mercoledì 31 ottobre 2012

Social Web e comunicazione analogica

Negli ultimi tempi abbiamo discusso parecchio (anche da queste parti) sulle specificità del social web e sulle sue peculiarità sociologiche e antropologiche soprattutto in relazione a concetti complessi quali l'identità, la realtà e la socialità.

Uno degli articoli di ricerca pubblicati nei giorni scorsi dal sottoscritto, in cui si sosteneva il superamento definitivo delle antitesi tra identità digitale e identità "reale" e l'anacronismo del concetto di realtà virtuale ha fatto nascere in altre sedi alcuni pareri contrastanti che meritano sicuramente un approfondimento in quanto forniscono valore aggiunto alla conversazione.

Segnalo questa riflessione di Rosanna Pizzo sulla difficoltà di "applicare" una comunicazione analogica al (social) Web:
Se riflettiamo sul fatto che la comunicazione si declina al 93% attraverso il canale non verbale e cioè nella forma analogica e solo il 7% in quella verbale, ritengo che il “reale” rinviato da una comunicazione web, per quanto reale, sia di ben diversa e altra natura: l'importante è non confondere i due piani di significato.
Non credo che il web consenta una comunicazione analogica, cioè la comunicazione non verbale che va riferita ai movimenti del corpo, alla cinesica, ma anche alle posizioni del corpo rispetto agli altri, all'espressione del viso, alle inflessioni della voce, per meglio dire alla prosodia, e quindi sequenza , ritmo e cadenza delle parole e ogni altra espressione verbale, compresi i segnali di contesto in cui avviene la comunicazione. I segnali di contesto di una comunicazione web, non possono essere assimilati alla scena di incontri in carne e ossa, per intenderci, faccia a faccia, che vanno da quelli più intimi e cioè quelli che si declinano all'interno delle famiglie a quelli di lavoro, a quelli amicali, a quelli più informali.

Tutto vero. Non c'è che dire...

Poi però ti capita sotto gli occhi un'eccellente articolo di Aurora Ghini dal titolo davvero azzeccatissimo "I love my computer because my friends live in it" che ti ricorda invece che forse tutto questo ambaradam è molto più "analogico" di quanto si percepisca...
Capita una cosa bella a qualcuno che conosci, ma che magari conosci solo dentro al computer (o al tablet, o a un telefono) e ti viene da sorridere davvero, che li senti i muscoli del viso che si muovono, e da pensare “oh, bene”, che lo senti che stai bene. Non importa di cosa si tratti: una promozione, un figlio, un nuovo progetto, una torta venuta particolarmente bene, un chilo in meno, o un chilo in più; un chilometro in più o uno in meno, ma con un tempo migliore.
Sono certa che succeda anche per le cose brutte, lo so perché mi è successo, ma non è di cose brutte che voglio parlare in questo periodo della mia vita.
Dietro una mail, una chat, un what’s app, un hashtag che capite solo voi c’è il racconto condiviso di un mondo che continua sempre, in maniera costante, senza mai fermarsi di girare, di andare, di muoversi, di cambiare.

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/stevendepolo/4130147264

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lunedì 29 ottobre 2012

Poteva essere un ebook sul social web...

... oppure una di quelle mini guide che vanno tanto di moda oggigiorno, o quantomeno un pdf scaricabile.

Poteva...

E Invece, il capitolo della mia ricerca, focalizzato a sviscerare in tutto e per tutto il web sociale, ha deciso di restare una sequenza di articoli di un blog. Aperto, gratuito, disponibile per tutti.

Il Web: uno strumento per soddisfare bisogni innati? [2.1]

Social Network, Social Media e Social… Web [2.2]

Web Sociale: strumento o ambiente? [2.3]

La storia e l’evoluzione del Web Sociale [2.4]

Social Web: una nuova definizione di realtà e identità? [2.5]

Il motore del web sociale: le community ed il social object [2.6]

Il social media marketing: numeri, definizioni e approfondimenti teorici [2.7]

Fatene buon uso.

E dopo aver detto tutto quello che c'era da dire sulla geolocalizzazione e sul web sociale, avanti con il capitolo del mobile. A vele spiegate.


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venerdì 26 ottobre 2012

Perché il Facebook Marketing è roba da grandi (brand)

Forse era prevedibile... Probabilmente anche inevitabile... Ma oggi possiamo dire quasi con certezza che il marketing su Facebook è sempre più adatto ai grandi brand.

Quella che qualche tempo fa era una semplice "prima impressione" (quando con il lancio della timeline davo per terminato il periodo del "fai da te") sta diventando un pilastro delle mie convinzioni professionali sull'argomento.

Perché? Proviamo ad arrivarci insieme ragionando su alcune questioni.


Numeri della piattaforma e overload informativo

Da un lato teniamo presente l'aumento del numero di utenti iscritti (oltre 1 miliardo) e quindi dei contenuti prodotti e del numero di relazioni stabilite, il tutto sommato alla costante crescita (quantitativamente parlando) di pagine aziendali (e quindi ulteriori contenuti ed ulteriori interazioni).

