lunedì 28 novembre 2011

#nofreejobs diventa qualcosa di concreto e... utile

"Dare a Cesare quel che è di Cesare". Mi sembra giusto lodare le iniziative del movimento #nofreejobs che sta cercando di trasformare l'impeto tipico dei fenomeni di protesta online in qualcosa di concreto e soprattutto di utile.

Ma prima, mi sembra giusto precisare la mia posizione sul fenomeno #nofreejobs, visto che sono stato chiamato in causa sia in un'intervista di InTime della bravissima Emma Dal Cortivo, sia in un bel post di WikiCulture di Simone Tronconi, non tanto per il "mio" motto che ha contribuito a generare il boom internettiano (il pluricitato "Gratis non si lavora. Si ozia"), quanto per una serie di tweet su cui mi è stato chiesto di essere più esplicito.

Per chiarezza, ecco i tweet in questione:


Ebbene, esplicito lo sono stato proprio nel commento al primo di questi articoli, di cui riporto qualche stralcio di seguito, così da fornirvi un'ampia panoramica delle mie motivazioni:
(...) Perchè mi auspico che #nofreejobs non diventi un progetto promozionale? Semplice perchè sento molto parlare di viralità, di case history, di social media specialist, quando (...) senza il reale problema ed una serie di contingenze non c'è specialist che tenga. Io stesso che ho dato il tanto celebrato motto all'iniziativa, ho solo indovinato quelle 4 parole a casaccio che hanno aiutato a scatenare il putiferio. Sai quanti motti invento al giorno... Questo per farti capire che non ci sono particolari meriti in quella fase, molto casuale e condizionata dal reale bisogno delle persone coinvolte di far emergere un reale problema, anche "coperti" dal filtro del Web e sospinti dalla forza del gruppo (mera sociologia spicciola, ma non lontana dalla verità, credo). I meriti di Cristina &co (io preciso non ho nessun merito poichè ho partecipato solo diffondendo per quanto nelle mie possibilità l'iniziativa!) sono venuti fuori nella fase immediatamente successiva, quando questi ragazzi hanno deciso di investire il proprio tempo per dare una "definizione" un pò più definita e concreta all'impeto emerso. (...) Attenzione perchè tutto può essere facilmente strumentalizzato e il #nofreejobs diventare magicamente l'iniziativa di un gruppetto pronto a farsi pubblicità. Io so che non è così (...). Però sono rischi che a livello strategico non si possono correre. O almeno questo è quello che pensa il sottoscritto.

A qualche giorno di distanza dalle mie parole posso constatare con enorme piacere che le due anime del movimento stanno producendo qualcosa di concreto e utile:
  •  da un lato Cristina Simone e Simone Cinelli coadiuvati dalle splendide competenze dei ragazzi di Web In Fermento hanno messo rapidamente in piedi un'intero progetto comunicativo culminato con un'applicazione per Android che, battendo ogni record, è riuscita già ad aggiudicarsi un premio nel weekend. (qui Video e Presentazione dell'App)
  • dall'altro Simone Tronconi, Mattia Marasco ed il team di Wikiculture, ricercando la via del dialogo partecipato hanno deciso di proporre una lista di 10 cambiamenti da recapitare al nuovo presidente del consiglio. 
Che cosa aggiungere, se non i miei complimenti a tutte le persone che stanno spendendo il proprio tempo libero per promuovere questa giusta causa. Bravi.


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sabato 26 novembre 2011

Non confondersi tra community e social media...


Grazie a Giovanni Scrofani, scopro un articolo un pò "filosofico" che propone un'interessantissima riflessione sulle differenze tra community online e social media, termini semanticamente tanto prossimi, da essere spesso confusi tra loro.

Secondo l'autore, Ben Works, una community online, nella sua essenza, non è altro che...
a collection of people with a common interest, or set of values. They meet online to think and share together. It could be for moral support (a community of military moms), or it could be a group of digital gaming fanboys. Or it could be a bunch of people who like the idea of being completely anonymous online.

Mentre il "Social Media" nella propria accezione più pura sarebbe...
a digital platform that allows real people to socialize with each other in a digital way. These folks create media (messages) that can be disseminated to others in the community or beyond. So in this definition, there is a tie-in with online communities: social media is a platform in which to build an online community off of.



