martedì 28 febbraio 2012

Tre minuti... al mese?

Tre minuti al mese, ovvero 180 secondi che, divisi per 30 giorni, fanno 6 secondi al giorno.

Giusto il tempo per entrare (0,5 secondi), postare il proprio "articolo del giorno", coadiuvato da un breve commento (5 secondi ben spesi, metti caso che prima o poi qualche vantaggio SEO salti fuori) e sparire (0,5 secondi).

Questa è la permanenza (media) degli utenti su Google + in tutto il mese di gennaio, almeno secondo il Wall Street Journal.

Molto poco tempo (peraltro in costante calo), figlio di uno scarso utilizzo globale e di pochissimi utenti attivi.

Non voglio rivangare intuizioni passate (anche se invito a rileggere cià che aveva scritto da queste parti Stefania Boleso, qualche tempo fa...) anche perchè voglio star fuori dalla tendenza tutta italiana a confondere il Web con il calcio e tifare per una piuttosto che per l'altra "squadra".

E sia chiaro che nessuno (men che meno il sottoscritto) sta annunciando la "morte di qualcosa".


In tutto ciò però ammetto di restare ancora una volta sbalordito dai numeri di Pinterest...


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lunedì 27 febbraio 2012

Social Media "furbastri"...

Scopro attraverso il blog di Roberto Venturini che un'altra grande azienda è caduta nelle sindrome da "social media furbastri", che sta contraddistinguendo questa prima fase di colonizzazione aziendale del Social Web.

Se da un lato emergono evidenti difficoltà di gestione della comunicazione attraverso i canali social, dall'altro c'è chi prova ad "aggredire" la bassa consapevolezza del mercato, alterando "furbescamente" i parametri di misurazione.

E' questo il caso della nota bevanda Orangina, palesemente scoperta da un blogger francese ad utilizzare profili fake di Facebook per aumentare la quantità (e forse anche la qualità, se si da credito alla "metafora della vetrina") delle conversazioni (dal basso) in risposta agli stimoli del brand (dall'alto).

E se l'acquisto di social fan (ne abbiamo discusso tantissimo anche qui... link e qui!) può forse essere tollerato in quanto, strategia (sicuramente meno cara ma più "grossolana" e di minor effetto) parzialmente assimilabile alle campagne su Facebook Ads mirate alle "connessione" di fan, pilotare una discussione riempendola di commenti artificiali presenta una vistosa componente di manipolazione mista a inganno da rendere la situazione non facilmente digeribile.

Dal momento che il social web ha "reso le gambe delle bugie visibilmente più corte", prima di adottare tattiche di questo tipo sarebbe opportuno interrogarsi sulle gravi conseguenze derivabili dall'essere scoperti.

D'altronde come fa notare lo stesso Roberto Venturini:
"E i rischi non sono di quelli che si assumono generalmente nelle operazioni di marketing, perché vanno direttamente a impattare sulla credibilità della marca.

D'altra parte, visto il tempo e la fatica e i soldi necessari per fare operazioni fake che non ci si ritorcano contro, il Digital Planner che c'è in me si domanda se non costerebbe meno fare le cose per bene e basta... ;-)"
Che cosa ne dite?

ps 1: per la cronaca, Orangina non ha fatto neppure ricorso all'ancora di salvezza data dal marketing della scusa, continuando a professarsi innocente.

ps 2: per chi volesse imparare a riconoscere i profili fasulli, consiglio vivamente la lettura di questa "esclusiva intervista" di Gianluca Diegoli ad un fake account di Facebook.




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domenica 26 febbraio 2012

Twitter e quei (falsi) 500 milioni..

Già in gennaio quando in molti annunciarono che presto Twitter avrebbe raggiunto i 500 milioni di utenti iscritti, storsi il naso.

In questi giorni poi, in cui da tutte le parti si celebra proprio il traguardo dei 500 milioni di utenti iscritti al social network "cinguettante" (ammesso che di social network si possa parlare), mi sono messo alla caccia di dati reali che potessero dimostrare che le mie sensazioni fossero esatte.

Parlo di sensazioni ma non solo. Basta un minimo di razionalità per capire che il paragone numerico tra profili Twitter e Facebook 1:2, non sta "nè in cielo nè in terra". Anche considerando l'Italia come totalmente retrograda nei confronti dei "cinguettii", per ciò che vedo intorno a me, non sta in piedi neppure un rapporto 1:10 (naturalmente non parlo di statistiche ma di percezioni).