Dall'altro non dimentichiamoci del tempo di permanenza all'interno della piattaforma e dello spazio di ricezione delle news ancorati a limiti "fisici" invalicabili.

Risultato? Gli utenti fanno fatica a seguire tutti gli aggiornamenti, e come dimostrano i dati condivisi negli ultimi giorni da Social Bakers i contenuti che vengono pubblicati dai brand vengono captati in percentuali inferiori rispetto al passato. L'algoritmo specifico che decide "quali contenuti far vedere a quali utenti" (si chiama EdgeRank) ha difficoltà oggettive sempre maggiori ed il fatto che Facebook lo stia modificando ultimamente ne dimostra l'evoluzione.


Competitività e pubblicità: il "nodo business"

Il business model di Faceboook è sempre stato orientato quasi esclusivamente all'advertising. Eppure da quando è stata percorsa la via della quotazione in borsa, la necessità di fornire garanzie agli investitori sembra avere spinto la piattaforma ad intensificare ulteriormente la ricerca di inserzionisti. I formati pubblicitari sono in costante evoluzione (ultimo fra tutti il promoted post da profilo personale!) sia per la fruizione da browser sia per quella da mobile.

Questa rincorsa ad "occupare spazio" dinnanzi agli occhi degli utenti (si spera almeno interessati!), e per di più non solo negli spazi tradizionalmente destinati alla pubblicità, ha come conseguenza diretta la diminuzione progressiva del contenuto naturale a discapito di quello in qualche modo sponsorizzato.


Qualità dell'informazione ed engagement

Tornando sull'ultima evoluzione dell'algoritmo di Facebook, egregiamente esplicata da Robin Grant su "We Are Social",  è chiaro che il delicatissimo equilibrio tra contenuti naturali e sponsorizzati debba essere garantito dalla piattaforma favorendo i contenuti che producono più engagement nei confronti degli utenti, e quindi considerati qualitativamente migliori. E sono soprattutto i brand aziendali ad essere coinvolti in questa prospettiva, come Facebook stesso ammette pubblicamente:
Ottimizziamo il news feed continuamente, in modo che mostri i post con cui le persone hanno più probabilità di sviluppare un coinvolgimento, assicurandoci che vedano le storie più interessanti. Questa scelta dipende dalla nostra vision: tutti i contenuti dovrebbero essere così coinvolgenti come i post della nostra famiglia e dei nostri amici.
E' chiaro che la qualità a livello contenutistico deve in qualche modo provenire da un investimento in risorse (umane, temporali e quindi forzatamente materiali) che possano assicurare una gestione oculata di piani editoriali complessi ed il trattamento di risorse multimediali con l'obiettivo di creare uno storytelling tale da fidelizzare l'utente medio. Per non parlare poi degli sviluppi di customer care sempre più in real time e di difficile gestione...


La consapevolezza non basta ci vogliono investimenti!

Dopo tutte queste premesse risultano, a mio parere, abbastanza chiari i motivi dell'affermazione iniziale.

Strategie economicamente efficaci di social media marketing non possono più limitarsi ad una frequentazione sporadica del network, o ad una presenza orizzontale di base.

E' impensabile oggi che un'azienda possa fare business su Facebook senza investire piuttosto corposamente in questo tipo di attività. Il social "fai da te" che fino a "ieri" poteva rappresentare una bella sfida a basso costo, nel caso di piccole realtà con una buona consapevolezza digitale, è "oggi" reso inapplicabile da tutte le dinamiche analizzate.

In poche parole, se prima il risultato dipendeva soprattutto dalla capacità di fuoriuscire dal mucchio delle aziende vecchio stampo, presentandosi con un volto più "umano" ai propri clienti, oggi la conditio sine qua non è rappresentata dall'investimento, dall'organizzazione, dalla programmazione.

E se prima la "bacchetta magica" poteva essere rappresentata dall'ingegnosità nel proporre contenuti che sorprendessero gli utenti generando viralità ed eventualmente fidelizzazione, oggi è necessario oliare tutti i meccanismi con (almeno) una punta di "content advertising" che aiuti ad emergere dalla massa (a livello di reach) e rafforzi le possibilità di engagement e quindi di considerazione dei propri contenuti presenti e futuri da parte dell'algoritmo stesso.

I grandi brand sono pertanto i più adatti "fisiologicamente" a ricoprire un ruolo da protagonisti assoluti all'interno della piattaforma. O almeno "dovrebbero" perché probabilmente hanno di questi tempi la possibilità di sostenere in maniera più agevole il triangolo "investimento - organizzazione - programmazione". Lo stesso Facebook sembra essersi accorto di come sia giunto il momento di favorire questo insediamento incominciando a fornire una serie di funzionalità molto pragmatiche con l'obiettivo di facilitare la gestione di presenze internazionali (le nuove global pages vanno evidentemente in questa direzione).

Alla luce di queste riflessioni, quali prospettive si aprono invece per i brand minori e per le realtà locali?

