sabato 29 gennaio 2011

Strategie Social da NON copiare (di @cristinasimone)




Seguo il blog di Paolo Ratto da qualche mese e mi piace, perché c'è sempre tanta buona e puntuale informazione! Io non ho un mio blog… Ogni tanto ci penso e lo metto nella "to do list"... ma poi il tempo non ce l'ho mai!

Ieri Paolo mi dice: "Dato che non hai un blog ti presto il mio!" .. divertente mi sono detta! Grazie Paolo.. ed ecco spiegato il perché di questa mia incursione nel suo(questo) blog.

@cristinasimone è Cristina Simone, 28 enne trapiantata a Milano per fare la Social Media cosa..(mi trovate qui)

Ma voglio essere una brava guest blog,per cui arrivo subito al dunque. Oggi parliamo di: “Strategie da NON copiare sui Social Networks. Il caso di Silvian Heach!”

Conoscete tutti questo brand? No problem, la pagina Facebook di Silvian Heach dice che "è un brand dinamico, originale, raffinato e di tendenza prodotto e distribuito da Arav Fashion Spa. Il marchio Silvian Heach è il risultato brillante ed innovativo del lavoro di un team di professionisti”. (Mi concedo già di fare l’irriverente e mi/vi chiedo: anche quelli del web marketing faranno parte di questo team?).

Fatto sta che l’azienda decide di assumere come testimonial per la nuova collezione primavera/estate 2011, l’amatissima e, allo stesso tempo, odiatissima Chiara Ferragni, fashion blogger Milanese di The Blonde Salad.

Sulle pagine facebook di Chiara e Silvian Heach iniziano a comparire le prime foto dei cosidetti “outfit”: PATATRAC!! Alle fan la Ferragni non piace e lo scrivono sull wall di facebook... PATATRAC bis!
I professionisti del marketing (cfr sopra) che fanno? Ma che domande!! Iniziano a cancellare i commenti che non gli piacciono!!!


Sfortuna loro vuole che ci sia anche Susy, blogger di Talk is Cheap, tra quelle a cui hanno cancellato i commenti! Susy, però, non ci sta e scrive un bel post che potete leggere qui e .. il buzz fa il resto!!

In poche ore la bacheca di facebook del brand si trasforma in una vera e propria battaglia digitale tra le ragazze che criticano la nota fashion blogger, le foto troppo ritoccate e poco vere e l’azienda incapace di rispondere se non con frasi banali del tipo “il mondo è bello perchè è vario!”.

Da Social Media Specialist non posso che essere INDIGNATA e SCONCERTATA da questa strategia (???) Social! Eh si perchè quando un brand, piccolo o grande che sia, decide di essere sui social networks deve essere consapevole tanto delle potenzialità, quanto dei rischi a cui può andare incontro!

Non si va sui SOCIAL NETWORK se non si vuole ASCOLTARE, PARLARE, COINVOLGERE i propri consumatori/clienti.
Non si va sui SOCIAL se non si ha una strategia.
Non si va sui SOCIAL se non si ha intenzione di essere TRASPARENTI.

Silvian Heach è, purtroppo, una Case History di INSUCCESSO sui SOCIAL MEDIA.
Cosa poteva fare?
  1. Informarsi sulla Ferragni (sul suo blog/pagina facebook succede di tutto) per avere pronta una strategia da utilizzare per le anti-Ferragni;
  2. Coinvolgere le fan, far scegliere loro la testimonial che meglio le rappresentasse;
  3. Ascoltare e non bannare le fan che criticavano la scelta.
Cosa può fare adesso Silvian Heach?

Cambiare SUBITO strategia e .. chiedere una consulenza a me e Paolo!

Leggi anche la nota che ho scritto su facebook



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venerdì 28 gennaio 2011

Lo strano rapporto tra Italia e classifiche


Strano rapporto quello tra l'Italia e le classifiche...

Non pervenuta in quella dell'information technology applicata al turismo....

Ottantesima in quella dei paesi in cui è più facile fare affari...

Ventiduesima in quella della velocità di connessione su Internet...

Ultima in quella del benessere...

Nona in quella del numero di utenti iscritti a Facebook...

Prima in quella del numero di auto blu!

Poeti, santi, navigatori,... Social Addicted e Politici?

Riflettiamoci va...

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giovedì 27 gennaio 2011

In questo mondo di... grafi (sociali)!

In ambito Web, sentiamo sempre più spesso parlare di grafi, soprattutto quando si parla di network sociali e delle connessioni tra i nodi che compongono tali reti.

Ma che cosa sono e come vengono utilizzati all'interno del Social Web, tutti questi grafi?