Dal momento che non volevo scrivere un post fatto solo di percezioni (conoscendo bene l'animo "da Don Chisciotte" che pervade spesso la blogosfera italiana!) ero alla ricerca dei veri numeri quando mi sono imbattuto in un articolo del sempre ottimo Luca Conti, che li aveva già trovati e ampiamente documentati.

A lui vi rimando pertanto per l'illuminante smascheramento della bufala.
(...) Da questi numeri si deduce che siamo ben lontani da 500 milioni di profili esistenti, ma quanti sono quelli in cui l’utente fa login e usa Twitter? Molti molti meno! Semiocast, altra azienda simile a Twopcharts, ha diffuso un dato più verosimile, sempre non ufficiale, tutto sommato simile a Twopcharts depurato dai profili inesistenti. Semiocast dice che nell’arco dell’ultimo trimestre 2011, 3 mesi, i profili esistenti sarebbero 380 milioni. Per l’Italia la stessa fonte dice che i profili esistenti sarebbero nello stesso periodo 4 milioni, di cui 2 milioni con login, quindi profilo attivo, e 1 milione che ha scritto qualcosa. Quanto è stata ripresa questa fonte? Zero sulla stampa generalista, eppure la credibilità sulla carta è la stessa.

L.Conti, 500 milioni di utenti su Twitter e l'innocenza del giornalismo



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venerdì 24 febbraio 2012

Twitter e gli account (politici) "posseduti"...

Era successo qualche giorno fa a Marta Vincenzi, sindaco di Genova, dopo la batosta nelle primarie del PD.

Sembra si sia ripetuto ieri con la "pagina" Twitter della CGIL.




Speriamo che si tratti davvero di accout (politici) "posseduti" (le somiglianze tra i due casi sono piuttosto evidenti!) perchè altrimenti sarebbe davvero difficile dare torto a Massimo Mantellini quando parla di gestione leggera ed incompetente dei social media.

E della serie "mal comune mezzo gaudio" sembra che oltralpe le cose non vadano molto meglio...


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mercoledì 22 febbraio 2012

Quando la Liguria ti ascolta!

Fa piacere essere chiamato in causa, in qualità di esperto del settore, per "giudicare" un progetto innovativo creato proprio nella (e dalla!) tua Regione.


Fa ancora più piacere quando alle eventuali perplessità che manifesti segue un atteggiamento propositivo da chi quel progetto l'ha ideato e ci mette personalmente la faccia.


Quando poi noti con piacere che la direzione intrapresa è quella che tu avevi suggerito, sei proprio contento.


Complimenti a Lidia Marongiu e a tutto lo staff de "Il turismo che vorrei in Liguria", progetto istituzionale della Regione per la raccolta di contributi per la costituzione del piano triennale per il turismo, presentato in questi giorni alla BIT 2012.



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lunedì 20 febbraio 2012

La prossima volta che ti emozioni davanti ad un Doodle

La prossima volta che ti emozioni davanti ad un Doodle...
... ricordati che c'è la possibilità, non proprio remota, che proprio chi "fabbrica" quella meraviglia, ti stia portando via, senza che tu te lo immagini neanche, tutti i dati di navigazione.

E se le mie perplessità sulla condotta di Google sono ampiamente note a chi mi legge (e per chi capita qui per la prima volta vi invito a rifletterci su...) qui il discorso va ampiamente oltre e coinvolge una schiera ben nutrita di furbastri che non possiamo e dobbiamo più tollerare.

E le scuse non bastano più. Sia chiaro.


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venerdì 17 febbraio 2012

Acquisto di "social fan": tutti i retroscena!

Uno degli argomenti più dibattuti nella blogosfera, da quando i social network sono diventati canali di comunicazione per strategie di marketing online, è relativo alla misurazione del ROI per iniziative di social media marketing.

Nonostante da più parti sia chiaramente avvertita l'esigenza di passare a metriche qualitative che meglio si adattino con la natura del web sociale, la quantità sembra farla ancora da padrone, a tal punto che i siti per l'acquisto di fan di Facebook e follower di Twitter (e non solo!) si stanno ritagliando uno spazio sempre più di rilievo.