Credo che i possibili scenari siano i seguenti:
  • Continuare a puntare su Facebook con obiettivi molto ben definiti e profilando al massimo il proprio target di riferimento. In questo senso attività molto ben congegnate su nicchie geografiche o di interesse hanno ancora senso. Molto senso.
  • Cercare alternative alla piattaforma di Zuckerberg e partecipare alla conversazione attraverso social network verticali (Instagram, Foursquare, Pinterest,  per esempio), proponendosi come innovatori e coltivando un pubblico "diverso" da quello mainstream.
Ampliando il discorso, credo che il social media marketing (dentro o fuori da Facebook!) debba essere utilizzato dai "non big" partendo dal presupposto obbligato di selezionare in maniera molto netta e definita il proprio mercato di riferimento ed occuparsi di bisogni e necessità reali e pragmatiche, senza alcuna dispersione ma con estrema professionalità e competenza (anche acquisendo esternamente tali qualità).

Ed ora dopo questo immenso papiro di analisi e riflessione personale lascio a voi la parola...

Che cosa ne pensate?


fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/sierratierra/5819708606



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mercoledì 24 ottobre 2012

(Social) Fact checking: alcune riflessioni

Fact checking significa letteralmente "verifica del fatto". Il fact checking è una pratica insita nella professione del giornalista che ha (o dovrebbe avere...) il dovere deontologico di verificare sempre e comunque la veridicità dei fatti che racconta.

Tutto ciò chiama in causa la "questione delle fonti", problematica che con la definitiva consacrazione del web e il boom della società dell'overload informativo e del real time ha assunto un ruolo piuttosto critico e molto discusso.

Di fact checking ho già parlato anche da queste parti quando ho individuato gli obiettivi che ogni singola categoria professionale (e non) dovrebbe porsi, a suo modo, per abitare con responsabilità con il web sociale (indovinate a chi mi sono rivolto...).

Negli ultimi giorni invece sono tornato ad interessarmi all'argomento nel momento in cui sono venuto a conoscenza dell'iniziativa del Corriere che ha deciso di utilizzare la piattaforma di social fact checking di Ahref per dare la possibilità ai propri lettori di "partecipare al controllo dei fatti" dal basso (qui e qui trovate i commenti illustri di, rispettivamente, De Biase e Mantellini).


Stimolato dalla notizia, ho deciso di approfondire e raccogliere attraverso le mie presenze sui social network una serie di pareri sul progetto e di conseguenza su tutto l'argomento.

Interessante notare che dinnanzi a me si sono, fin da subito, presentati due schieramenti opposti, uno chiaramente a favore dell'apertura del Corriere ed uno molto scettico, contraddistinto dal dubbio e dalla perplessità legata alla professionalità del giornale e dei suoi giornalisti.

Ecco uno spaccato (rigorosamente social!) delle motivazioni palesate da ambo le parti...

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Tirando le somme, le argomentazioni espresse dai vari utenti sono effettivamente tutte pertinenti e probabilmente solo una verifica sul progetto tra qualche mese potrà darci una risposta sull'effettiva bontà e utilità di questo fact checking "dal basso".

Personalmente considero l'apertura del Corriere comunque come positiva anche se non posso fare a meno di notare che la distanza con gli USA è ancora abissale. Speriamo che sia il primo passo per arrivare a qualcosa di simile a questo (che sebbene altrove sia la prassi, mi impressiona incredibilmente).

Che poi, in fin dei conti,  di professionalità e responsabilità si tratta...

E voi che cosa ne pensate?

Update del 25/10: volevate una dimostrazione della situazione italiana riguardo al fact checking? Eccovela, bella fresca. Disastro.


fonte immagine in alto: http://www.flickr.com/photos/benjamingolub/2295281318



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lunedì 22 ottobre 2012

Social Network e Startup: riflessioni dal #TTT07/Ge

E anche questa è andata.

Il settimo appuntamento targato #TTT (il secondo, anche da Genova) ha animato ieri sera il panorama nazionale. Ben 7 le città collegate che hanno provato a fare il miracolo di alternare "momenti locali" a "momenti nazionali" in streaming condiviso, non trascurando naturalmente chi da casa seguiva su Twitter.

Impresa tecnicamente durissima ed infatti i problemi non sono mancati. Tutta esperienza. L'averci provato rende comunque onore a tutti quanti.

Tornando a Genova, gli spunti sono stati tanti e la serata enormemente frizzante grazie ad un'interessantissima miscela tra i partecipanti: una trentina tra giovani e meno giovani, startuppari e markettari, novizi ed esperti. Saggezza di una "folla eterogenea" (a proposito di crowdsourcing!).

Si è discusso (soprattutto) di social network e startup, come prevedeva il canovaccio nazionale, anche se non sono mancati momenti in cui ci si è confrontati sul lassismo locale in materia di impresa e tecnologia  e sulle problematiche locali (interessante in questo senso la partecipazione all'evento anche di Confindustria con Piera Ponta e l'esperienza di Paolo Marenco vero e proprio pioniere digitale).

Con l'aiuto di Alberto D'Ottavi (Blomming), Filippo Ronco (Vinix), Emanuela Genovesi (potevamo non parlare della nostra ultima creatura ZenFeed?!?) ed una sala particolarmente ispirata (su tutti un grande Paolo Salvi), ho cercato di fare in modo di sviscerare il corretto utilizzo dei social network per una startup.