Wikipedia alla voce grafo riporta...
I grafi sono strutture matematiche discrete che rivestono interesse sia per la matematica che per un'ampia gamma di campi applicativi. In ambito matematico il loro studio, la teoria dei grafi, costituisce un'importante parte della combinatoria (...). I grafi si incontrano in vari capitoli dell'informatica(ad esempio per schematizzare programmi, circuiti, reti di computer, mappe di siti). Essi inoltre sono alla base di modelli di sistemi e processi studiati nell'ingegneria, nella chimica, nella biologia molecolare, nella ricerca operativa, nella organizzazione aziendale, nella geografia (sistemi fluviali, reti stradali, trasporti), nella linguistica strutturale, nella storia (alberi genealogici, filologia dei testi).
Il termine grafo, o piuttosto la sua traduzione inglese graph, è divenuto popolare, nel nostro settore, quando, da aprile 2010, Facebook ha lanciato l'Open Graph, studiato per collegare al Social Network tutte le pagine esterne (potenzialmente tutto ciò che c'è sul Web) e per trasformarle, a tutti gli effetti, in Facebook Page.

L'Open Graph rappresenta il gioiello di casa Zuckerberg dalle mille potenzialità business. La dettagliata profilazione degli utenti, arricchita da dati strutturati anche a livello semantico (me ne sto occupando in un progetto collaborativo sul Social Semantic Web di cui vi parlerò nei prossimi giorni) lo rende uno strumento potentissimo di marketing.

E' importante che gli utenti comincino a percepire l'importanza delle proprie connessioni (oltre che dei propri dati). Ci sono alcuni strumenti attraverso i quali si può arrivare a  ricavare il grafo delle proprie relazioni sociali, intessute all'interno di Facebook, Twitter e LinkedIn.

Per Facebook si può utilizzare questa applicazione, direttamente dal proprio profilo (attenzione alla cessione dei dati!). Ecco uno screenshot...


Per Twitter, questo è lo strumento e questo è il risultato...


Non poteva mancare anche una mappa delle connessioni professionali. Direttamente dai laboratori di LinkedIn, ecco InMaps e questo è ciò che otterrete...

Si tratta di 3 semplici applicazioni che oltre a dare una grafica accattivante allo spettro delle nostre relazioni sociali, ci permettono di riflettere anche sull'utilizzo quotidiano dei Social Media e su quello che è un mondo ormai intasato di connessioni tra entità individuali, aziendali, eventi e prodotti/servizi.

La parola d'ordine, a mio parere, deve essere consapevolezza.

Che cosa ne pensate? Discutiamone insieme!

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mercoledì 26 gennaio 2011

Web: visioni ironiche (ma non troppo...)

Come al solito, il team di The Oatmeal si dimostra eccezionale e pubblica una serie di infografiche sullo stato attuale del Web. Impossibile non condividere alcune di queste visioni ironiche (ma non troppo...).

Facebook... l'ingordigia e i continui aggiornamenti di layout!



Yahoo... il "grattacapo Delicious" e alcune scelte non sempre azzeccate!


Groupon... e l'impresa di trasformare i giovani in assidui utilizzatori di buoni offerte!


Sulla pagina di Oatmeal potrete trovare le "ironiche" situazioni attuali anche di Google, Apple, Tumblr, Netflix e Html...

Che ne dite? Ironici ma non troppo. Direi che ci hanno preso in pieno!

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martedì 25 gennaio 2011

Foursquare: superata la nicchia?

Probabilmente, sorpassati i 5 milioni di utenti (ora siamo a 6...) e svelata una diffusione mondiale abbastanza capillare (negli stati centro-orientali Usa, in una larga parte dell'Europa e in Giappone densità di check-in altissima), il fenomeno Foursquare potrà avvalersi del titolo di sorpresa dell'anno e abbandonare definitivamente l'etichetta di applicazione di nicchia...

L'infografica con i risultati 2010, pubblicata dal team di Crowley, sta facendo il giro del Web lasciando aperte le bocche anche dei più scettici... (clicca sull'immagine per ingrandire).


Certo ci sono ancora "zone d'ombra" e il servizio dovrà guardarsi le spalle da quel furbetto di Zuckerberg che sicuramente starà pensando a come sviluppare strategie alternative per Facebook Places.

Ma quegli oltre 381 milioni di check-in (+ 3400 % !!!) pesano come un macigno...


E le mie personali (ma non solo) perplessità su falsi check-in e sulla privacy piuttosto paradossale dei servizi di "geolocalizzazione social" sembrano, per il momento, poco recepite dagli utenti...


Secondo voi è stata superata la fase in cui Foursquare veniva considerato prodotto di nicchia?

La discussione è quanto mai attuale e il vostro parere non solo è apprezzato ma anche caldamente sollecitato e che... la conversazone continui!


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lunedì 24 gennaio 2011

Un marketing da... barboni!