E' curioso notare come, nonostante tutti gli attori del settore predichino la completa inutilità di questo acquisto di seguaci, a "tanto al chilo", continuino a moltiplicarsi i servizi che lo propongono, a tal punto da sollevare una buona dose di dubbi sul fatto che in effetti ci sia davvero chi ne usufruisca.

Per cercare di capirne di più ho cercato, in qualche modo, di entrare in contatto con chi gestisce una di queste realtà e... dopo qualche tentativo andato a vuoto, ci sono riuscito!

L'occasione me l'ha data Magic Viral, ed il suo responsabile marketing Sal Paradiso, che mi ha concesso un'intervista, che propongo interamente di seguito. Spero che possa servire per soddisfare la curiosità nei confronti di questo controverso fenomeno.


IO: Se un servizio come MagicViral resta in piedi, significa che ci sono clienti che acquistano i vostri pacchetti. Qual è il vostro cliente "medio"? Più la piccola impresa che si affaccia per la prima volta sul mondo del social web o i grandi brand desiderosi di apportare numeri alla massa critica?

SP: I servizi che vanno per la maggiore sono la richiesta di incrementare le visualizzazioni di un video su YouTube e la richiesta di aumentare i fan su facebook (soprattutto su pagine legate ad aziende, prodotti commerciali ed eventi). Ultimamente è in forte crescita l'acquisto di commenti per video YouTube (acquistato in bundle con le visualizzazioni). Questo servizio di fatto valorizza le visualizzazioni acquistate e indirizza il giudizio dei neo-osservatori verso un preciso tipo di pensiero.

I clienti dei nostri servizi appartengono a diverse categorie:
  1. Agenzie pubblicitarie che realizzano video per conto terzi e, per dare un boost iniziale al virale realizzato, acquistano pacchetti composti da visualizzazioni, fan, commenti e ranking.
  2. Musicisti e videomaker privati che, prima di presentare il proprio prodotto a delle major (emittenti televisive, etichette discografiche, etc..), incentivano il loro video (o la loro canzone) con visualizzazioni e ranking di gradimento positivi in modo da suscitare nell'acquirente un elevato interesse per il prodotto proposto.
  3. Grossi marchi che, certi di raggiungere in breve tempo un numero elevato di fan della propria pagina, prima di promuoverla ufficialmente, ne aumentano artificialmente gli iscritti in modo tale da presentarsi al lancio della loro nuovo prodotto già con un numero importante di fan.
  4. Organizzatori di eventi che, per dare il giusto lancio iniziale all'evento, aumentano la credibilità della loro pagina Facebook con l'acquisto di fan.

IO: Proponete una serie di pacchetti molto variegati. Quale ha più richieste? Facebook, Twitter, Youtube o altri?

SP: Sicuramente i servizi che vengono maggiormente acquistati riguardano Facebook e YouTube, in particolare le richieste che ci arrivano sono "Come aumentare i fan su FaceBook?" e "Come aumentare le visualizzazioni su YouTube?"

A seguire ci sono le richieste su come aumentare i followers su Twitter e su come aumentare le visualizzazioni su Vimeo.


IO: Ho notato che le scadenza nella "consegna" dei vostri pacchetti sono molto rapide. Come fate a livello tecnico a garantire un'affluenza cosi massiccia sulle pagine dei vostri clienti in cosi poco tempo? (leggo: Facebook 100.000 fans in 45 giorni, da record!)

SP: Il nostro sistema di "consegna" dei fan su Facebook è molto rapido poiché disponiamo di un parterre di collaboratori (tutti utenti REALI di Facebook) che si sono iscritti al nostro circuito e che vengono pagati per ogni click che realizzano sui link che gli vengono consigliati. In questo modo quando facciamo girare l'informativa interna che c'è una richiesta da parte di un cliente (nell'esempio da te fatto: 100,000 fans) riconosciamo il pagamento solo per i primi 100,000 nostri collaboratori che cliccano "Mi Piace". E' con questo sistema che garantiamo rapidità nella consegna dei nostri servizi (di solito anziché 45 giorni il servizio viene espletato in soli 10 giorni) e genuinità sui fans iscritti.

