una volta ottenuto diventa la norma, uno dei tanti.
Quindi diventa obbligatorio per noi genitori inventarsi qualcosa, provare ad interessarli a qualche iniziativa, al sociale, iscriverli ad uno sport; ora tutti i trentenni, quarantenni e cinquantenni si ricorderanno della nostra adolescenza, i problemi dei nostri genitori era tutt’altri, diametralmente opposti ad oggi.
Così che, dal ritorno in un viaggio di lavoro, in quei momenti di guida solitaria che io chiamo “in compagnia di me stesso”, mi è venuta l’idea di regalare a mio figlio un blog, dove farlo esprimere su vari argomenti, nella speranza di farlo appassionare alla lettura, alla scrittura, al web 2.0, a ragionare con la sua testa, a confrontarsi con le idee e i commenti altrui.
Vai quindicenne a te la palla.
da http://www.signornessuno.it/blog/societa/ho-regalato-un-blog-a-mio-figlio-quindicenne/
Più lo leggo, più mi piace. Voi che dite?
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mercoledì 7 novembre 2012
Il succo dei geosocial network
Non credo di essere mai riuscito a spiegare meglio le logiche che stanno alla base dei geosocial network come in questo (vecchio) caso...
fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/jar0d/4935833490
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Il check-in ha, come primo impatto, reso più veloce l’esplicita dichiarazione di posizione geografica nello status update, diventando di fatto l’aggiornamento più rapido possibile per un utente che vuole dichiarare la propria posizione, considerazione spesso fortemente connessa al "che cosa si sta facendo".
È banale ma non troppo: il medesimo utente, intento per esempio a mangiarsi un gelato alla gelateria Pincopallino se prima lo dichiarava tramite un aggiornamento di status testuale del tipo “Sono alla gelateria Pincopallino” da postare su Facebook, su Twitter o su qualsiasi altra delle piattaforme sociali utilizzate, ha attualmente l’alternativa di dichiararlo con un solo click (e relativo check-in) e più o meno automaticamente, a seconda delle impostazioni e delle piattaforme che ha deciso di connettere tra loro, i suoi contatti sapranno che si trova proprio in quella gelateria (e aggiungo che, se si trova in una gelateria, probabilmente non starà raccogliendo ciliegie!).
E fatta questa premessa si apre un mondo, soprattutto in chiave marketing.
da Geosocial Network: ovvero “da mappe e punti a… esperienze e luoghi”
fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/jar0d/4935833490
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lunedì 5 novembre 2012
La vecchietta del supermercato è... l'influencer del ragù
Oggi ho voglia di raccontarvi una storia...
Tutto comincia al supermercato. Banco dei salumi e formaggi.
Il sottoscritto al venditore: "mi grattugia per favore un pezzo di parmigiano?"
Il venditore si mette all'opera e dopo aver grattugiato tutto il pezzo di formaggio da me indicato, candidamente mi fa: "la scorza la vuole?".
Ed io, tranquillo e beato nella mia ignoranza: "no, grazie"
A quel punto eccola spuntare. Lei, la vecchietta del supermercato che interviene a "gamba tesa" e prima che sia troppo tardi esclama: "prendila la scorza! La puoi mettere nel minestrone oppure ancora meglio quando fai un bel sugo, magari un ragù. Da un gusto eccezionale, fidati!"
Molte cose posso non saperle ma se c'è una dote che mi riconosco è proprio quella di ascoltare i consigli di chi ne sa più di me. In questo caso, l'esperienza parla chiaro. E quindi, giusto in tempo, fermo il venditore, mi scuso per i secondi che gli sto facendo perdere e lo invito a mettermi nel pacchettino anche la scorza del parmigiano.
Lo ringrazio e ringrazio la vecchietta promettendole di mettere in pratica alla prima occasione la sua strategia.
Detto, fatto.
La sera dopo mi accingo a fare il ragù, come sempre: sedano, carota, cipolla, olio carne tritata, sale e pepe, vino a sfumare e pomodoro. Anzi non come sempre. Questa volta insieme al pomodoro ci metto anche l'ormai celebre pezzo di crosta di formaggio.
Il risultato è eccellente. La vecchietta del supermercato aveva ragione.
Da quel giorno in poi ogni volta che vado al supermercato e mi faccio grattugiare del formaggio, scatta automatica la richiesta: "mi lasci anche la scorza, grazie!".
Questa storia, per certi versi banale e con poche apparenti tangenze con ciò di cui vi parlo quotidianamente è invece molto significativa per spiegare il vero concetto di influencer.
La vecchietta della storia rappresenta chiaramente l'opinion leader del "settore cucina" poiché nell'immaginario collettivo (e quindi anche nell'immaginario del sottoscritto!) il suo essere visibilmente ed inconfutabilmente "donna di grande esperienza" si associa con i concetti evocativi ed emotivi quali "cucinare bene", "segreti della nonna", "tradizione e cose buone" e così via...