Pensateci...

C'è una categoria di persone che ha a disposizione un intervallo davvero scarso, in termini di tempo e di spazio, per potersi "promuovere" e raggiungere gli "obiettivi prefissati". Nessuno più di loro ha bisogno che la strategia di marketing adottata sia davvero efficace. Ne va della stessa sopravvivenza e molto spesso ciò che hanno a disposizione è solo la creatività personale...

A chi mi riferisco?

Ai "barboni" e a ciò che il team di ConseilsMarketing.fr ha definito ironicamente... un marketing da clochards...

Impossibile non proporvi la geniale immagine che ritrae un gruppo di "senza tetto" che sembra riscrivere, attraverso creatività e genialità dimostrate, le leggi del Marketing moderno... Date un'occhiata...


Geniale davvero! Ci sono tutti gli ingredienti che servono per creare una miscela altamente efficace per il Web Marketing di ultima generazione:
Siete d'accordo? Discutiamone!

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venerdì 21 gennaio 2011

Social Web e turismo: come rispondere alle critiche?

Dopo il post dedicato al Social Web nel mondo del turismo, in relazione soprattutto al problema delle recensioni pilotate, si è sviluppata un'interessante discussione sui canali che sono solito utilizzare per conversare con gli utenti (i commenti del blog, Twitter e la pagina Facebook).

Oggi, cogliendo l'occasione per rispondere ad una richiesta fattami da due lettori, voglio occuparmi invece delle modalità più idonee di risposta alla critiche, nelle recensioni stesse. Soprattutto se queste opinioni negative hanno l'aria di essere fortemente "manovrate"...

Ma torniamo alla richiesta di Michela e Davide, anche loro possesori di un blog specializzato in recensioni di ristoranti (senza scopo di lucro o affiliazione), che si sono trovati, tra i commenti di una struttura che avevano molto apprezzato, un commento piuttosto negativo...

Eccolo il problema tipico delle strutture turistiche (alberghi e ristoranti in primis), collegato al mondo di internet! Anche se in questo caso la recensione negativa incontra la reazione della coppia di blogger (e non di rappresentanti del risorante stesso) interessati difendere la propria reputazione di "buone forchette".

Ma come possono due giudizi essere tanto diversi tra loro?

Davide se lo è chiesto ed ha deciso di intervenire, sia sul proprio blog sia sulla pagina Facebook integrata, nella maniera più "social" possibile: esporsi totalmente al commento della massa, invitando a commentare chi avesse avuto esperienze direttamente collegate al ristorante in questione.



Purtroppo in questi giorni non ci sono stati altri interventi tali da rendere ancora più "saliente il caso".
Mi interessa però riflettere su quali siano in queste situazioni (o in casi simili, d'altronde mi sembra che il "succo" sia chiaro) le strategie migliori di risposta ad una critica negativa?

Io ho individuato queste caterie di risposta:
  • Aprirsi sempre e comunque al dibattito; 
  • Aprirsi ma con dei limiti dati dal buonsenso (e buongusto) dell'interlocutore;
  • Restare piuttosto "coperti", evitando che si crei "buzz" su una criticità;
  • Difesa totale, ignorando i commenti o peggio censurando.
Io mi sento di professarmi totalmente d'accordo con la strategia di Davide che, sicuro di ciò che ha visto (e mangiato), ha invitato la community ad esprimere i propri pareri, sicuro di ricevere comunque dei feedback positivi. In occasioni diverse si può agire con ancora più cautela, soprattutto in casi di estrema criticità e possibilità di essere strumentalizzati. Mai la chiusura totale (e ancor meno la censura). Mai. Tanto se non se ne potrà parlare lì... se ne parlerà da un'altra parte, magari con toni ancora più accesi e difficili da gestire.

E voi che cosa ne pensate? Mi appello un'altra volta agli esperti di Web Marketing turistico che con queste situazione devono convivere quotidianamente, ma anche ai gestori delle strutture stesse, che possono vedersi danneggiate dai contenuti generati in buona o mala fede dagli utenti.


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mercoledì 19 gennaio 2011

Stufo di Facebook? Passa a Twitter!

Stufo dell'invasività di Facebook? Stanco dell'ansia "da tag", che ti lacera in attesa della prossima foto in cui comparirai in uno stato pietoso, senza nemmeno rendertene conto? Passa a Twitter! O almeno questo è quello che suggerisce l'ormai celebre Conchi, vero e proprio fenomeno virale iberico...

"Yo confeso que llegue al Twitter buscando l'anonimado". Così comincia il nuovo spot della Conchi, la irriverente señora di Tabladillo (piccolo paesino vicino a Segovia, Spagna), "guru" delle applicazioni sociali per smartphone e testimonial delle campagne organizzate dal geniale team de El Cañonazo di Madrid.