Niente male anche la conclusione sui diversi obiettivi di Community Manager e Social Media Manager...
social media managers are first and foremost interested in brand equity and usually that means selling more stuff. Online community managers, on the other hand, are interested in building relationships – stronger ties amongst their community members.

Credo che la "questione" meriti un approfondimento. Mi piacerebbe sapere come la pensate e... discutiamone insieme.



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giovedì 24 novembre 2011

Due facce della stessa (social) medaglia

Scopro da una ricerca di BrightEdge che su oltre il 50% dei primi 10.000 siti al mondo sono presenti, in qualche modo, bottoni o plug-in sociali (Facebook Like, Tweet, +1, Linkedin Share e derivati!).

Ciò significa anche che su quasi il 50% di questi siti non c'è traccia di "social".

Dati contrastanti, in qualsiasi modo li si voglia guardare, su cui mi piacerebbe riflettere insieme a voi...

Di lavoro da fare ce n'è e come essendo ben lontani da una paventata saturazione nel settore. A meno che le aziende non vogliano avere niente a che fare con il social media marketing.

E sarebbe un peccato.


Fonte immagine e approfondimento: reyt.net


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mercoledì 23 novembre 2011

Si fa presto a dire... "don't be evil"!

Oggi, commentando l'ultimo incredibile Doodle di Google, riflettevo sulla strategia tutta "bastone e carota" di Google...

Sebbene l'utente medio percepisca quasi esclusivamente il "lato carota", concetti (peraltro già ampiamente espressi in queste pagine) come googlefobia, monopolio, cannibalismo digitale e oligarchia pubblicitaria non possono essere tralasciati, se non altro per una questione di completezza del fenomeno.

Si fa presto a dire "don't be evil" (anche considerando gli obiettivi dichiarati)...

E siccome ci sono pochi strumenti di divulgazione e volgarizzazione che hanno la forza del video, eccovi servita una bella panoramica sulla questione...


Mi piacerebbe sapere la vostra opinione.


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martedì 22 novembre 2011

Tumblr e... l'acqua calda

Fa piacere scoprire che due tra le migliori Web Agency in Italia, operanti con successo nel settore social, dedichino oggi, e per lo più in contemporanea, ampio spazio a Tumblr e alle enormi potenzialità di questa piattaforma di (micro)blogging in continua e rapidissima ascesa.

Fa ancora più piacere per il sottoscritto che, già qualche mese fa, anche prima della "scesa in campo" di Obama, ne ravvisava già il valore. E non tutti erano d'accordo (dai un'occhiata alla bella discussione che si è accesa nell'articolo in questione)...

Cliccare per credere: Tumblr: i segreti di un successo mondiale!

Per completezza, riporto anche qui il "succo" di quel post: i "plus" di Tumblr...
  1. Tumblr è un ibrido tra una piattaforma di (micro)blogging ed un social network
  2. Tumblr ha un'impostazione grafica molto curata
  3. Tumblr si integra alla perfezione con gli altri Social Network
  4. Tumblr ha una community effervescente
  5. Tumblr ha una versione mobile ottima
  6. Tumblr è semplice, usabile versatile ed elastico

...e per non farvi mancare niente ecco anche gli articoli dei colleghi (rispettivamente) di We Are Social e Websolute, che offrono ulteriori chiavi di lettura sul fenomeno:

[Infographic] Tumblr: +218% in dodici mesi. Ma non sono solo numeri…
Fashion blog? No grazie. Meglio Tumblr

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lunedì 21 novembre 2011

Personal Branding in Italia: come influisce sull'occupazione?

Qualche giorno fa, ho pubblicato in anteprima una ricerca condotta da Viadeo, riguardo al personal branding in Italia.

Se la prima infografica della ricerca si concentrava sull'importanza della Web Reputation in chiave blogging, oggi propongo la seconda sintesi grafica, che si focalizza invece sull'influenza del brand personale per la ricerca di un'occupazione. A voi le valutazioni... (clicca sull'immagine per ingrandirla!)



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venerdì 18 novembre 2011

All they need is love...

Capito per caso su un'infografica che non posso non condividere.

Si analizzano gli step strategici che portano un'azienda dall'applicazione del Social Advertising, contraddistinto da dinamiche promozionali "quantitative" al WOM marketing, vera essenza del Social Media Marketing di qualità.