NON utilizziamo nessun genere di software che genera finti utenti e NON utilizziamo nessuna net-farm in paesi asiatici (come qualcuno ha scritto) con "migliaia di cinesini che cliccano sui link richiesti".

I fans che consegniamo sono TUTTI autentici e reali, come le visualizzazioni su YouTube e come tutti gli altri servizi offerti. Fino a poco tempo fa non potevamo garantire la provenienza geografica e di età dei fan, ma da pochi giorni ci siamo organizzati per offrire ai nostri clienti anche la possibilità di targetizzare i fan che cliccano "Mi Piace" sulla propria pagina. In questo modo si potrà scegliere la nazione dei fan, la loro età e perfino il loro sesso.


IO: Che cosa ne pensate della blogosfera che critica aspramente servizi come il vostro, sottoineando giustamente come sia meglio avere pochi fan ma reali piuttosto che una quantità abnorme di fan fake, o comunque che non interagiscono e fanno solo "numero"?

SP: Sono scelte prettamente commerciali ed è per questo che i nostri clienti sono principalmente Aziende, Agenzie, Associazioni ed eventualmente privati che hanno comunque finalità commerciali sul prodotto da divulgare. L'esempio che mi piace fare per chi utilizza il nostro servizio è il seguente:

La vostra pagina Facebook (o il vostro video su YouTube) è come se fosse un ristorante: i clienti ci passano davanti e se lo vedono pieno di gente si fermano volentieri a mangiarci una cosa. Noi vi riempiamo il ristorante di gente, poi sta a voi garantire ai vostri clienti la qualità del cibo, perché se è veramente buono torneranno.

E per i Social Network funziona esattamente così: se vedo su YouTube un video che ha un ranking elevato, visualizzato da migliaia di persone e con commenti positivi, lo guarderò incuriosito. E se il video è un video di qualità farò anch'io Mi Piace e scriverò anch'io un commento positivo, altrimenti il mio commento e il mio ranking saranno cmq negativi. E' per questo che non vedo nulla di male in questa tipologia di servizi, è semplicemente un ulteriore investimento economico che un'azienda decide di fare per incrementare la propria attività on-line.


Che cosa ne pensate delle argomentazioni proposte da Sal? Quali altre curiosità vorreste soddisfare? Discutiamone nei commenti.

Segnalo che, curiosamente proprio oggi, Francesco Gavello, uno dei blogger che seguo con maggiore costanza, ha pubblicato un ottimo articolo sull'argomento.


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giovedì 16 febbraio 2012

Pinterest: tutte le infografiche che lo raccontano!

Facendosi un giro su Pinterest si ha l'ennesima prova dell'importanza dell' infografica, uno degli strumenti attualmente più utilizzati (forse troppo?) nella ricerca della viralità in ambito marketing online.

Basta una rapida occhiata per rendersi conto della predominanza di questo tipo di immagini all'interno della piattaforma(questo il mio account Pinterest all'insegna del Social Web, ma non solo!).

Oggi però ho deciso di proporvi tutte le infografiche trovate sul Web che "raccontano" proprio il fenomeno Pinterest. Ne ho scovate cinque. Se ne conoscete altre segnalatele e provvederò ad aggiornare la lista!







UPDATE: Ecco altre infografiche di questi giorni sul fenomeno Pinterest!




UPDATE 2: Un'altra infografica su Pinterest.


UPDATE 3: Continuano le infografiche che raccontano Pinterest. Eccone altre due...



UPDATE 4:

UPDATE 5: continua la raccolta di infografiche che parlano di Pinterest. Praticamente una al giorno!


UPDATE 6: ancora un paio di infografiche che raccontano Pinterest. Ormai ho perso ufficialmente il conto!





UPDATE 7: non accenna a diminuira la Pinterest mania, neppure in fatto di infografiche prodotte sull'argomento...



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mercoledì 15 febbraio 2012

Marketing della scusa...

Parlavo (troppo presto, forse) di marketing della trasparenza...

Poi mi capita sott'occhio la "questione Path", ovvero il furto dei dati contenuti nella rubrica degli utenti che utilizzano l'app e le successive scuse del CEO Dave Morin che ne annuncia la cancellazione istantanea.

Va bene chiedere scusa soprattutto quando ti beccano con le mani nella marmellata. Si tratta infatti di un enorme passo avanti rispetto ad anni e anni di comunicazioni a senso unico aderentissime al "nego tutto!".

