venerdì 27 aprile 2012

Ricordati che Facebook non è un motore di ricerca (per ora)!

Uno dei motivi essenziali per cui le strategie di base su Facebook tendono spesso a naufragare è, a mio parere, legato allo scarso funzionamento del motore di ricerca interno, criticità a cui si tende a dare poco peso.

Riflettiamo un attimo su una questione molto pragmatica:

In che modo un potenziale fan arriva
sulla vostra pagina facebook?

Se escludiamo l'advertising, attraverso cui potete decidere di far atterrare (a pagamento!) il vostro fan potenziale (anche) in una specifica tab/app diversa dalla pagina principale, restano principalmente altre due possibilità:
  1. un contenuto postato sulla vostra pagina e condiviso (like e/o share) da un amico del vostro fan potenziale, lo porta a curiosare su chi quel contenuto lo ha effettivamente pubblicato (in questo caso l'utente, dopo aver cliccato sul vostro nome arriverebbe sulla vostra pagina principale);
     
  2. un utente ha letto nel vostro negozio, bar, ristorante, ecc. che "siete anche su Facebook" e dal momento che apprezza i vostri servizi/prodotti decide di seguirvi e si mette a cercarvi, una volta collegatosi a Facebook (spesso in mobilità!).
Perfetto. Concentriamoci su questo secondo caso...

Se non fornite al vostro potenziale fan un indirizzo preciso dove vi potrà trovare su Facebook (es http://facebook.com/lamiapagina), questi avrà l'unica possibilità di cercarvi proprio nella famigerata barra di ricerca interna di Facebook.

E dal momento che Facebook (per ora) non è un motore di ricerca, questa funzionalità non è che sia proprio infallibile. Come discusso stamani su Facebook con Danilo Pontone d'altronde...
Devo infatti confermare che il motore di ricerca Facebook non è perfetto, soprattutto quando si devono cercare pagine con "nomi" e "sostantivi" molto blasonati. E' il caso degli Hotel così come dei ristoranti. C'è da dire però che a fare la differenza è la popolarità della pagina, il numero di Like, il nome utente della pagina etc. Quando mancano questi elementi allora la tua pagina diventa un ago in un pagliaio. (via Danilo Pontone).
Mentre su Google siamo soliti "cercarci" e cercare il nostro brand, su Facebook non facciamo la stessa cosa ed il risultato può essere molto negativo.

Che fare quindi per ovviare a questo problema?
  • Prima di tutto scegliere nome pagina e indirizzo facebook univoci e comunicarli sempre entrambi quando si segnala l'esistenza di una pagina Facebook;
  • Servirsi eventualmente di QRcode, strumento non molto utilizzato ma uno dei pochi possibili strumenti per rendere "cliccabile" un'oggetto;
  • Come suggerito dallo stesso Danilo Pontone nella nostra discussione...
    Risolvere il problema alla base: ragionare per strategie integrate, partendo con l'avere un buon sito istituzionale che magari ti indirizza, tramite plugin FB, sulla pagina del social network.

Poi, probabilmente, verrà un momento (forse anche presto) in cui anche Facebook si doterà finalmente di uno strumento di ricerca davvero funzionale da associare al suo Open Graph e allora questi discorsi probabilmente cadranno nel vuoto.

Per il momento comunque meglio evitare di perdere occasioni...




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giovedì 26 aprile 2012

Poter darvi un volto e una voce...

Come anticipato oggi su Facebook, le prossime settimane trasformeranno il sottoscritto in una sorta di trottola in giro per l'Italia per workshop, conferenze e seminari.

Dal momento che molti di voi li conosco (purtroppo) solo attraverso il social web, mi piacerebbe poter "darvi un volto ed una voce". Pertanto ho deciso di pubblicare i miei spostamenti, così se magari avete voglia di incorciare il mio cammino, sapete pressapoco dove mi trovo:
  • il 5 e il 6 maggio sono a Gardone Riviera (BS), per conoscere il team di Jobberone, giovane social network tutto italiano per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro;
  •  il 14 maggio sono a Fiera Milano City, durante il Chibimart, per una giornata di formazione gratuita organizzata da Data For Business, che prevede due workshop in cui parlerò di "Twitter per aziende" e "Criticità del Social Media Marketing". Qui per info e iscrizioni.
  •  il 14 giugno invece mi potete venire trovare a Verona, dove si svolgerà la terza tappa dell' "Innovative Marketing Tour", una giornata di full immersion nel mondo del marketing digitale.
Se mi avvisate con un minimo di anticipo possiamo vederci, conoscerci e scambiare quattro chiacchere. Credo che il social web sia "bello" soprattutto nel momento in cui ad alcune relazioni e contatti consolidati a botte di discussioni e di valore aggiunto reciproco, si possa anche associare un viso ed un tono di voce.