Avrebbe avuto lo stesso impatto sul mio comportamento il consiglio di un ragazzino di 15 anni che mi diceva la stessa cosa? Probabilmente no. Ma la vecchietta e tutti i significati presunti o reali che si "porta dietro" hanno avuto un impatto forte, tanto da modificare le mie azioni.
Ed è interessante notare che non solo ha influenzato il mio comportamento in quel preciso momento, ma lo continua ad influenzare ogni volta che, da quel giorno, preparo il ragù. Si può tranquillamente dire che ha apportato dei cambiamenti significativi alle mie abitudini (in quello specifico segmento del mio vivere che è il "cucinare").
Se poi riflettete sul fatto che il consiglio della vecchietta ha influenzato anche la mia spesa (e l'acquisto è una delle azioni strettamente collegate al comportamento e quindi alle abitudini), capirete anche la sua potenza "commerciale".
Proseguendo su questo binario, ipotizziamo che nella nostra storia si presenti, oltre al sottoscritto e alla simpatica signora, anche un'ipotetica azienda che produce e/o vende scorze di parmigiano.
Tale azienda, una volta compreso l'enorme potere di convincimento della vecchietta, potrebbe tranquillamente ragionare sulla possibilità di pagare proprio quella vecchietta per metterla all'entrata del supermercato con un megafono in mano affinché il suo messaggio possa essere ripetuto a tutti i clienti che entrano per fare acquisti. Magari la vecchietta con intorno al collo un bel foulard griffato proprio con quella marca specifica di croste di parmigiano... (e qui entriamo magicamente anche nel campo dei testimonial!)
Sicuramente sarebbe una scenografica azione di guerrilla marketing (voglio i diritti!), farebbe discutere, incuriosirebbe i passanti, ma probabilmente, a conti fatti, non avrebbe la stessa efficacia della dinamica naturale che vi ho raccontato all'inizio del post.
Tutto questo per giungere ad alcune riflessioni finali:
Se vi interessa l'argomento vi invito a leggere un articolo di Luca Della Dora che parla di cose simili e chiama in causa anche il concetto di serendipità.
Se volete capire come e perché siamo arrivati a così tante distorsioni sul tema vi rimando ad una mia riflessione di qualche tempo fa.
Se volete riflettere sulle possibili alternative per "far passare il concetto di qualità" attraverso la comunicazione online vi invito a dare un'occhiata a questa altra storia.
Se vi credete influencer e state pensando di monetizzare, fatevi raffreddare i bollenti spiriti da questo post di Gianluca Diegoli dedicato (non solo) ai travel blogger.
Se semplicemente volete farvi due risate sugli influenZer e le loro mirabolanti storie, invece passate da QUI!
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Tutto comincia al supermercato. Banco dei salumi e formaggi.
Il sottoscritto al venditore: "mi grattugia per favore un pezzo di parmigiano?"
Il venditore si mette all'opera e dopo aver grattugiato tutto il pezzo di formaggio da me indicato, candidamente mi fa: "la scorza la vuole?".
Ed io, tranquillo e beato nella mia ignoranza: "no, grazie"
A quel punto eccola spuntare. Lei, la vecchietta del supermercato che interviene a "gamba tesa" e prima che sia troppo tardi esclama: "prendila la scorza! La puoi mettere nel minestrone oppure ancora meglio quando fai un bel sugo, magari un ragù. Da un gusto eccezionale, fidati!"
Molte cose posso non saperle ma se c'è una dote che mi riconosco è proprio quella di ascoltare i consigli di chi ne sa più di me. In questo caso, l'esperienza parla chiaro. E quindi, giusto in tempo, fermo il venditore, mi scuso per i secondi che gli sto facendo perdere e lo invito a mettermi nel pacchettino anche la scorza del parmigiano.
Lo ringrazio e ringrazio la vecchietta promettendole di mettere in pratica alla prima occasione la sua strategia.
Detto, fatto.
La sera dopo mi accingo a fare il ragù, come sempre: sedano, carota, cipolla, olio carne tritata, sale e pepe, vino a sfumare e pomodoro. Anzi non come sempre. Questa volta insieme al pomodoro ci metto anche l'ormai celebre pezzo di crosta di formaggio.
Il risultato è eccellente. La vecchietta del supermercato aveva ragione.
Da quel giorno in poi ogni volta che vado al supermercato e mi faccio grattugiare del formaggio, scatta automatica la richiesta: "mi lasci anche la scorza, grazie!".
Questa storia, per certi versi banale e con poche apparenti tangenze con ciò di cui vi parlo quotidianamente è invece molto significativa per spiegare il vero concetto di influencer.
La vecchietta della storia rappresenta chiaramente l'opinion leader del "settore cucina" poiché nell'immaginario collettivo (e quindi anche nell'immaginario del sottoscritto!) il suo essere visibilmente ed inconfutabilmente "donna di grande esperienza" si associa con i concetti evocativi ed emotivi quali "cucinare bene", "segreti della nonna", "tradizione e cose buone" e così via...