Dopo Foursquare e lo stesso Facebook, la Conchi spiega l'uso di Twitter, sottolineandone tutti i pregi che l'hanno portata ad abbandonare la creatura di Zuckerberg...
  • Minor invasività e possibilità di anonimato ("Mis estados se comentaban en el bar, envez que en le muro");
  • La velocità nella trasmissione e ricezione delle News ("Que antes de ver la noticias de las tres, ya lo se todo por mi timeline!").
La Conchi si dimostra a suo agio anche tra le difficili espressioni proprie di Twitter: timeline, trending topic, hashtag, follow friday e... unfollow!

Imperdibile... (questa volta pubblico il video con i sottotitoli in Inglese, così anche chi non mastica perfettamente lo spagnolo può rendersi conto della genialità di questa pubblicità).

"El que vale, vale y el que no... pa el Facebook!



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martedì 18 gennaio 2011

Social Web, turismo e recensioni...

Oggi voglio condividere con Voi un'esperienza diretta che mi ha condotto a una riflessione sul Social Web, in relazione al turismo e alle spesso "chiaccherate" recensioni, "figlie" della condivisione e della creazione di contenuti da parte degli utenti (user generated content per dirla all'americana)...

"Galeotta" fu... la ricerca di un ristorante "carino", ad un prezzo ragionevole, in una città che non conoscevo (Pisa, giusto per la cronaca), situazione che mi si è presentata dinnanzi qualche giorno dopo Natale.

All'indomani mi sarei trovato in quelle zone e mi faceva piacere assaporare qualche piatto tipico locale senza andare incontro a brutte sorprese (rapporto qualità- prezzo, soprattutto). Mentre telefonavo ad alcuni amici toscani che mi stavano tranquillamente consigliando, ecco l'illuminazione!

Perchè non testare gli strumenti del Social Web, che hanno (o dovrebbero avere...) la funzione di consigliare l'utente ed aiutarlo a prendere una decisione (in questo caso, TripAdvisor, 2Spaghi, Foursquare, ma anche Twitter e Facebook...)...?

(Metodologicamente parlando...) credo che non esista maniera migliore di farsi un'idea sulle cose, sbattendoci direttamente la testa, col fine di analizzarle e trarre le proprie conclusioni.

Detto. Fatto. Mi sono lanciato alla ricerca, portatile alla mano e l'idea di un ristorante... nella testa.


Preziosissimi e molto dettagliati i suggerimenti arrivati da contatti Facebook e Twitter (ma si parla di contatti personali o professionali, un discorso a parte...). Scarsa invece la presenza, nei due Social Network, di ristoranti della zona con una presentazione accettabile tanto da conquistarmi come cliente.

A quel punto, il grande salto verso gli strumenti specifici del settore! E così via uno dopo l'altro Tripadvisor, Foursquare, Gowalla, 2Spaghi e... chi più ne ha più ne metta.

Risultato?

Ho riscontrato due diverse situazioni:
  • da un lato locali molto commentati, con articoli lunghissimi e ben scritti; 
  • dall'altro ristoranti su cui figurava solamente qualche opinione sparuta. 
La cosa strana è che questi due schieramenti avevano una peculiarità che li accomunava: l'incredibile incongruenza tra una recensione e l'altra, riguardo il medesimo esercizio.

Lo stesso ristorante poteva essere nell'ordine caro, economico, accogliente, rumoroso, da non perdere, da evitare, con personale accogliente, con personale odioso... Allucinante! D'accordo i gusti personali... Ma così l'unico risultato provocato in me è stato quello di farmi chiudere il browser, con irritazione annessa (altro che conversione!).

Il tema false recensioni ( o quantomeno pilotate?) è un altro argomento di cui molti esperti della' "area" Web Marketing Turistico (settore più interessato dal fenomeno, oltre che tra i più vivi nel panorama Social Media Marketing) hanno parlato. TripAdvisor, ma anche concorrenti meno illustri, finiscono periodicamente nell'occhio del ciclone proprio per accuse di recensioni false o pilotate e comunque difficili da verificare (segnalo un video post interessantissimo sul tema di Danilo Pontone).

L'argomento in questione a mio avviso va ad intrecciarsi vistosamente con il dibattito sull'etica nel Social Web, discusso poco tempo fa proprio in questa sede.  Pensate per un momento agli esercizi commerciali vittime di false recensioni, con conseguente perdita dei clienti. Che fare a quel punto?

Mi piacerebbe coinvolgere chi tratta quotidianamente questi temi. Qual'è il rapporto tra turismo ed Internet? Quale grado di fiducia bisogna accordare ai network sociali, nati per consigliarci e per guidarci nelle nostre scelte? In questo caso non siamo di fronte ad una criticità del user generated content (il contenuto creato direttamente dagli utenti)?