PS: negli altri giorni mi trovate quasi sempre a Genova...





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martedì 24 aprile 2012

Quattro chiacchere... su Pinterest

Il team di Pinterestitaly, primo blog italiano dedicato a Pinterest, mi ha fatto una serie di domande sul social network del momento.

In particolare mi hanno invitato ad esprimermi su business model, vantaggi per le PMI, consigli per un utilizzo efficace e case histories di successo.

Se vi interessa, ecco il link all'intervista.




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lunedì 23 aprile 2012

Il fallimento di una "strategia Facebook" di base...

Sei fuori per lavoro e, giunta l'ora della pausa pranzo, ti ritrovi a mangiare in una pizzeria, soprattutto perchè sembra l'unico posto dove potrai mangiare qualcosa nei paraggi e non hai nè il tempo, nè la voglia di metterti a cercare. Una pizza andrà benissimo.

Mangi un'ottima pizza, davvero squisita, grande, con ingredienti freschi ed un prezzo competitivissimo.

"Lo devo far sapere a tutti", pensi fra te e te.  Ma che fortuna! In pizzeria c'è il wireless libero e segnalato con ampi cartelloni.

A dire il vero, c'è anche un altro cartello che ti invita a seguire la pagina facebook del locale. Qualcosa del genere...


Pensi... "che bravi questi"! Finalmente una piccola realtà che ha capito come usare Facebook.

Una telefonata spezza i tuoi pensieri. Una volta finita la conversazione, guardi l'orologio: è tardi e devi tornare al lavoro.

Dopo qualche ora, nel pomeriggio, durante una tranquilla "pausa caffè", torni a riflettere sulla ottima pizza che ti sei mangiato (sei proprio un goloso!)...

"Questi si meritano almento un like". E a quel punto ti metti a cercare la pizzeria su Facebook (dal motore di ricerca interno al social network):

"I love pizza", "ilovepizza", "Iamopizza", "Icuorepizza", "I-love-pizza", "I_love_pizza".

Niente di niente. La pagina Facebook non si trova.

Provi tutte le possibili combinazioni, anche digitando direttamente l'indirizzo sulla barra, ma continui a non trovare ciò che stai cercando.

Spazientito e con un pizzico di frustrazione lasci perdere. Peccato. Una bella recensione questa pizzeria se la meritava.

La storia potrebbe tranquillamente finire così...

Ipotizziamo però che tu sia un utente un pò più pignolo: la sera, quando ritorni a casa, ti metti a fare una ricerca più completa e riesci finalmente ad arrivare alla pagina della pizzeria. Scopri che la pagina non è male: ci sono foto e commenti, pubblicati anche con una certa continuità. Tuttavia c'è qualcosa che non ti convince: il locale, visto attraverso quelle foto, non ti sembra per nulla lo stesso e l'indirizzo, che trovi nelle info, non sembra corrispondere a quello che ti aspetti.

Alla fine, non essendo sicuro di essere nel posto giusto, lasci perdere e questa volta... per sempre.

Ma era tanto difficile scegliere un indirizzo univoco per la propria pagina e segnalarlo sul cartellone?!? Qualcosa di questo tipo...


Morale della "favola": occhio perchè, per il momento, il motore di ricerca interno a Facebook e tutto fuorchè perfetto. Magari pensi di essere facile da trovare e invece non è così. Ricordati di scegliere un indirizzo per la tua pagina (quindi facebook.com/i-love-pizza piuttosto che facebook.com/pages/i-love-pizza/182568905092607) e di utilizzare quello quando inviti i clienti a seguirti.

I dettagli (e questo è solo un piccolo esempio) in questa tipologia di marketing possono fare la differenza...