Il tutto si potrebbe riassumere con una perifrasi anglofona tanto cara ai "social markettari" negli ultimi tempi:
"da Like a Love".

E per i brand (i pochi che ci riescono...) è tutta manna.



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giovedì 17 novembre 2011

Engagement su Facebook: immagini Vs video

Che cosa si condivide di più su Facebook? Immagini o video?

E' una domanda a cui ho cercato di dare risposta negli ultimi giorni, supportato da dati online che provassero quale tipologia di post garantisca statisticamente il maggior numero di reazioni (like, condivisioni e commenti) da parte dell'utente

Reputo che sia un'informazione molto interessante per quelle aziende (o professionisti) che costruiscono e seguono un "piano editoriale" ben delineato anche nelle loro presenze sociali.

Ciò su cui mi interessava maggiormanete soffermarmi era la "sfida" tra immagini e video, i contenuti che più di tutti dominano le bacheche di Facebook. Devo dire che ciò che ho "recuperato" mi appare estremamente interessante da condividere e analizzare insieme.

Le immagini portano un maggior numero di reazioni agli stimoli. E più che alle parole vorrei lasciare spazio ai dati raccolti (sotto i 3 grafici, trovate le fonti)...





Tutte le statistiche che vi ho proposto indicano chiaramente che sono le immagini a costruire un maggiore engagement con l'utente, rispetto ai video.

Ma perchè?

A mio parere, il risultato non deve sorprendere soprattutto per due motivi:
  • Rispetto ai video le immagini possono veicolare una comunicazione molto efficace e ad alto tasso di coinvolgimento in maniera più immediata a livello temporale (guardare un'immagine prende meno tempo che guardare un video) e con meno impegno per l’utente (guardare un video implica un grado di attenzione maggiore).
  • I video sono più "pesanti" dal punto di vista "tecnico". Pensate alla sensazione che provate quando guardate un video con una connessione scarsa. Fastidioso direi... L'immagine non ha problemi di pesantezza, o di formato ed è sempre visibile su qualsiasi tipologia di dispositivo (pensate anche alla consultazione da smartphone o da tablet).
C'è poi un terzo motivo, molto probabilmente insito nelle dinamiche stesse della piattaforma di Zuckerberg, ben approfondito scientificamente dal team di FbStrategy e sintetizzato benissimo nelle seguenti parole:
In altre parole, Facebook fa in maniera tale che le immagini siano sempre visualizzate un maggior numero di volte e lo fa di default (da FbStrategy.it)
Molto interessante direi: mentre tutti bramano strategie di video marketing alla ricerca della viralità, su Facebook per il momento, le immagini sembrano premiare maggiormente in termine di risposta agli stimoli.

Che cosa ne dite?


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martedì 15 novembre 2011

Tra Web Marketing ed "anticorpi"...

Non potevo proprio non sottolineare e condividere un interessantissima ricerca di TNS (promossa da Vincenzo Cosenza, nel suo blog), secondo cui, a causa del brand divide, ci sarebbero paesi del mondo in cui dovrebbe essere chiaramente più facile fare il nostro mestiere.

In questi paesi gli utenti non avrebbero ancora sviluppato abbastanza "anticorpi contro il web marketing" e pertanto sarebbero più sensibili a strategie aziendali di branding online.
L’ultima ricerca TNS (azienda del gruppo WPP di cui faccio parte) mostra un mondo in cui gli abitanti dei paesi più sviluppati hanno iniziato a sviluppare degli anticorpi verso le malìe delle aziende, mentre quelli in via di sviluppo sono più propense a dar credito alla presenza dei brand online. (da Vincos.it)

Che sia giunto il momento di emigrare?


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lunedì 14 novembre 2011

Personal branding in Italia: una ricerca di Viadeo

Qualche mese fa sono stato interpellato da Viadeo (il maggiore concorrente di LinkedIn), in qualità di opinion leader del settore "Comunicazione 2.0, Marketing e Social Media", per partecipare ad un'interessante ricerca sul personal branding in Italia.

Ecco in anteprima i risultati, raccolti in un'infografica dal team di Viadeo Italia...