Sono venuti fuori diversi spunti che ho cercato di sintetizzare per offrire a tutti il nostro contributo pragmatico sull'argomento:
  • i social media per una startup possono essere uno strumento importantissimo di test, di feedback, di customer validation prima ancora che di promozione. In questo senso, la possibilità di ridurre i rischi di impresa avendo dati continuamente aggiornati a disposizione sul mercato di riferimento, sul reale valore della value proposition e sull'impatto diretto dell'idea sul target di riferimento è tutto... "oro che cola".
  • i social media possono costituire un ottimo ambiente dove costruire relazioni professionali per centri di interesse comuni, con l'idea di superare alcune criticità inevitabili anche nei migliori progetti, e limare gli spigoli della startup. 
  • Estremizzando tale concetto si può persino arrivare a sostenere che i social media siano un fecondo terreno in cui possano non solo svilupparsi ma anche costruirsi le startup. Da questo punto di vista è interessante notare come l'intero panorama dei social media costituisca bacini, di volta in volta, verticali su cui ritrovare informazioni preziose, consigli di "chi ci è già passato" oltre a costituire un fecondo serbatoio di professionisti molto specializzati. 
  • Il "percorso" che porta dai social media alla startup può essere riassunto schematicamente così:

    connessioni --> relazioni --> scambi --> idee --> opportunità --> business

  • Gli strumenti sono secondari ai contenuti. Pertanto ancora prima di domandarsi attraverso quali piattaforme social convogliare i contenuti e angustiarsi circa l'efficacia di Facebook piuttosto che Twitter o Google + per promuovere la propria startup, è fondamentale sviscerare i (propri) contenuti e capirne la possibile collocazione in termini di obiettivi e target.
  • Un blog può arrivare ad essere l'anticamera di una startup. Questa affermazione che "buttata li" può sembrare una pura provocazione in realtà ha dei fondamenti ben precisi. La potenza di progetti (anche) editoriali dal basso è data ormai per scontata. Perché non pensare di generare visibilità ad un team, ad un bisogno, ad un mercato prima ancora di creare la startup. Un interesse "editoriale" può essere il primo passo per ottenere quei (pre)feedback necessari ad "accendere la luce", a chiarirsi le idee, a concepire (per esempio) un modello di business sostenibile, a trovare una soluzione che soddisfi gli equilibri del "tutti contenti".
Anche fuoriuscendo dal recinto "startup & social network" gli spunti sono stati tanti. E' emerso che la situazione italiana non sia poi così male, dal momento che negli ultimi anni sono stati fatti molteplici passi avanti prima "dal basso" e ultimamente anche "dall'alto" (non voglio entrare nel merito della querelle sull'ultimo decreto Passera perché non ne ho le competenze).

Uno dei messaggi con il quale ci siamo lasciati, è stato lanciato da Emanuele Guglielmino, giovane genovese, team leader all'IIT ed inventore di una rivoluzionaria microturbina  che si è soffermato sulla "visionarietà" che devono avere le startup di oggi. Una "visionarietà" che può essere resa possibile dalla continua evoluzione della tecnologia e che si può riassumere nel motto:

"pensa in grande perché quello che oggi tecnologicamente non si può fare, tra due anni non solo sarà possibile ma probabilmente anche fattibile"

Se l'epoca del successo partendo dal garage, in stile Google, oppure da una nottata insonne all'università, in stile Facebook, fa parte del passato, la nascita di nuove possibilità di connessione, relazione, scambio e business, figlie anche dei social media, può costituire una tappa importante anche per vedere la luce in fondo a questo tunnel di torpore economico generale.

Facile a dirsi, difficile a farsi? Certo. Eppure vale la pena tentare.


a questo link trovate una bella sintesi, tutta tweet ed immagini, di tutto l'evento #TTT07 

i credits ma soprattutto i meriti della splendida torta ritratta nell'immagine in alto vanno a Nadia Riotto che l'ha fatta con le sue mani e a Fabio Burlando che ci ha dato una mano con l'organizzazione (oltre a portarci la torta!). Spettacolo. 


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mercoledì 17 ottobre 2012

#TTT07: (anche) a Genova per discutere il connubio tra startup e social network

Come nelle migliori storie, anche la "nostra" ha un seguito...

Sto parlando di Genova e del #TTT (Twitter Tips & Tricks), il rivoluzionario format partorito dalle sapienti meningi di Miriam Torrente in quel di Lecce e già esportato in altre 6 città italiane, giunto alla sua settima edizione, la seconda (anche) genovese.

Dopo il bel successo del TTT06, dedicato al rapporto tra la musica ed i social network e distintosi per la possibilità offerta ai cantanti di ogni città di parlare in diretta (inter)nazionale alla celebre trasmissione web radio "Twittami di notte", per l'edizione numero 7 si è pensato di andare oltre collegando tra loro le città in diretta streaming e rendendo il format davvero unico in una continua "commistione ordinata" tra offline e online con ingredienti di multimedialità e real time non indifferenti anche per il pubblico da casa.