Va bene. A patto che non si innauguri un "marketing della scusa", che rappresenta solo un evoluzione di vecchie furbesche dinamiche che vorremmo, una volta per tutte, cancellate nel rapporto con i brand.

Quindi... Occhi aperti.


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martedì 14 febbraio 2012

Politica e social web: il post primarie a Genova

Ieri sono rimasto impressionato dalle furenti dichiarazioni di Marta Vincenzi su Twitter dopo l'esito delle primarie del PD a Genova, che hanno l'hanno vista soccombere malamente dinnanzi a Doria.

Credo sia umano esternare la propria delusione dopo una sconfitta cocente. Credo sia ancora più umano farlo osservando un progetto sgretolarsi dal suo interno (non parlerò volutamente di politica in questo spazio anche se il fatto di proporre due candidature "forti" come quelle della Vincenzi e della Pinotti, entrambe dello stesso partito, si è rivelato un errore grossolano).

Eppure non posso non concordare con la sempre attenta Claudia Vago (@tigella) quando scrive sul suo blog, commentando la serie imbarazzante quanto incalzante di tweet del sindaco di Genova...
Casomai passasse di qui chiunque faccia in qualsiasi modo politica e fosse desideroso di imparare a usare Twitter per migliorare la propria comunicazione, ecco la mia prima lezione, offerta gratuitamente.
Studiate attentamente questo Storify (NDA: la raccolta dei post della Vincenzi). E poi fate tutto il contrario.

Ma l'intreccio tra politica e social web, in quel di Genova (ma non solo...) non si ferma qui e, poche ore dopo, ecco la risposta di Don Gallo, chiamato in causa dalla Vincenzi nel suo intervento a "gamba tesa".

Ufficio stampa, direte voi... Macchè! Direttamente su Facebook...


Ma siamo davvero pronti a sorbirci la colonizzazione del web sociale da parte di partiti e politicanti (già fatichiamo parecchio con i giornalisti!).

E soprattutto... sono pronti i politici, ancora così legati a vecchie dinamiche comunicative (lasciamo perdere tutto il resto, perfavore!) a divulgare e volgarizzare la politica lontano dalla protezione dei propri uffici stampa?


Mi piacerebbe aprire un dibattito sulla questione, pertanto vi invito a dire la vostra...



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lunedì 13 febbraio 2012

Da branding forzato a marketing della trasparenza?

E' un periodo in cui mi sto dedicando con estrema attenzione alle nuove dinamiche di branding attuate (o non attuate!) dalle aziende che, volenti o nolenti, si trovano ad avere a che fare con un pubblico sempre più vivo, partecipe e desideroso di esprimersi e di essere ascoltato.

In più di un'occasione ho sottolineato quanto tutto ciò non sia direttamente figlio dei social media, quanto di un'evoluzione nella consapevolezza degli attori del mercato (a cui i social media hanno chiaramente contribuito).

Proprio a causa di questa presa di coscienza socio-culturale, le aziende stanno finalmente cominciando ad affrontare, anche se in maniera molto forzata, spesso ipocrita e evidentemente opportunistica il rapporto diretto con i propri clienti.

La resa dei conti con ciò che personalmente ho definito branding forzato, e chi ancora più esperto del sottoscritto chiama tirannia della trasparenza, non può più essere rinviata.

E l'attuale fase molto sperimentale (e poco professionale!) delle "facciate" contro il social media marketing è li a dimostrarlo. Chiedete a Omsa, a Groupon Italia o a Lavori Creativi, piccoli esempi di una sterminata serie di strafalcioni all'insegna della "mancata trasparenza"...

Eppure sono fermamente convinto che tutti questi svarioni abbiano il grande merito di innalzare ulteriormente il livello medio di consapevolezza delle aziende. La paura dell'insuccesso può fare molto di più di tanti bei discorsi filosofici sulle potenzialità del marketing dell'ascolto.

La strada che c'è da percorrere tra branding forzato e marketing della trasparenza è così lunga e colma di ostacoli? A quanto pare no.
  
Lo dimostrano alcuni pionieri che sulla trasparenza ci hanno costruito non solo il marketing di un brand, ma il brand stesso. E non è poco.

Che ne dite?