Nonostante la ricerca sia stata condotta su un numero esiguo di blogger, risulta quantomeno interessante valutare l'importanza del personal branding per soggetti ad "alta consapevolezza" (ricordo che tutti gli "intervistati" fanno parte del "settore Web"):
  • per 4 su 10 degli intervistati il personal branding rappresenta un lavoro, per 3 su 10... una sfida;
  • secondo gli intervistati i blogger italiani curano abbastanza la propria web reputation;
  • Klout e Peer Index sono gli strumenti maggiormente utilizzati per "misurare" l'influenza online (altro concetto strettamente connesso);
  • tra i consigli per costruire e mantenere un brand personale davvero professionale (scusate l'ossimoro) spiccano l'essere aperti a informarsi, comunicare e sperimentare, da un lato e di fare molta attenzione a privacy, target coinvolto e gestione delle criticità dall'altro.
  • tra i blogger italiani accreditati di una gestione eccelsa del personal branding troviamo Robin Good, Gianluca Diegoli, Luca Conti,Rudy Bandiera, Tommaso Sorchiotti, Caterina Policaro e Vincenzo Cosenza.



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sabato 12 novembre 2011

Social Network United...

Si è discusso e parecchio (in questo spazio, ma un pò in tutta la blogosfera) di "convergenza Vs verticalizzazione" per quanto riguarda le scelte delle varie piattaforme di social networking e di come la tendenza dei player più importanti del settore sia quella di omologarsi, piuttosto che differenziarsi.

Naturalmente, soprattuto, tra i "piccoli" c'è chi fa la scelta strategica opposta, rivolgendosi ad uno specifico target di riferimento, con obiettivi ben delinieati.

Un esempio di specializzazione? Il "Facebook del Manchester United"...

Certo che con così tanti milioni di potenziali utenti (i fan dei Red Devils) nel mondo sono, secondo Wikipedia, un numero stimato tra i 75 e i 330 milioni!), forse "social network di nicchia" non è la definizione più giusta per descrivere la piattaforma in costruzione!


Fonte immagine in alto: gbposters.com


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venerdì 11 novembre 2011

Web Advertising: hai detto oligarchia?

Magari vi può essere utile sapere che (secondo Business Insider) 5 compagnie controllano attualmente il 64% del Web Advertising. Non trovo migliore parole per definire tutto ciò che...

...oligarchia.

Ovvero secondo definizione wikipediana,...
... il sistema di governo imposto da un gruppo ristretto di persone ed è anche detto Governo di Pochi, nel quale vi è più un interesse proprio dei componenti.
Nell'antica Grecia il termine oligarchia indicava principalmente il governo di una classe scelta in base al censo, invece che alla nascita, requisito essenziale del governo di matrice aristocratica.
Riflettiamo gente. Riflettiamo...

Update: mi fanno notare di evidenziare il fatto che nel grafico si parla di "revenue", ossia di entrate derivate dalla pubblicità. La precisazione comunque non muta la sostanza.


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mercoledì 9 novembre 2011

#nofreejobs: il network si fa sentire

Tutto nasce da un post degli amici di Wikiculture, sempre in prima fila quando si tratta di educazione all'innovazione, che denunciano il tema dei copywriter malpagati (e mi sto sforzando di usare un eufemismo), la punta di un iceberg a forma di stage non retribuiti, promosse non mantenute, contratti non firmati. Problematica si trasversale, ma particolarmente sentita nel nostro settore.

Il problema è troppo importante per essere ignorato. E noi non ci stiamo.

La "denuncia", capitanata dallo spirito organizzativo di Cristina Simone (la mia prima guest blogger!), prende vita in una community su Facebook, un profilo su Twitter e soprattutto un hashtag, ovvero una chiave che ci contraddistingue e ci raggruppa: #nofreejobs


Il motto porta il mio marchio di fabbrica: "Gratis non si lavora. Si ozia". Poi grazie all'impeto del network e al gran lavoro degli amici di Web in Fermento, finiamo tra gli argomenti più discussi (su Twitter) in Italia. Ne parla anche Linkiesta. Giusto. Perchè la questione è importante. Troppo per lasciarla ancora nel dimenticatoio.

La "riflessione partita dai 50 centesimi a blog" si sta allargando. E' il momento di discutere, di capire, di prendersi tutti anche le proprie responsabilità. Il social web ce lo permette, la nostra professionalità ce lo deve imporre. L'occasione è ghiotta e non va persa.

Diamoci dentro...


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lunedì 7 novembre 2011

G+ per aziende? E meno male che dovevano sorprenderci!