Discutiamone insieme e che... la conversazione continui!


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sabato 15 gennaio 2011

Se vi fosse sfuggito... (il Bono di Facebook!)

Date un pò un'occhiata a questo grafico che riporta la divisione delle quote aziendali di Facebook, dopo il tanto discusso ingresso in azienda di Goldman Sachs. Non manca qualche curiosità che magari vi è sfuggita...


Notate niente di strano?

Tralasciando Zuckerberg e altri "soci", divenuti celebri soprattutto grazie alla trasposizione cinematografica, "The Social Network", noterete la presenza di una celebrità che aleggia tra i proprietari di Facebook...


Proprio lui Bono, uno che con gli U2 ha fatto (e continua a fare) la storia della musica.

Ma che ci fa Bono tra i proprietari di Facebook (con un gruzzoletto dal valore ipotetico di 750 milioni di dollari!), vi starete chiedendo...

In effetti me lo chiedo anche io! Non mi sembra un'investimento molto in linea con il personaggio... Qualche idea in proposito?

Via|wwwwery.com

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giovedì 13 gennaio 2011

Foursquare o Places: chi sta meglio?

Era qualche tempo che cercavo dei dati oggettivi sulla sfida tra Foursquare e Facebook Places. Le due "location-based application" continuano a sfidarsi a colpi di check-in e non sembra facile stabilire con chiarezza chi se la stia passando meglio...

Foursquare appare in salute: ha superato da poco i 5 milioni di utenti, ha introdotto diverse modifiche che migliorano il servizio (foto e commenti e nuove pagine business, su tutte). Crowley ha fatto chiarezza nelle strategie di business e lo strumento, anche in Italia, gode di una forte reputazione e buona diffusione nella nicchia degli appassionati (qualcuno ha dei dati precisi sull'Italia?).

Facebook Places si sta diffondendo, a mio parere, con più lentezza del previsto. La strategia precisa di tenersi alla larga dal "gaming" non sembra per il momento pagare e Deals (la piattaforma business di sostegno) non decolla. In attesa di sviluppi, in Italia, se ne parla poco e in maniera non proprio entusiasta.

Grazie ad alcune statistiche, scovate sul Web, voglio cercare di comprendere insieme a Voi se la questa mia percezione del fenomeno sia corretta.

Valor.tv propone un interessante confronto sui check-in fatti nei 10 aeroporti più trafficati degli USA.

Foursquare stravince la sfida: in quasi tutti gli aeroporti il numero di check-in è maggiore (almeno...) del doppio di quelli effettuati attraverso Places.
Tutto rose e fiori per Crowley e la sua creatura? Forse no...

Nicolas Reyt la pensa diversamente e sul blog pubblica un grafico firmato Compete, che testimonierebbe un calo del 45% nelle visite uniche mensili a Foursquare, dalla nascita di Facebook Places (agosto 2010).


A questo punto i dubbi permangono e probabilmente la situazione si chiarirà in futuro. Voi che cosa ne pensate? Via alla discussione...

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martedì 11 gennaio 2011

Quando è troppo (advertising)... è troppo!

Va bene la Gazzetta che ogni tanto la "apri" e ha cambiato colore...

Va bene lo spot che ti devi "sorbire" su YouTube prima del video che aspetti di guardare...

Non vanno bene, ma ormai si accettano anche i pop-up pronti a venir fuori "a tradimento", quando ignaro clicchi su un qualsiasi link...

Ma la pubblicità direttamente impressa sulla retina no. Quella proprio no!

Un advertising così invasivo non è tollerabile. Quando è troppo... è troppo!

Mi piacerebbe aprire una discussione sui limiti della pubblicità. Fin dove può spingersi? Tutto è lecito o occorre mantenere dei confini? E questi limiti a chi/che cosa devono rendere conto? Discutiamone insieme...

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sabato 8 gennaio 2011

Identità nel Social Web: uno nessuno o centomila?

L'identità nel Social Web rappresenta un argomento molto attuale, e personalmente di enorme interesse. Pertanto quando sono stato invitato da Giuliano Iacobelli, a esprimere un giudizio sul suo articolo "Identità, amici ed estranei fidati nel Web-Sociale", ho deciso di scrivere questo "post di commento", scomodando il buon Pirandello e il suo teatro delle maschere...

Giuliano ha saputo centrare i punti chiave del dibattito, che non può prescindere dall'analisi dei forti cambiamenti che la diffusione capillare del Social Web ha portato e dall'utilizzo che si fa degli strumenti di "network" a disposizione.