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domenica 22 aprile 2012

Il (noioso) business model dei social network

Davvero poche sembrano essere le alternative di monetizzazione per i social network. Facendo una rapidissima carrellata sul business model delle principali piattaforme di networking...

Facebook, Twitter e YouTube guadagnano principalmente attraverso la pubblicità...

LinkedIn e Flickr attraverso la concessione di servizi premium agli utenti... (LinkedIn non disdegna neppure l'advertising)

Pinterest con l'affiliazione legata a dinamiche di ecommerce...

Non vi sorprendete poi se incontrate piattaforme, il cui unico possibile modello di business sia quello di essere cedute a qualcuno più grande. In quel caso (vedi Instagram e Gowalla) è come vincere la lotteria.

Noioso. Tutto abbastanza noioso.

ps: se per caso ci fosse bisogno di ulteriori conferme, ecco Tumblr che dopo aver resistito alla tentazione di farsi comprare, si lancia nel solito triangolo interruzione - impression - profilazione e via alla pubblicità...


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giovedì 19 aprile 2012

Ssense e la (video) rivoluzione del product placement [guest post]

I ragazzi di Volta Marketing, giunti ormai alla terza incursione su questo blog, hanno scovato un'eccellente case history che potrebbe rivoluzionare completamente il concetto di product placement ed influenzare le dinamiche dei testimonial per i brand e dei modelli di pagamento pubblicitari che conosciamo. Non ci credete? Basta continuare a leggere!

Ssense ha realizzato un video che potrebbe rivoluzionare il concetto di product placement aprendo importanti spiragli pubblicitari per aziende e shop online.

Ssense ha "semplicemente" sponsorizzato un video musicale vestendo i musicisti con i prodotti offerti nel loro ecommerce. La cosa particolare non è tanto l’idea di base ma il modo in cui è stata realizzata.

Questo shop americano ha infatti realizzato il primo video interattivo attraverso il quale è possibile, durante la riproduzione della canzone, fermare le immagini e vedere i capi d’abbigliamento indossati dai cantanti in quel determinato fotogramma. In questo modo, se si è interessati a qualcosa, con un click si può andare sul sito e acquistarla.

Chi non ha mai desiderato almeno una volta di sapere quali fossero i capi indossati dalle proprie star nei loro video?

Un’idea semplice, che apre scenari fortemente rivoluzionari per il product placement che passa attraverso i video. Lo strumento più proficuo sarà probabilmente quello dei video musicali che rappresentano il contenuto video più visto e condiviso sul web (soprattutto da un pubblico giovane). Non a caso questa “rivoluzione” parte proprio da qui, ed è (forse) destinata a realizzarsi su ampia scala nel breve periodo.

I produttori musicali potrebbero vendere “spazi” per le inserzioni a grandi shop online o a grandi marche. Questi avranno così la possibilità di tracciare finalmente l’apporto sul fatturato di tale iniziativa commerciale o, ancor meglio, capire se quel personaggio è giusto o meno per l’immagine del brand.

Non escludiamo, ovviamente, anche i risvolti che questa nuova forma di product placement interattivo, potrebbe avere nelle piccole realtà. Si pensi, ad esempio, ai video blogger che producono in autonomia i propri video. Fin ad ora postare video su Youtube era un trampolino di lancio per palcoscenici più grandi e ricchi come tv, cinema o contratti con case discografiche (basta pensare al nostrano Willwoosh). Adesso creare un video potrebbe diventare una vera e propria occasione di guadagno tramite la metodologia pay per sale. In questo senso un Vblogger otterrebbe un duplice risultato: mantenere la propria indipendenza artistica e al contempo avere una remunerazione per i propri sforzi.

Vogliamo lasciarvi pero’ con un’ulteriore interrogativo a più lungo raggio:

vi stupireste se un domani, avreste la possibilità di vedere dei film su Internet in streaming, magari pagati dal product placement interattivo, risolvendo cosi il problema legato alla recente vicenda Megavideo?!?

Questo articolo è scritto da Volta Marketing & Comunicazione, gruppo di giovani consulenti di Marketing, specializzati in Web Marketing, Social Media Marketing e Gestione del CRM. Volta è presente su Facebook,Twitter e Pinterest dove si confronta con i propri utenti e gli esperti del settore.