Arrivano le tanto attese pagine aziendali di Google +.

E meno male che dovevano sorprenderci...

Date un'occhiata al layout e noterete più di qualche somiglianza con qualche cosa di già ampiamente conosciuto...


Almeno le 5 immagini in alto se le potevano risparmiare. Ma d'altronde proprio oggi si dibatteva sulla convergenza che le piattaforme preferiscono di gran lunga alla specializzazione (o verticalizzazione se volete).

Per lo meno ora abbiamo la certezza che G+ sarà uno strumento (anche) per aziende. Cosa che dopo le ultime confuse mosse non era tanto scontata!

Per ulteriori considerazioni (qualcosa di buono c'è, vedi Direct Connect), condivido il video di presentazione del servizio e vi invito a consultare il blog di Vincos che per primo ha dato la notizia nella blogosfera nostrana.





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domenica 6 novembre 2011

Bravi tutti! (#Genova)

Genova è una città piena di difetti. Troppo lunghi elencarli tutti...
E i Genovesi poi... scontrosi, chiusi, tirchi e "mugugnosi"... Meglio lasciar perdere...

Eppure tutti siamo scesi in strada. Pale, stivali, guanti sotto mano e via. A far sentire a quelle persone che hanno perso tutto che noi c'eravamo. Uniti, come solo una tragedia ti può far unire...

Una marea di volontari, talmente tanti, che la protezione civile fa fatica a prendere tutti i nominativi e chiede di aver pazienza (mai vista una roba del genere!). Magari a tratti un pò confusionari, ma con una disponibilità infinita per la propria gente e la propria città.

E anche il social web ha fatto la sua parte (magari ve ne parlerò, con calma, nei prossimi giorni). Tanta solidarietà, tanta comunicazione là dove i telefoni smettevano di funzionare.

Mi son nasciûo zeneise e... no ghe mòllo, se vogliamo riassumere in un motto nostrano tutta la giornata.

Bravi tutti!

p.s. quando tutto questo casino sarà finito, trofie al pesto e focaccia per tutti!


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giovedì 3 novembre 2011

Social: altro che verticalizzare... è la convergenza la chiave!

Se prima eravamo dinnanzi ad un'ipotesi. Mi appare chiaro che sia stata ampiamente confermata: è la convergenza (lato utente direi integrazione, come sostiene il sempre ottimo A Giovanni Vitale) la chiave del Social Web e soprattutto la chiara direzione intrapresa dalle piattaforme di networking sociale.

La tanto acclamata verticalizzazione stenta evidentemente a "decollare".

E se qualche tempo fa discutevamo di Google che giocava a fare il Facebook e Facebook a fare il Foursquare, oggi ci troviamo un LinkedIn che trasforma le pagine aziendali sul modello di quelle facebookiane (Twitter sembrava sul punto di farlo!), dimenticandosi di una staticità insita alla piattaforma, e lo stesso Google che avanza con un progetto sociale non ancora ben definito (un pò Facebook, un pò Twitter e ora anche un pò LinkedIn) contraddicendosi ogni due giorni sulla strategia (è un social per utenti base, per marketers o per aziende?!?).

E di verticalizzazione... neanche l'ombra.

Ho spesso parlato in questo blog di convergenza nel social web, fenomeno che avverto da parecchio tempo (ammetto di non essere il solo ad avvertirlo!). Pertanto se vi siete persi qualche riflessione sul tema vi invito a rileggere questi post:

La convergenza dei Social Network (un'altra prova)
Continuavano a chiamarla...convergenza
Social Web: bandoli, matasse e rivoluzioni
Corsa ai "social" armamenti...

Inoltre segnalo:

La strana convergenza dei Social Network e La Convergenza Evolutiva dei Social, ottimi articoli di Fabio Lalli.


Fonte immagine: finanzaonline.com


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mercoledì 2 novembre 2011

Social? Attenti a dove li consultate!

Per una volta non è questione nè di privacy, nè di spam, nè di hacking dei propri account sociali...

Ford, una delle grandi aziende attive in "ambito social", ci sorprende con una geniale campagna che pone l'attenzione sul pericolo di consultare i propri account mentre si è al volante.

Insomma... Va bene che siamo nell'epoca del "always on" ma la propria vita vale ben più di un aggiornamento.

Ecco tutte le immagini della campagna (recuperate qui)









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