Sabato 20 ottobre, dalle ore 18 in poi a Milano, Roma, Bologna, Torino, Lecce, Messina e Genova si parlerà del connubio tra startup e social network. Due dei fenomeni più discussi del momento verranno messi a confronto cercando di capire se e come il loro incontro possa generare dinamiche di successo.

In ogni città saranno presenti ospiti d'eccezione e giovani startuppari pronti a creare un bel mix all'insegna del networking locale e nazionale.

A Genova avremo come ospiti Alberto D'Ottavi che ci porterà la sua esperienza da co-fondatore di Blomming (di cui ho già parlato anche da queste parti) oltre che da grande conoscitore delle dinamiche del Web e Filippo Ronco che se pensi a "vino e web" non puoi fare a meno di pensare a lui (tra le altre cose fondatore di Vinix). Poi io ed Emanuela (se bazzicate questo spazio, conoscete anche lei!) avremmo la possibilità di raccontare al mondo intero la storia di ZenFeed, la nostra prima freschissima esperienza nel mondo delle startup.

Quindi, appuntamento per tutti sabato 20/10 alle ore 18 presso il Grand Hotel Savoia di Genova (a due passi da Principe). Per partecipare è necessario iscriversi all'evento attraverso QUESTA PAGINA. L'evento ha un costo di 14€ comprensivo di aperitivo e buffet.

Per sapere dove si tiene il TTT07 nelle altre città vi consiglio di dare un'occhiata al sito ufficiale della manifestazione e di seguire sempre e comunque l'hashtag #TTT07 su Twitter.

Allora, che ne dite... Ci vediamo sabato?


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martedì 16 ottobre 2012

Fuori dalla porta dentro dalla finestra

Pensavamo che quindici anni di "controcultura da popolo del Web" avessero potuto offuscarla.

Eravamo convinti che la magica formula "fine del broadcasting + diffusione dei social network" potesse definitivamente metterla in crisi.

Ritenevamo che la consacrazione globale di YouTube potesse sancire addirittura la sua morte.

Ad un certo punto eravamo giunti anche a credere che bastasse spegnerla per liberarsene definitivamente.

Ed invece...

A proposito di uno dei modi principali di utilizzo di Twitter da parte degli Italiani, sottolineato qualche giorno fa da Vincos...
per commentare la visione di una trasmissione televisiva (il cosiddetto uso come “secondo schermo”). Da aprile a inizio giugno soprattutto Amici, Mistero, Piazza Pulita e Servizio Pubblico. Durante l’estate gli europei di calcio e le Olimpiadi. Interessante notare che l’hashtag #skyolimpiadi promosso da Sky per il commento degli avvenimenti sportivi è stato più usato di Londra2012.

A proposito di numeri sull'utilizzo simultaneo di televisione e social network in Italia, come emerge da alcuni dati pubblicati da Davide Pozzi...
(...) emerge, per l’Italia, un quadro così composto:
• il 69% dei consumatori, utilizza i social network durante la visione delle trasmissioni televisive (18% in più rispetto allo scorso anno)
• il 30% dei consumatori utilizza i social network per discutere in real time quello che viene trasmesso in televisione

A proposito dell'investimento pubblicitario televisivo per la campagna di Obama, di cui ci parla Paolo Iabichino...
Ma come? Dopo aver salutato l'elezione di Barack Obama come la consacrazione di Internet e la fine della pubblicità televisiva, veniamo a sapere che da quelle parti l'investimento pubblicitario balza da 2 a 3 miliardi per la messa in onda di spot elettorali?
Ma non si era detto che il buon Presidente americano aveva vinto grazie ai social network, che il moto popolare aveva sconfitto definitivamente la grammatica della rèclame?

D'altronde, come ho già scritto anche da queste parti (proprio in occasione delle ultime Olimpiadi)...
Devo dire che se fino a qualche tempo fa ero abbastanza convinto della forzatura "Facebook è il figlio della televisione, Twitter è il figlio della stampa", ora comincio a credere che "figlio o non figlio", Twitter sia lo strumento che meglio si può associare al principe dei mass media. E mi stupisce ogni volta di più l'atteggiamento sempre più massificato degli utenti di predisposizione passiva alla tv ed attiva ai social network, il tutto in contemporanea. In questo senso credo sia davvero interessante continuare a monitorare con attenzione le evoluzioni (anche commerciali) di questo nuovo fenomeno di massa.

Poi, se vogliamo, possiamo discutere di una evidente evoluzione del medium televisivo, di ibridazione tra tv e web (se dico Redbull Stratos...), di secondi (e terzi!) schermi, di interattività (bella in questo senso l'iniziativa dello spot televisivo di Mercedes deciso dai followers su Twitter), di social tv, di ipermedialità e... chi più ne ha più ne metta.

Sta di fatto che il centro di questo universo culturale resta sempre e comunque quel "rettangolo" (ieri scatola, oggi quadro, domani chissà!) trasmettitore di suoni ed immagini che abbiamo dato troppo presto per spacciato.

Fuori dalla porta, dentro dalla finestra. Ma sempre presente, accesa e determinante.


Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/abbot45/81766440


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venerdì 12 ottobre 2012

(Social) Definizioni Semplificate

Social Network, Social Media e... Social Web.

(...)secondo Wikipedia “Una rete sociale … consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari”, mentre “Social media è un termine generico che indica tecnologie e pratiche online che gli utenti adottano per condividere contenuti testuali, immagini, video e audio”.

(...)Possiamo dunque fare una prima distinzione sintetica: un “social network” è una rete di persone, mentre un “social media” è uno strumento online. Potremmo definire il “social networking” come l’attività di mantenere i contatti all’interno di un social network, e un “social network service” come uno strumento che consente di fare social networking on-line.

Roberto Cobianchi  

I social network sono uno degli aspetti fondanti di una “rivoluzione” più ampia che va sotto il nome di social media. Con questo termine si intende un insieme di tecniche e pratiche di creazione e condivisione dei contenuti online. È un ribaltamento dei poteri: i lettori che diventano anche autori, i fruitori dei contenuti ne sono (o possono essere) anche produttori; i cervi hanno i fucili, insomma.

Marco Massarotto da Social Network: costruire e comunicare in rete” 

(...) una parte di Internet che cresce in fretta e sta facendo parlare molto di sé. Nasce con i blog, i wiki, il podcasting e i social network: un numero esplosivo di persone sta utilizzando gli strumenti più maturi di Internet per esprimere punti di vista e per condividere competenze, dando vita a nuove forme di opinione pubblica e a sistemi innovativi di mediazione tra le diverse visioni del mondo. 
Sergio Maistrello da La parte abitata della Rete

Che ne dite? Accendiamo?


Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/drbeachvacation/3008199372

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lunedì 8 ottobre 2012

Nel Social Web non ci sono esperti ma solo studenti avanzati!

Qualche giorno fa ho letto un articolo del sempre eccellente Juan Boronat, En Social Media no hay expertos, hay estudiantes avanzados che ho deciso di salvare tra i preferiti per avere il tempo di valutare e rifletterci su con calma.

Davvero interessanti alcuni punti della disquisizione ragionata del buon Juan, che conia l'espressione "studenti avanzati" per definire i veri esperti del Social Web.

Traduco liberamente alcuni passi dell'articolo che reputo davvero ben scritti (se conoscete il castellano vi invito a leggerlo nella sua versione originale).

Chi lavora nel settore della comunicazione (così come in molti altri ambiti) si confronta quotidianamente con l'imperante necessità di essere in continuo stato di apprendimento. Viviamo immersi in un ambiente in costante evoluzione che ci obbliga a "smettere di sapere" per poter imparare. Un ambiente che converte la nostra professione in una "validazione" permanente.

Ogni mattina ci svegliamo con una (quando va bene!) notizia che annuncia cambiamenti nel settore: nuovi strumenti, tecnologie emergenti, ridefinizioni strategiche, variazioni sulle tendenze di consumo. Una mescola di novità che ha come conseguenza diretta il fatto che ciò che ieri era una certezza assoluta, oggi abbia cessato drasticamente di esserlo.

Ed in questo panorama, uno finisce per interrogarsi se la sovrabbondanza di tanti "esperti" (o "guru" nel peggiore dei casi) sia una dimostrazione di profonda maturità o, al contrario, di un fallimento generalizzato.

(...) Quello che è certo è che nel mercato sia presente una enorme domanda di esperti. Una circostanza particolare che ha aperto una ampia nicchia di mercato e che sta dando benefici economici a molti soggetti. Il fatto che in molti guadagnino vendendo la propria "esperienza" non significa che siano per forza "esperti", ma, in molti casi, quello si, semplici "venditori".

E' evidente che, davanti a questa situazione, sia meglio cercare (non aspettare e sperare che arrivino) quelli che sanno veramente di ciò che parlano... Perché essercene, ce n'è. Quello è poco ma sicuro.

Persone che dimostrino con i fatti (e non con le parole) la propria vocazione, la voglia di migliorarsi, studiando e condividendo le conoscenze senza altro affanno che non sia quello di aiutare le persone ad accedere al medium, e di conseguenza migliorarlo.

(...) E' probabilmente giunto il momento di fissarsi molto chiaramente nella testa che sebbene l'attuale modello di comunicazione cominci a diffondersi, stiamo ancora "dipingendo scarabocchi sulle pareti di una caverna, attendendo che qualcuno ci aiuti a scoprire il fuoco e la ruota". Stiamo vivendo la preistoria di un nuovo modello di comunicazione e pertanto risulta piuttosto paradossale che qualcuno riesca a venderci già un manuale di istruzioni.

Credo che parlare di "esperti" non sia molto più di una entelechia avvallata da migliaia di followers e commercialmente sfruttabile (questo si!) e che la vera essenza della conoscenza stia nel rendersi conto della loro NON esistenza.

E non si può certo negare che la Rete sia una piattaforma invasa da persone interessate e interessanti, con molto da dire e da apportare alla comunità. Una piattaforma per tutti i tipi di pubblico, dove le risposte a tutte le domande fioriscono in maniera naturale (senza conservanti né edulcoranti), emanate da quelli che, senza essere guru, si preoccupano di rimanere costantemente informati e di permettere agli altri di esserlo.