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mercoledì 18 aprile 2012

Se dico Social Web...

Ieri ho partecipato, in qualità di relatore, al workshop "Innovative Marketing: fare marketing con innovazione", organizzato da Data For Business, web agency genovese con cui collaboro con piacere da diverso tempo.

Molto interessante dal momento che si è andati oltre i "soliti argomenti commerciali" per affrontare anche questioni relative per esempio alla sociologia della comunicazione o temi spinosi e controversi come la privacy nel marketing digitale (eccezionale l'intervento dell'avvocato Maglio).

Nei prossimi giorni cercherò di rispondere (anche) qui sul blog ad alcune domande che mi ha sottoposto il frizzantissimo pubblico dell'evento sui temi del Social Media Marketing.

Quello che, da subito, volevo però condividere è una nota positiva...

Dopo ogni workshop o seminario che affronto negli ultimi mesi, infatti, ho sempre di più l'impressione che la consapevolezza del mercato, nei confronti dei temi che tratto, sia in positiva evoluzione.

Ieri, per esempio, un pubblico trasversale, interessato ai temi del digital marketing (l'iscrizione al workshop dimostra l'interesse), con competenze medie e con le seguenti caratteristiche (stime personali con nessun valore statistico ma utili per capire e riflettere):
  • circa 15 persone rappresentanti di altrettante aziende;
  • 95% utenti con profilo personale facebook;
  • 15% utenti con profilo personale twitter;
  • 20% con pagina facebook aziendale, di cui forse nemmeno il 20% soddisfatti dei risultati;
  • meno del 5% con account twitter aziendale...

... alla domanda "se dico Social Web... che cosa vi viene in mente?", proposta da Alessandra Bissacco (DG di D4B) in brainstorming a inizio mattinata (senza quindi alcun condizionamento esterno) hanno risposto così...


Direi che l'opera di divulgazione procede bene. Strada ce n'è ancora da fare (l'emergere di parole come caos, dispersività e confusione sono li a dimostrarlo!) ma i presupposti cominciano ad essere interessanti.

ps: date un'occhiata alla sintesi della giornata su Storify, che può ispirarvi se e quando decidiate di raccontare un evento in diretta attraverso i social network!


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lunedì 16 aprile 2012

iPinocchio...

Ho sempre pensato che i Mac non potessero "prendere virus"...

Oggi ho scoperto che non è proprio così.

Mea culpa... Ammetto la forte ignoranza personale in materia di virus e sicurezza informatica. Tuttavia non potevo non condividere con i miei venticinque lettori uno di quei momenti alla "guarda che Babbo Natale non esiste!"

ps: non ho mai avuto un Mac e solo ora che sono realmente "accerchiato" (le mie due dolci metà, quella personale e quella professionale, hanno "mangiato la mela"...) capisco tante cose...

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domenica 15 aprile 2012

Marketing della preghiera...

Ho già parlato di alcune tendenze figlie di un approccio piuttosto "alterato" (più o meno cosapevolmente!) al marketing sociale.

Se il marketing della trasparenza può costituire una fase di avvicinamento fisiologico, e forse ancora troppo forzato, ad un qualcosa di positivo per mercato e consumatori...

Se anche il marketing della scusa, a piccole dosi, può risultare un tentativo di prendere consapevolezza dell'ambiente "social web" e cominciare ad abitarlo in maniera autentica e bidirezionale...

Lo stesso non si può proprio dire del sempre più divampante marketing della preghiera, che prende luce nelle pieghe delle dinamiche quantitative della condivisione e risulta essere qualcosa di talmente spiacevole da essere paragonabile allo spam che invade da tempo le nostre caselle di posta, ma con l'aggravante di provenire da una relazione sia essa personale, professionale o commerciale.

Il team di The Oatmeal ha fotografato, con la solita arguzia mista ad ironia, questo fenomeno...


D'altronde, se proprio non si riesce a comprendere che il social media marketing è un marketing di ascolto e di produzione di valore aggiunto, forse è meglio lasciar perdere.


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venerdì 13 aprile 2012

Se non dovesse andarmi bene con il social web...

Se non dovesse andarmi bene con il social web... ho già spianata una nuova strada professionale.

Non ci credete?