Mi preme sottolineare che non esiste più un'identità digitale diversa da un'identità reale. L'identità è una sola e il Social Web ha avuto (tra tanti possibili difetti) il merito di accelerare questa fusione, questa sorta di ibrido, che corrisponde a quello che noi siamo, effettivamente. Dentro o fuori dalla Rete? Non ha neanche senso chiederselo. D'altronde basta osservare il fenomeno geolocalizzazione che, "in barba" alla privacy, dimostra il desiderio degli utenti di fisicità, di realtà (il real time è altro punto centrale di questa trasformazione), di riappropriarsi, in questa fase, del proprio spazio-tempo.

Nel definire questa situazione nessuno è più maestro di G.B.Artieri...
il cambiamento del nostro senso del luogo che sintetizza vita online e offline passa anche di qui. Possiamo pensare Foursquare e le dinamiche che accende come la metafora della trasformazione che stiamo attraversando nel rapporto tra relazioni sociali e modo in cui viviamo i luoghi, senza soluzione di continuità tra la nostra identità dentro e fuori la Rete” (G.B. Artieri, I media-mondo)
Altro punto non trascurabile in questa fase più "matura" del Social Web è l'evidente convergenza dei Social Network che ha come conseguenza l'eliminazione di quelli che Giuliano chiama "compartimenti stagni".
Parlo per esperienza personale, ma se è vero che prima Facebook contraddistingueva i miei canali comunicativi personali, e Twitter quelli professionali, ormai il tutto si sta fondendo. E le ipotetiche maschere non possono che venir meno. Sono Paolo Ratto su Facebook, come su Twitter, come nella vita reale.

Ciò apre la discussione di cui si è parlato nei commenti al post, relativa all'educazione all'uso degli strumenti che mi trova assolutamente d'accordo, soprattutto quando si parla di ragazzini. Urge assolutamente far comprendere ai più giovani ciò che comporta la condivisione della propria vita online e ancora di più il valore che hanno i propri dati, spesso "regalati" con troppa sufficenza. Non è comunque con la demonizzazione del Web e puntando l'indice che si risolvono i problemi. I rischi ci sono. Sul Web come nella vita reale.

Un ultima riflessione la volevo produrre sulla perifrasi "estranei fidati", utilizzata da Giuliano nel titolo. Anche qui parlo a titolo personale ma devo dire che, nell'ultimo periodo (soprattutto su Twitter e LinkedIn), sto osservando un fenomeno davvero interessante e indicativo del Social Web: la costruzione di reti forti di utenti, in cui l interazione e legame sono molto elevati. Reti che dal "esclusivamente professionale" possono evolversi in qualche modo nel "personale" e che nella maggiorparte dei casi, sono composte da persone che non si sono mai incontrate di persona. Davvero un fenomeno interessante.



E voi che cosa ne pensate? Siete convinti che ormai identità reale e identità digitale spesso coincidano, o pensate che online si possa ancora essere "uno, nessuno o centomila"?


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venerdì 7 gennaio 2011

Cinquanta... miliardo più, miliardo meno

Cinquanta miliardi di dollari. Questo la valutazione presunta di Facebook, calcolata rapportando l'ultimo acquisto di una parte delle azioni (firmato Goldman Sachs), al valore globale dell'azienda.

La stima, miliardo più, miliardo meno, ha aperto una profonda discussione sulla gestione finanziaria di Facebook (e non solo, anche Twitter è sottocchio delle autorità competenti) accusata di essere quantomeno poco limpida...

D'altronde il più popolare dei Social Network, non è (ancora?!?) quotato in borsa, e ha meno di 500 soci, confini legali oltre i quali è imposta la chiarezza pubblica dei conti.

La vicenda è molto interessante e solleva una serie di quesiti importanti sulla natura finanziaria di tutto il settore. Per approfondire riporto una lista di link ad articoli sull'argomento, riprendendola dal blog di Luca de Biase.

Inchiesta su Facebook-Goldman
Goldman vende azioni Facebook
Commento Fortune
Commento TechCrunch
Commento Reuters
Perché non comprare Facebook, Fortune

E aggiungo...


La controversia finanziaria di Facebook
Facebook un pò come un giallo finanziario (dove sono condivisi altri preziosi link)
Quanto vale Facebook


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giovedì 6 gennaio 2011

I Social Media hanno indebolito il blogging?

Oggi voglio sottoporvi un quesito che mi stuzzica e che reputo interessante analizzare insieme.
A vostro parere la diffusione dei Social Media, ed il loro utilizzo sempre maggiore nelle strategie di Web Marketing, ha indebolito il valore dei blogger, e più in generale del blogging?

Questa riflessione mi è stata ispirata da un'infografica di Fixr, in cui si sostiene che, nell'ambito immobiliare, i Social Media abbiano influenzato in maniera fortemente negativa il valore dei blog (valore inteso come generare ROI, quindi a livello prettamente commerciale).