Sono quelli/e che ci mostreranno realmente il cammino, senza necessità di etichette, né di titoli, né tanto meno di rendergli/le omaggio pubblico.

E sono loro quelli che dimostrano ogni giorno che nel Social Web non ci sono esperti ma solo milioni di "studenti avanzati", che sono i veri maestri della miglior università possibile.

E se avete dei dubbi che non sia così, correte nella Rete e domandate... Perché sono proprio loro quelli che vi risponderanno.


Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/bopuc/449640569


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venerdì 5 ottobre 2012

Il magico weekend di ZenFeed

Ci sono esperienze nella vita in cui tutto quello che succede è connotato da una dose talmente elevata di imprevisto da farti riflettere sull'impossibilità della sua totale casualità.

Ci sono momenti in cui pezzi di un misterioso puzzle si assemblano perfettamente tra di loro, senza un motivo preciso, fino ad andare a definire qualche cosa di magico che fino alla sua composizione non solo non avevi previsto, ma non avevi neppure immaginato.

Ecco, lo scorso weekend per me è stato uno di questi momenti e l'esperienza vissuta insieme a tutto il team di ZenFeed è stata qualcosa di speciale.

Ma andiamo con ordine...

Giovedì scorso ho intrapreso un breve viaggio che mi ha portato prima a Roma e poi a Bari: se nella capitale ho avuto la possibilità rinsaldare ulteriormente alcuni rapporti personali (prima di tutto!) e professionali (baci e abbracci a Brunella, Francesco, Alessandro, Giorgia e Davide), a Bari mi sono trovato, in maniera totalmente inaspettata, a vivere da protagonista con Emanuela, la mia "compare" di sempre, e a quattro stupendi ragazzi pugliesi lo Startup Weekend di Bari.

Per chi non conoscesse questo genere di iniziative molto in voga in questo momento (per esempio il sottoscritto fino a giovedì scorso!), si tratta di possibilità che vengono date a giovani imprenditori che si dimostrano particolarmente brillanti di sviluppare le proprie idee, trasformandole da concettuali a reali.

Nello specifico poi il format dello Startup Weekend prevede un lavoro intensivo di un intero fine settimana dedicato all'esposizione delle idee, alla creazione di team di sviluppo, e alla maturazione del progetto (aiutati da networking, coaching e mentoring da parte di professionisti del settore) fino al giudizio finale di una giuria di esperti che decreta la possibilità per le startup più meritevoli di essere aiutate nei mesi successivi nel processo di completamento del percorso di sviluppo, oltre che per tutta quella serie di problematiche di natura "burocratica" che un progetto del genere si trova ad affrontare.

Probabilmente, vi starete chiedendo, che cosa ci facesse il sottoscritto ad un evento del genere visto che non vi ho mai parlato di startup ne ho mai palesato particolare attenzione verso tale fenomeno.

Ebbene, vi dico la verità: ci sono finito un po' per caso ed un po' per quella insaziabile curiosità che mi contraddistingue da sempre. Dal momento poi che partecipare a questo genere di iniziativa aveva la conseguenza molto pragmatica di dover lavorare per tutto il weekend, ho deciso di farlo al meglio e quindi mi sono applicato al 100%.

Non avendo un progetto personale da proporre, in fase di esposizione delle idee e di scelta del team sono stato molto attento, cercando di cogliere anche la qualità professionale delle risorse che avevo davanti. Grazie ad un po' di istinto, a molto spirito di osservazione e ad un pizzico di fortuna ho individuato le persone ed i progetti che mi apparivano più interessanti riuscendo incredibilmente ad assemblare due di questi  nel team di ZenFeed, aggregatore di Feed RSS dall'animo social semantico.


Un'idea nata nella mente del bravissimo Giuseppe Silvano e plasmata poi effettivamente dall'incontro con tutti i membri del team: lo smanettatore di social API Antonio Matarrese, il semanticissimo Pierpaolo Basile, il supervisore tecnico tattico Luigi Piazzolla, la business girl Emanuela Genovesi ed il sottoscritto (che lascio definire a voi!).


Oltre allo spessore (non solo tecnico!) delle risorse coinvolte ciò che mi ha subito interessato della piattaforma sono le potenzialità delle funzionalità di social semantic curation del flusso informativo, che in un'epoca come quella attuale dominata da rapidità e overload informativo possono fare davvero la differenza (si, lo ammetto, io sono il primo beta tester della nostra piattaforma!)

Nel corso delle successive quaranta ore siamo andati avanti con lo sviluppo del progetto nelle sue due principali anime, quella tecnica (complimenti ai developers, davvero eccezionali!) e quella "commerciale" (analisi del mercato e della concorrenza, business model, comunicazione e marketing) trovando il bandolo della matassa anche aiutati dal costante supporto di chi ne sapeva più di noi (saper ascoltare e capire i suggerimenti e le imbeccate dei mentor è stata la mossa vincente!) e sospinti anche da chi, contattato attraverso i social network, dimostrava una forte simpatia per l'idea.