Guardate un pò che messaggio mi è arrivato ieri sera tramite uno dei form di contatto delle mie pagine...


Che dite, mi avvio alla carriera da fiorista?

Scherzi del Web, quando si ha un omonimo con un'attività commerciale. Naturalmente, fedele al "casato" che porta il mio singolare cognome, non ho potuto fare a meno di girare il contatto a chi realmente era destinato, suggerendo (quello si!) che forse sarebbe meglio porsi qualche domanda riguardo alla possibilità di essere contattato facilmente da chi lo cerca.

Ma questa è un'altra storia...


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giovedì 12 aprile 2012

Il "nuovo" G+ in 4 tweet...

Non mi dilungo sulla "nuova versione" di Google +. Nella blogosfera (anche italiana) trovate ogni qualsiasi tipo di valutazione e analisi possibile sulla questione.

Mi basta riportarvi questi 4 tweet tutto istinto e provocazione che mi "sono usciti" ieri...

Se poi volete, a tutti costi, approfondire la mia visione globale siete i benvenuti...


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Altro che promoted tweets...

Scopro grazie al mare di curiosità che ogni mercoledì sfornano i ragazzi di We Are Social Italia, dell'esistenza di chi, senza spendere un centesimo in promoted tweets, trends o accounts, entra nelle timeline di Twitter degli utenti in maniera davvero geniale.

Mai visto niente di simile...


Tanto di cappello a Smart Argentina.


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mercoledì 11 aprile 2012

Letslunch: il nuovo modo di "fare riunione" [guest post]

Seconda incursione dei ragazzi di Volta Marketing su questo blog. La prima volta ci hanno parlato di Weeats, un social network incentrato sulla possibilità di condividere fisicamente "esperienze culinarie". Oggi rimangono sul tema "social & food" e ci presentano Letslunch, una di quelle piattaforme, sempre più in auge nel social web, che cercano di unire aspetti leggeri e personali ad altri seri e professionali. Insomma... l'utile al diletevole.

Con i ritmi sempre più frenetici che la quotidianità ci impone, per un lavoratore la pausa pranzo torna a diventare fondamentale, recuperando quella sacralità tipica dei “muratori”. Tuttavia, considerando che il lavoro porta via molto tempo che potrebbe essere dedicato a socializzare e a costruire relazioni, quale miglior soluzione di un sito web che aiuti ad organizzare pranzi “informali” di lavoro, ottimizzando al massimo i tempi lavorativi della giornata?

Partendo da questo dato di fatto, Daniele Bianca esporta dall’America una startup legata al “Pranzo di Lavoro”.

Letslunch, questo il nome, è una piattaforma social che mette in relazione professionisti con gli stessi interessi durante la pausa pranzo.

Piattaforma Social che crea relazioni tra professionisti durante una pausa pranzo..”, la sfida è presto lanciata. A chi? Naturalmente a Linkedin! Una sfida di non poco conto ma che, basandosi sulle caratteristiche a confronto tra i due, crediamo possa vincere.

All’opposto si potrebbe invece ipotizzare addirittura una loro futura collaborazione, che in fondo si potrebbero completare a vicenda. Dando la possibilità “reale” e non virtuale di poter avere vere relazioni lavorative e sociali, con una cornice (il pranzo) molto meno informale e molto più friendly delle richieste di amicizia su Linkedin, immaginiamo che presto questo Social Network possa essere adottato in poco tempo da molte tipologie di addetti ai lavori.

Tre su tutte:
  • Liberi professionisti: possibilità di creare collaborazioni con altri di pari livello in diversi settori;
  • Responsabili di imprese: possibilità di poter incontrare rappresentanti di altre società utili per lavorare in outsourcing;
  • Futuri professionisti: possibilità di neo-laureati o dipendenti, in cerca di nuove esperienze di farsi conoscere con un canale un-conventional, ed avere l’opportunità del faccia a faccia informale.
Il motivo del successo di questa idea? Oltre alla sua innovatività, è il funzionamento intuitivo e facile: basta iscriversi gratuitamente al sito, selezionare le zone dove è possibile incontrare il proprio "compagno" di pranzo (sino a cinque città), gli orari e i giorni disponibili, indicare brevemente i propri interessi e vedere quali sono in base a questi, le persone che potrebbero pranzare con te.