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giovedì 9 febbraio 2012

Pinterest e il suo business model (segreto)...

Pinterest è il social network del momento. E su questo non ci piove. Tutti ne parlano, lo provano e cercano di capirlo. Non solo. In tanti immaginano già come utlizzarlo in strategie di marketing (a tal proposito il buon Diegoli fa un bel riassunto delle possibilità).

Ma Pinterest non si differenzia da tutti gli altri "nuovi social network" solo per il grande impatto (foto)grafico, gli spaventosi numeri di diffusione e il gran traffico che genera da profilo a sito internet.

Ciò che contraddistingue la giovane piattaforma a metà tra photo sharing e content curation è la lungimiranza che sta dimostrando nel ritagliarsi, fin da subito, un modello di business che gli garantisca prosperità.

Ma come, direte voi (e non solo voi!). Il sito è gratuito, non c'è ombra di pubblicità e i gift (le immagini-catalogo con tanto di prezzo, per intenderci) sono alla portata di tutti (provate ad aggiungere un prezzo in $ o € nella descrizione di un immagine e vedrete con i vostri occhi).

E allora?

E allora Josh Davis ha svelato il semplice arcano...
If you post a pin to Pinterest, and it links to an ecommerce site that happens to have an affiliate program, Pinterest modifies the link to add their own affiliate tracking code. If someone clicks through the picture from Pinterest and makes a purchase, Pinterest gets paid. They don’t have any disclosure of this link modification on their site, and so far, while it has been written about, no major news outlet has picked up on the practice or its implications.
La risposta sta tutta in un programma "segreto" (o quanto meno tacito dal momento che non si menziona da nessuna parte all'interno del sito) di affiliazione che coinvolge i pin degli utenti che rimandano a possibili acquisti online, sui quali il social network si prende una percentuale.

Dunque niente pubblicità ma affiliazione, al di fuori del solito triangolo dell'advertising tutto "interruzione - profilazione - impression", ma aggiungendo un costo di "intermediazione" al processo di acquisto online che nasce dentro il social network e si conclude nei siti di ecommerce dei partner.

Siamo ancora lontani da un "qualcosa di diverso", auspicato dal sottoscritto qualche tempo fa, eppure la pragmaticità di Pinterest (paragonatela per esempio al "difficile" business model di Twitter...) rappresenta un'importante novità per le dinamiche "tutto fumo e poco arrosto" tipiche dell'universo delle "social start-up".

In attesa di capirne di più, vi invito ad espirmere un'opinione sulla questione...


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mercoledì 8 febbraio 2012

Giornalisti e social web? Non ci siamo

E' sempre più evidente il fatto che il giornalismo necessiti di una lezione sulla maniera più appropriata di abitare il social web ed in particolar modo sulle spesso indigeste specifiche dinamiche di Twitter.

Sta diventando, purtroppo, abitudine trovarsi di fronte a strafalcioni grossolani di matrice giornalistica causati da un utilizzo non corretto dei social media.

Il caso Alemanno è solo l'ultimo e più plateale (non tanto per il falso profilo, quanto per il fatto che tra gli utenti che hanno "abboccato" non c'era solo Rita Dalla Chiesa ma anche "La Repubblica" di Roma!) di una lunga serie. Chiedete a Giovanna Gallo per un altro esempio di simile tenore.

GB Artieri lo chiama sbrigatismo informativo, Alessandra Farabegoli (invitando la categoria a formarsi!) "sbrigativismo". Io dico che siamo di fronte a dimostrazioni di scarsa professionalità e a gravi peccati di presunzione.

Se non può e non deve essere un delitto il non saper usare Twitter o Facebook per un giornalista (tralasciando anche che lo stesso ruolo del giornalista nel 2012 potrebbe prevedere anche una serie di competenze di questo tipo...), lo è invece affrontare il proprio mestiere senza un minimo di buon senso, interpretando, a proprio piacimento, le dinamiche di un canale di comunicazione così specifico.

La conclusione è spesso la medesima (a proposito di buon senso): nulla si inventa e il "fai da te" non premia mai.

E sia chiaro: i "social", anche questa volta, non c'entrano niente!

Interessante anche che, poco a poco, qualche redazione cominci a palesare la necessità di una regolamentazione nel rapporto tra giornalisti e social media, anche se per il momento ciò che emerge non è molto incoraggiante.