Dando per scontato che negli ultimi anni, in molti (anche tra i cosiddetti "guru") abbiano decretato la morte dei blog, valutazione rivelatasi quantomeno affrettata, mi piacerebbe comprendere quali siano le conseguenze (trascurando il settore di mercato e parlando un pò più in generale) che la diffusione delle dinamiche "social" ha avuto sul mondo dei blog.

A mio parere è opportuno, per analizzare meglio il fenomeno, operare una scissione tra blog personali e blog aziendali.

Ritengo che, per quanto riguarda i blog personali (ci metto anche il mio di mezzo), la diffusione dei network sociali abbia avuto effetti assolutamente positivi. Sicuramente ha concesso visibilità a tante piccole microrealtà editoriali (se mi concedete), che prima avrebbero fatto fatica ad emergere e che, con gli sviluppi del Social Web, hanno facilmente trovato la propria nicchia di lettori. Una nicchia recettiva agli sforzi a sostenere e alimentare le discussioni, sviluppate nei post, anche dai profili Facebook, Twitter, YouTube e co. (senza considerare i vantaggi in termini di SEO, ancora non universalmente riconosciuti).

Probabilmente l'aumentare di questi piccoli spazi può avere avuto delle ripercussioni negative sul traffico dei grandi blog (già esistenti ed affermati prima del "social boom") portando ad una divisione più capillare degli utenti. C'è però da dire che l'aumento dell'interesse globale (e della possibilità di fruire della Rete, grazie ad aumento della velocità di connessione e al fenomeno smartphone) potrebbe aver fatto da contraltare a questa situazione ridistribuendo vantaggi un pò a tutti, indipendentemente dalla grandezza e potenza pre o post Social Web.

Anche considerando i blog aziendali, il mio giudizio resta sostanzialmente immutato. Ritengo che il corporate blog debba essere il nucleo, il fulcro della presenza online di un'impresa. E ne sono ancora più convinto se l'azienda in questione ha facilità, per caratteristiche intrinseche del settore (per esempio una ditta di organizzazione eventi) o bravura di chi si occupa della gestione promozionale, di produrre contenuti di valore.

Attorno a questo nucleo deve essere costruita, con lungimirante programmazione ed efficace strategia, una presenza sui Social Network, essenziale per dare visibilità (ribadisco l'importanza in chiave SEO), sostenere ed ampliare la conversazione e raggiungere un gran numero di utenti che (impossibile negarlo!) sono presenti, in larga maggioranza, proprio all'interno dei network sociali.

Si può tranquillamente parlare di creazione di un Network Aziendale (clicca sull'immagine per ingrandire e sentiti libero di condividere e diffondere!).


E voi che cosa ne pensate: i Social Media hanno indebolito il valore del blogging? O condividete la mia opinione che li vede piuttosto come una sorta di "propulsore" dei contenuti?

Spero di aver sottoposto un interrogativo interessante per tutti. Sicuramente nelle vostre risposte "salterà fuori" qualcosa di importante e... che la conversazione continui!


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martedì 4 gennaio 2011

De (social) etica disputandum est!

Di etica nel Social Web sentiamo spesso parlare. E nonostante l'argomento sia spesso dibattuto, sono fermamente convinto della necessità di mantenere i riflettori accesi e l'attenzione focalizzata sul tema. Ritengo che maggiore informazione e consapevolezza, anche (e soprattutto) dei non addetti ai lavori, possa rivelarsi fondamentale per la costruzione di una Rete migliore. Da qui la citazione "de (social) etica disputandum est" che da il titolo al post.

L' "evento" che ha riportato la mia attenzione su questo argomento è stata la pubblicazione di un articolo su Wired, riguardo alla compravendita di Fan su Facebook. L'inchiesta ha prodotto nella blogosfera una serie di reazioni, ampiamente condivisibili, tra le quali quelle di Doctor Brand e Giorgio Soffiato, a loro volta "alimentatori" della conversazione, a colpi di post, tweet, discussioni friendfeedare e facebookiane...

Non è mistero che, negli ultimi tempi, si stia sviluppando un mercato di compravendita di "seguaci" nei Social Network (siano Fans di Facebook o Followers di Twitter). Basta cercare su Google ed in pochi minuti (se non secondi) ci si può trovare dinnanzi ad annunci che millantano, per pochi euro, la vendita di "like" o "follow" a prezzi abbordabilissimi.

Di certo aumentare il "parco fan" può avere effetti positivi sul brand e sulle sue attività, ma aumentarlo in questa maniera lascia alcune perplessità e fa sorgere domande di natura anche piuttosto banale. Chi sono? Da dove vengono? In che modo sono stati convinti a seguirmi? Sono profili reali? E soprattutto quale reale valore apportano ai miei profili Social?