Inoltre l’utente può creare una sorta di wishlist, inserendo i nomi delle persone con le quali vorrebbe pranzare, i cosiddetti utenti VIP.

Al resto pensa il sito: incrociando i dati il sistema troverà l’utente iscritto compatibile, proprio come in un gioco per coppie! Dopodiché gli utenti verranno avvisati tramite mail e organizzeranno il loro pranzo di lavoro.

Alla fine dell’incontro è richiesto un feedback sulla persona con la quale si è pranzato; insomma un commento qualitativo sui 45 minuti di pranzo passati insieme, e un punteggio (che invece rimarrà segreto) sul proprio commensale, utile per creare la reputazione dell’utente. Dinamiche social, da non sottovalutare se si pensa sempre al confronto con uno “statico” Linkedin, sotto questo punto di vista.

Ovviamente lo scopo di questo social network è creare delle relazioni lavorative proficue, che quindi hanno bisogno di molto tempo,e non di certo di un solo pranzo per creare una partnership!

E’ necessariamente da evitare la convinzione di poter presenziare ad un pranzo e fare attività di “spam reale”, o anche di semplicemente vendita della propria persona e della propria società, onde evitare di emarginare di disincentivare tutte quelle persone che stanno sposando questa idea, supportandola.


Questo articolo è scritto da Volta Marketing & Comunicazione, gruppo di giovani consulenti di Marketing, specializzati in Web Marketing, Social Media Marketing e Gestione del CRM. Volta è presente su Facebook,Twitter e Pinterest dove si confronta con i propri utenti e gli esperti del settore.


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martedì 10 aprile 2012

Di quanto vale un utente social... (e dei tentativi di calcolarlo)

Una cosa che mi ha abbastanza divertito nell'acquisto di Instagram da parte di Facebook, è stato il voler attribuire, a tutti i costi, un valore economico ad ogni utente del social comprato da Zuckerberg &co.

In questo senso 1 miliardo di dollari, per circa 30 milioni di utenti, danno come valore circa 33 dollari sborsati per l'acquisizione di ogni singolo individuo iscritto a Instagram.

Se diamo per buono questo ennesimo tentativo di calcolare un'ipotetico valore di ogni utente, a seconda della piattaforma a cui è iscritto, otteniamo alcune cifre interessanti: un membro di Facebook varrebbe più di 110$, di Twitter sui 70$, di Foursquare circa 40$, di Pinterest diciamo tra i 25$ e i 30$...

C'è poi chi addirittura, partendo da questo stesso calcolo, ha provato a capire il numero di interazioni che ci vogliono per generare 10$ di valore economico, a seconda del social network utilizzato.

Se sulle bizzarre formule del social web ho sempre mostrato qualche perplessità, qui forse siamo andati oltre. Resta comunque interessante sottolineare l'ossessione che il settore dimostra continuamente per i numeri.

Che ne dite?


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lunedì 9 aprile 2012

Facebook compra Instagram: prime riflessioni

facebook compre instagram
Incredibile colpo di Facebook che si è comprato Instagram (e tutto il suo team) per una cifra vicina al miliardo di dollari!

O almeno così ha appena annunciato Mark Zuckerberg...

Difficile in questo momento ipotizzare sia il futuro di Instagram (in questo senso, le acquisizioni di Gowalla e, ancor prima, Friendfeed non lasciano tranquilli una delle community più frizzanti del web...) sia le potenzialità di un'integrazione delle due piattaforme. Impossibile però non lanciarsi in un paio di riflessioni:
  • Zuckerberg & co puntano fortissimo sulle foto. Sebbene le immagini facciano parte del dna di Facebook fin dagli albori, la nuova timeline ha ulteriormente accentuato la loro importanza. L'integrazione con Instagram e soprattutto l'acquisizione di know how, tramite il suo team, non può far altro che favorire ulteriori sviluppi, magari anche in chiave editing. Staremo a vedere.
  • Instagram rappresenta una delle più riuscite app per mobile, mentre Facebook ha sempre faticato a proporre un'esperienza soddisfacente da smartphone. Anche in questa "direzione" qualcosa potrebbe accadere.
Per il resto mi chiedo che fine farà l'universo di applicazioni (cito Followgram) nate dalle API di Instagram.

Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate di tutta la vicenda, se concordate con le mie riflessini a caldo e se avete qualche altra idea che vi gira per la testa...


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venerdì 6 aprile 2012

Ancora prima del web marketing turistico...

Lo ammetto. Sono tornato (finalmente!) a fare il turista per circa una settimana. Ho visitato il Portogallo ed ho potuto sperimentare su me stesso (scusate la deformazione professionale!) quale sia la prima regola di un'attività locale, con target turistico, che vuole trarre vantaggio dal Web.

La prima vera regola viene prima del web marketing turistico, prima  del sito, prima del blog. E non pensiate che si tratti di fare una nuova pagina Facebook o di ottimizzare la scheda su Google Places (tutto ciò peraltro costituisce una "bella base" su cui costruire strategie davvero redditizie di marketing digitale!).

La prima regola è ancora più semplice e non necessità di particolari attitudini per essere messa in pratica.

Consiste infatti nel aprire la propria connessione wi-fi  ai clienti e avvisarli, in tutti i modi possibili che nel vostro negozio, bar, ristorante, hotel si ha la possibilità di essere online sempre, comunque e (soprattutto!) gratuitamente. Sembra banale? Non lo è.

Nell'epoca in cui quasi ogni telefono è una macchina fotografica, nel mondo di Instagram, di Pinterest e di tutto ciò che è immagine condivisa, non potete negare al "vostro" turista (e soprattutto a quello straniero, con quello che costa il roaming!) la possibilità di condividere facilmente i vostri piatti se siete un ristorante, i vostri cocktail se siete un bar, i vostri capi d'abbigliemento se siete un negozio di vestiti, le vostre cianfrusaglie se siete il tipico negozio di cianfrusaglie per turisti.

Per un utente non c'è niente di più frustrante del "volere e non potere". Una volta a casa, magari avrà la connessione ma probabilmente si sarà già dimenticato di voi.


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mercoledì 4 aprile 2012

Praticamente... un food blogger

Sapevo che il Portogallo non poteva che essere un bella nazione dal momento che, tra i miei contatti, tutti coloro che lo avevano già visitato me lo avevano anche caldamente consigliato...

Immaginavo anche che un paese che ha dato i natali a Camões e Pessoa potesse dire la sua in ambito artistico e culturale...

Potevo pure prevedere che un popolo di viaggiatori, lo stesso della rivoluzione dei garofani, avesse ben presenti i valori della tolleranza e della solidarietà...

Ma quello che assolutamente non conoscevo era la bontà della sua cucina.

Colorata come la sopa, gustosa come il bacalhau, deliziosa come il pastel de nata. Esaltata da un buon bicchiere di porto.

Che la vita non è fatta di sola pasta...


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Da enciclopedia a... supermercato

web da enciclopedia a supermercato
Qualche giorno fa un carissimo amico, utente "medio" del Web, più o meno consapevole della mia professione, così di punto in bianco e senza troppi giri di parole mi dice...

"Comunque fino a qualche tempo fa se cercavo una parola su Internet, metti caso... Caligola (non mi chiedete i motivi del perchè proprio quella parola NDR), mi usciva tra i risultati Wikipedia che mi spiegava la sua storia, e una serie di articoli sempre relazionati al personaggio storico. Oggi se cerco Caligola su Google, trovo sempre Wikipedia, ma poi il resto sono: Ristorante o Pizzeria Caligola, Film Caligola, e qualche prodotto da supermercato che si è preso il nome Caligola. Ma è possibile?!?"

Ok. Ho controllato di persona ed in effetti la parola Caligola non costituisce l'esempio più azzeccato per una riflessione di questo tipo.

Tuttavia non ho potuto far altro che dare ragione al caro amico, anche perchè, senza rendersene nemmeno conto, ha affrontato simultaneamente non solo la questione dell'esagerata "commercializzazione" dei motori di ricerca, sempre più catalogo, sempre meno informazione, ma anche quello che considero il più attuale dei problemi della search: la scarsa pertinenza dei risultati.

Vi lascio con una domanda:

quante volte vi è capitato di non riuscire a trovare una pagina specifica, sebbene la conosciate esattamente, perchè magari l'avete già visitata ma non ricordate più l'indirizzo esatto?

Riflettiamo sulle risposte...


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