UPDATE: dopo Sky News, anche BBC ha introdotto una serie di regole per i propri dipendenti, sull'utilizzo dei social media.


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martedì 7 febbraio 2012

Testando Volunia...

Stendendo un velo pietoso su una delle presentazioni più brutte (e già fin troppo criticate!) nella storia del Web, finalmente in serata ho avuto accesso a Volunia da utente e mi sono messo a "testare".

Riporto qui di seguito, con un briciolo di spiegazione, alcune considerazioni istintive fatte in diretta (su facebook e twitter), scoprendo le varie funzioni del "motore di ricerca":

La grafica è bruttina. Non sono un grafico, è vero. Ma la qualità dell'interfaccia di Volunia lascia parecchio a desiderare. Poi l'idea delle mappe visuali dei vari siti (graficamente un misto tra farmville e sim city), che dovrebbe rivoluzionare la maniera di navigare, non mi appare nè bella nè utile.

La ricerca è ingiudicabile. Troppa poca pertinenza per il momento. Qualsiasi ricerca, anche la più banale, offre risultati qualitativamente scarsi. Poi niente YouTube, Facebook o Twitter, per il momento: "Il sito web non supporta la tecnologia iframe". Ma ci sta siamo in "pre-beta".

Interessante l'idea di chattare subito con chi sta consultando il tuo stesso sito. Viene sfumato il concetto di community facebookiana per tornare un pò al passato. Si, diciamo che in molte cose mi sembra che filosoficamente si stia cercando di fare un passo "indietro": chat e community per interessi. Per dirla con le parole di Mafe De Baggis (leggetevi World Wide We), direi in piena fase delle "web community anni 90".

Emergono subito enormi dubbi sulla questione privacy. Chi vuol "far sapere" sempre e comunque che cosa sta consultando? Non è obbligatorio ma sembra una funzione su cui a Volunia puntano molto.

La scorciatoia multimediale non è male. Ecco se devo trovare qualcosa che mi è subito piaciuto è proprio la possibilità di avere direttamente a disposizione tutto il contenuto multimediale che c'è in un sito senza doverlo cercare e trovare, pagina per pagina. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma con qualche buona possibile applicazione.

Tirando le somme... il progetto ha un non so che di vintage, di anacronistico quasi. Dalla grafica alla filosofia passando per la struttura. E poi, chi si aspettava un social layer... si è trovato davanti ad un chat layer...

Dimenticavo una cosa: anche stavolta niente semantica. Purtroppo.

Eppure leggendo il sempre pungente Mantellini sull'argomento, credo di non essere il solo a sentire questa esigenza...
Se c’è una cosa che ci è mancata – a noi power user ed anche agli user meno power – in questi dieci anni di strapotere di Google, è una alternativa concreta al motore di Mountain View (ora qualcuno dirà Bing, stiamo ancora aspettando). Se c’è una scommessa che interessa tutti, in tutto il mondo oggi, è quella di avere nuovi strumenti di ricerca e filtro dentro il mare immenso delle pagine web. Bene, se così davvero va il mondo, di una cosa siamo abbastanza certi: che un nuovo Pagerank illuminato non potrà essere composto mediante i consigli dei nostri amici. Non abbiamo amici abbastanza intelligenti. M.Mantellini su "Il Post"


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venerdì 3 febbraio 2012

Facebook: un'identità a suon di "slogan"

E così Facebook sbarcherà in borsa. Non sono un'esperto di finanza (anche se ogni tanto ci scherzo!) pertanto non mi soffermerò su questa specifica notizia. Quello che mi ha molto incuriosito invece è la lettera, scritta da Zuckerberg ai futuri investitori dell'azienda, lettera che ha accompagnato il tam tam burocratico di documenti, cifre e numeri.

Ho letto il documento (anche) nell'eccellente traduzione del Tagliaerbe e mi ha colpito l'enorme utilizzo da parte di Mr Facebook di "motti" e "slogan" molto enfatizzati, quasi a voler delineare l'identità del gigante blu per immagini condivise.

Mossa da gran oratore, mi verrebbe da dire.