Avrebbe avuto lo stesso impatto sul mio comportamento il consiglio di un ragazzino di 15 anni che mi diceva la stessa cosa? Probabilmente no. Ma la vecchietta e tutti i significati presunti o reali che si "porta dietro" hanno avuto un impatto forte, tanto da modificare le mie azioni.
Ed è interessante notare che non solo ha influenzato il mio comportamento in quel preciso momento, ma lo continua ad influenzare ogni volta che, da quel giorno, preparo il ragù. Si può tranquillamente dire che ha apportato dei cambiamenti significativi alle mie abitudini (in quello specifico segmento del mio vivere che è il "cucinare").
Se poi riflettete sul fatto che il consiglio della vecchietta ha influenzato anche la mia spesa (e l'acquisto è una delle azioni strettamente collegate al comportamento e quindi alle abitudini), capirete anche la sua potenza "commerciale".
Proseguendo su questo binario, ipotizziamo che nella nostra storia si presenti, oltre al sottoscritto e alla simpatica signora, anche un'ipotetica azienda che produce e/o vende scorze di parmigiano.
Tale azienda, una volta compreso l'enorme potere di convincimento della vecchietta, potrebbe tranquillamente ragionare sulla possibilità di pagare proprio quella vecchietta per metterla all'entrata del supermercato con un megafono in mano affinché il suo messaggio possa essere ripetuto a tutti i clienti che entrano per fare acquisti. Magari la vecchietta con intorno al collo un bel foulard griffato proprio con quella marca specifica di croste di parmigiano... (e qui entriamo magicamente anche nel campo dei testimonial!)
Sicuramente sarebbe una scenografica azione di guerrilla marketing (voglio i diritti!), farebbe discutere, incuriosirebbe i passanti, ma probabilmente, a conti fatti, non avrebbe la stessa efficacia della dinamica naturale che vi ho raccontato all'inizio del post.
Tutto questo per giungere ad alcune riflessioni finali:
- gli influencer esistono online, come sono sempre esistiti nella vita di tutti i giorni (quando scrivo queste frasi dicotomiche mi viene da ridere...) e sono quelle persone che riescono ad influire veramente sulle abitudini e sui comportamenti di almeno un'altra persona.
- più un influencer è percepito come neutrale e naturale più la sua influenza ha forza. Quando diventa, più o meno palesemente, un testimonial la sua forza si affievolisce fino (in certi casi) ad esaurirsi completamente.
- un influencer è realmente tale se costruisce un legame forte con chi comunica. Può essere anche uno/a sconosciuto/a con cui non si hanno forti legami affettivi (la vecchietta seppur simpaticissima era per me una semplice estranea), ma grazie a ciò che ha fatto (esperienza dimostrabile) o a ciò che rappresenta inequivocabilmente (evocazione nell'immaginario collettivo) costruisce un legame basato sulla fiducia. E quindi forte per antonomasia.
- il rapporto "commerciale" tra un'azienda ed un influencer dello stesso settore è qualcosa di molto complesso e per nulla banale per entrambe le componenti in gioco. L'influencer si gioca la credibilità (la cosa più importante che ha) mentre l'azienda (consapevole, perché quella non consapevole si guarda allo specchio e non "perde tempo" con queste robe!) ha la percezione di "dovere a tutti costi" fare qualcosa per sfruttare a proprio vantaggio la forza di impatto di una potenziale "bocca da fuoco". E trovare l'equilibrio tra metriche quantitative (soldi) e metriche qualitative (credibilità) non è cosa facile. Per entrambe le parti in causa.
- non esistono influencers trasversali. Immaginatevi se la vecchietta del supermercato mi avesse cominciato a parlare di social network o, che so io, di parapendio...
Se vi interessa l'argomento vi invito a leggere un articolo di Luca Della Dora che parla di cose simili e chiama in causa anche il concetto di serendipità.
Se volete capire come e perché siamo arrivati a così tante distorsioni sul tema vi rimando ad una mia riflessione di qualche tempo fa.
Se volete riflettere sulle possibili alternative per "far passare il concetto di qualità" attraverso la comunicazione online vi invito a dare un'occhiata a questa altra storia.
Se vi credete influencer e state pensando di monetizzare, fatevi raffreddare i bollenti spiriti da questo post di Gianluca Diegoli dedicato (non solo) ai travel blogger.
Se semplicemente volete farvi due risate sugli influenZer e le loro mirabolanti storie, invece passate da QUI!
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venerdì 2 novembre 2012
Questo ci seppellisce tutti...
Facebook è in crisi. Facebook è sul viale del tramonto. Gli utenti si stanno disiscrivendo in massa da Facebook.
Sicuri?
via Business Insider
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