I 3 articoli (su Wired, Doctor Brand e Marketing Arena) che vi ho segnalato in precedenza rispondono in modo esauriente a tutte queste domande.

Dal canto mio posso dire (e me ne sono già occupato) che, se a "colpo d'occhio" i numeri sono importanti (pensate la differenza che fa entrare in una pagina di FB con 100 Fan, rispetto ad una che ne conta 15.000...), basta ampliare un minimo la profondità d'analisi per fargli perdere importanza.

Affinchè una strategia di Social Media Marketing funzioni (e che "il gioco valga la candela") debbano esserci interazione, partecipazione e condivisione, parole chiave del Social Web. I numeri fini a se stessi possono valere per "fregare" furbescamente i meno attenti (e/o esperti...). Ma sono altri i parametri essenziali per un Web Marketing ricettivo e di ascolto. Pratiche "pinocchiesche" di questo genere sono sicuramente destinate a venir meno, con l'aumento delle competenze popolari legate agli strumenti di utilizzo.

E poi, se un brand non ha la potenzialità o le capacità di proporsi ai propri clienti in una "veste social", perchè non investire in altri settori promozionali più congeniali. L'esserci a tutti i costi, perchè è di moda, non sempre paga. Anzi non paga quasi mai.

Qualcosa da aggiungere? Che la conversazione continui...

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lunedì 3 gennaio 2011

I propositi 2011 dei grandi del Web...

Appena finito il 2010 ed ecco che il team di Joy Of  Tech ipotizza, in maniera piuttosto irriverente, quelli che saranno i propositi dei grandi del Web, nel 2011. E lo fa con una bella infografica...

Vorrei aggiungere alle spiritose riflessioni dell'immagine, una serie di note personali, concentrandomi su Twitter, Google, Facebook e Yahoo, che rappresentano le realtà di cui mi sono occupato più spesso su questo blog.

Twitter: il proposito è quello di consolidarsi a livello di network e comprendere fino a che punto si possa spingere sulla pubblcità, senza compromettere la fiducia degli utenti. La "nicchia" è molto attiva ma riuscirà a coinvolgere la massa?

Google: a parte la rivalità con Facebook, deve capire se ha veramente senso buttarsi (come pare stia facendo) sul Social "a tutti i costi". I fallimenti di Wave e Buzz sono ricordi troppo recenti per essere ignorati. Per il resto occhio alle novità di YouTube...

Facebook: l'obiettivo 1 miliardo di utenti è nelle corde del gigante blu. E se sarà miliardo, sarà anche primo posto in assoluto nel gota del Web? Le ambizioni di Zuckerberg non sembrano avere limiti. Le potenzialità dello strumento... anche. Eppure c'è chi parla di un interessamento di Apple...

Yahoo: una delle colonne storiche del Web è in difficoltà. Eppure i suoi utenti sono ancora molti (pensate al motore di ricerca e a Flickr), soprattutto in USA. Obiettivi? Non smantellare, prima di tutto ed investire in qualcosa di (finalmente) sensato.

E voi che ne dite? Idee diverse per i propositi dei grandi del Web? Discutiamone insieme!


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domenica 2 gennaio 2011

Il 2010 è di... Wikileaks!

Mi sembrava giusto, nel primo post del 2011, dare spazio ad un evento che reputo molto importante, soprattutto per le ripercussioni future che potrà avere, sulla concezione e l'utilizzo di Internet.

Mi rifersico all'affaire Wikileaks, a mio avviso, uno degli avvenimenti che hanno segnato la vita digitale (e non solo) del 2010.

Ne ho parlato qualche tempo fa chiedendomi se fosse classificabile come nuovo terrorismo o come inizio di una epoca illuminata, sottolineando (a prescindere da tutto) l'impatto che ha avuto sul mondo...

Luca De Biase è colui che, nel panorama italiano, ha trattato il fenomeno in maniera più completa. Vi invito pertanto a leggere il suo personale Wiki, se interessati all'argomento.

Naturalmente lo spazio che i media tradizionali stanno riservando all'argomento si riduce di giorno in giorno. Mi sembrava quindi opportuno condividere con voi due infografiche che riassumono, in maniera dettagliata, tutta la vicenda.
In questo modo, anche chi non si è particolarmente interessato fino ad oggi a Wikileaks e al suo fondatore Julian Assange, può magari trovare uno spunto da cui partire...

Fonte: www.OnlineSchools.org
(Clicca sull'immagine per ingrandire)

Fonte: www.penn-olson.com
(Clicca sull'immagine per ingrandire)

Che cosa ne pensate? Pensate sia già stato detto in merito alla vicenda? Discutiamone! Ah dimenticavo...

Buon 2011 a tutti!


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