Ecco tutti gli slogan utilizzati da Zuckerberg nella lettera:


"Tha hacker way", riferendosi alla cultura da "hacker" che sostiene le fondamenta del progetto con un'aproccio alla creazione sempre perfezionabile, in beta perpetuo insomma.

"Done is better than perfect", riferendosi all'obiettivo primario della velocità di esecuzione e rilascio degli aggiornamenti. Motto perfettamente in linea con quella che è la strategia di evoluzione della piattaforma.

"Code wins arguments", sottolineando il fatto che a Facebook si predilige creare prototipi anche imperfetti, invece di discutere per giorni sull'idea.

"Move fast and break things", che richiama l'idea di irruenza e di rapidità anche a costo che non tutto fili sempre e comunque liscio.

"The riskiest thing is to take no risks" la paura di compiere errori non può essere un freno per le aziende. Sbagliando si impara... Insomma.


Molto interessante anche soffermarsi sulla chiosa finale, con il focus su quelli che possono chiaramente definirsi i cinque comandamenti di Facebook:

  1. Focus on Impact - Focalizzarsi sulla soluzione ai problemi più importanti

  2. Move Fast - Muoversi velocemente

  3. Be Bold - Pensare in grande

  4. Be Open - Libertà totale di accesso alle informazioni

  5. Build Social Value - Costruire valore sociale

E voi, che cosa ne dite?


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giovedì 2 febbraio 2012

Comprarsi la salvezza su Ebay...

D'accordo che le vie del Web sono infinite e va bene che in questi giorni stiamo assistendo a catastrofi di tutti i generi ad ogni latitudine, ma questa cosa qui di comprarsi su Ebay la salvezza nel "giorno del giudizio" (in un asta che parte dalla modica cifra di 100.000 €)... non potevo non condividerla!

La traduzione (purtroppo il tedesco non è nelle mie corde...) dell'offerta, fornita gentilmente da Stampa Libera, poi è davvero una chicca...
Giorno del Giudizio - disastri - GuerraOfferta per una prenotazione di un posto sicuro in cui vivere.

In un luogo segreto (nel nord della Germania), possono essere ospitati ancora 17 individui per un totale di 50 persone per almeno 5 anni con una dotazione indipendente .
Se l’evento accadesse , sarete informati in modo tempestivo per presentarvi nel luogo entro 24 ore.

Non più di 10 chilogrammi di bagaglio per persona ammessi!

In questa asta sarà offerto un posto per sopravvivere!

L’offerta è valida solo per le aree entro il confine tedesco e limitrofe.
Inoltre, il prezzo è stato ridotto drasticamente.


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mercoledì 1 febbraio 2012

Ipse dixit (de Google disputandum...)

Seguo con enorme interesse le vicende di Google, perchè ci riguardano troppo da vicino (non solo da internauti!) per poterle lasciare in disparte.

Nelle ultime settimane ho evidenziato grande perplessità sulle ultime prese di posizione, più o meno evidenti, a Mountain View. Poi ho avuto la fortuna di "discutere" le mie opinioni (nella maniera più conforme al social web, ossia via Twitter!) con Luca De Biase.

Dopo qualche giorno Luca pubblica un articolo che va oltre alla social search e si sofferma su privacy, net neutrality e filter bubble.

Ma è soprattutto uno il paragrafo che echeggia nella mia testa, richiamando l'attenzione su qualcosa che vado sostenendo da un pò...
Yahoo! ha cominciato a perdere quando ha moltiplicato gli sforzi per tenere gli utenti dentro il suo "portale". Altavista ha cominciato a perdere quando è arrivata un'alternativa in grado di dare risultati più rilevanti. Google ha stravinto nei primi dieci anni del nuovo millenno. Ed è riuscita sempre a non lasciarsi intrappolare nella gabbia dell'autoreferizialità commerciale. Un eccesso di sfruttamento del suo fantastico servizio potrebbe ritorcersi contro la stessa Google. Purché ci sia un'alternativa. Qualcuno dice che sarà la coppia Microsoft-Facebook. Sarebbe un bizzarro ritorno al futuro. Altri sperano in nuove soluzioni ancora nella mente dei loro creatori.
E, ironia della sorte, tutto ciò coincide con una grossa offensiva promozionale di Microsoft.

Della serie... "la storia che si ripete al contrario"? Ditemelo voi.

UPDATE: Google ha risposto alle accuse di Microsoft.

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