E così siamo arrivati al verdetto, la domenica sera, con in mano anche una demo del servizio (mica poco in un weekend!) e la consapevolezza di aver dato tutto per fare un buon lavoro. La giuria evidentemente deve aver pensato la stessa cosa ed ha premiato ZenFeed classificandolo al primo posto (ricchi di spunti comunque tutti i progetti giunti alla finale a 6) e offrendoci la possibilità di andare avanti con la sua progettazione.

A questo punto inevitabilmente la strada si complica, le decisioni cominciano a pesare e subentrano mille variabili che possono decretare il successo o meno del progetto. Noi ci crediamo ed andiamo avanti per la nostra strada convinti di avere creato un incastro perfetto di competenze e qualità. Poi si vedrà...

E comunque vada questo magico weekend non ce lo potrà togliere nessuno.

Facciamoci i complimenti!


p.s. per seguire l'evoluzione della nostra startup esiste una pagina Facebook dedicata. Se volete ci trovate li!


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mercoledì 3 ottobre 2012

La battaglia di Davide contro Golia [guest post]

E' tempo di graditi ritorni su questo blog. I ragazzi di Volta Marketing, che ho avuto il piacere di conoscere pochi giorni fa nella mia ultima scorribanda romana, hanno deciso di riapparire anche da queste parti per parlarci delle oggettive difficoltà che si trovano ad affrontare piccole Web Agency e Freelancer che decidono di posizionarsi sul segmento delle PMI oggi in Italia. Una sfida impossibile?

In questi giorni siamo stati contattati da un nuovo cliente che si è rivolto a noi, perché non era soddisfatto del proprio sito: un sito fatto da Pagine Gialle, pagato 1000 euro e per nulla adatto alle esigenze dell’attività in questione.

A quel punto la curiosità di capire quanti avessero fatto lo stesso errore era forte e abbiamo deciso di farci un giro sul sito di Pagine Gialle per valutare il lavoro svolto su altri clienti (vi invitiamo a fare lo stesso per seguirci nel nostro ragionamento!)

Il risultato? Un disastro!

Abbiamo quindi deciso di condividere con voi colleghi del settore alcune considerazioni che trovano spunto nella lettura di un recente articolo di Riccardo Scandellari, di cui vi cito un passaggio importante:
Le piccole imprese si vergognano della loro presenza on-line. Un proprietario su dieci ha dichiarato che il sito web dell’azienda è obsoleto e inefficace utilizzando parole come “povero” o “vergognoso“. Ma pure riconoscendo che il web è un’utile vetrina per il proprio business ha deciso di non fare nulla per cambiare la situazione

Questo è il quadro di una situazione pessima, nel quale tutti noi ci troviamo ad operare.

Le società di consulenza e i liberi professionisti preparati in materia di Internet possono e devono istruire l’imprenditore italiano medio riguardo le potenzialità del web, e spesso lo fanno con professionalità e competenza. Un lavoro che risulta assai più difficile di quanto si creda.

Infatti se si esamina l’Italia da questo punto di vista, appare improvvisamente chiaro quanto essa sia ancora una nazione fondata su un’economia (passatemi il termine con tutte le attenuanti del caso) “di base” che trova origine negli effetti positivi che i boom economici dei decenni passati, avevano creato. Per capirci, si sta parlando del classico imprenditore italiano medio che recita orgogliosamente: “mi sono fatto da solo e vado avanti cosi”.

Ma adesso, come ben sappiamo, l’economia si è evoluta e per rimanere sugli scudi c’è bisogno di un salto di qualità generale, e per fare ciò bisogna comprendere e sfruttare il Web (una vera e propria economia parallela). Esempio di successo è quello ottenuto dalla Regione Lazio con il caso del Mercato Trionfale.

Un cambiamento che risulta lungo e tortuoso, causato dal classico approccio italiano caratterizzato dal reagire solo se si è costretti (non a caso il nostro slogan incita a cambiare prima di essere costretti a farlo).

Un cambiamento che diventa impossibile se ad ostacolarlo si inserisce una società come Pagine Gialle.

Una società che sfrutta a proprio vantaggio il lavoro fatto da consulenti e formatori, aggredendone i loro potenziali clienti, consci solamente della necessità di avere un sito. Realizzano siti (onesta opinione personale) dai domini improbabili, che somigliano a tutto tranne che ad un sito. Il tutto per 1000 euro, con la sicurezza di agire indisturbata rispetto alla categoria di clienti che non ha la competenza per poter discutere la qualità del prodotto ricevuto e che, anzi, è convinta di “Essere apposto cosi” o che “Un sito ce l’hanno già”.

In questo modo il libero professionista, viene visto come un consulente “senza nome” che chiede molto di più di un “nome conosciuto” che costa meno, con il risultato inevitabile di svilire la formazione, la competenza, la preparazione e la specializzazione del nostro lavoro.

Ora, dopo questo lungo sfogo che speriamo sia da tutti voi “colleghi” condiviso, la domanda resta ancora senza risposta. “Riuscirà Davide a sconfiggere Golia?”

L’epilogo della leggenda ci dà per vincitori, ma nella realtà?


Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/tearsandrain/




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