giovedì 30 settembre 2010

Gli strani investimenti di Google...


Dopo la geotermia (più di 10 milioni) e la genetica (2 milioni e mezzo)... il capitolo strani investimenti di Google si arricchisce di una pagina importante. E' di questi giorni la notizia dell'investimento di un milione di dollari in questo bizzarro mezzo di locomozione ecologico, made in Nuova Zelanda...

Si tratta di Shweeb una sorta di bicicletta su monorotaia che sembra sbarcata direttamente dal futuro.
A Mountain View una ne pensano, cento ne fanno...

Fonte Immagine: http://www.blognotizie.info/1369/google-guadagni-record-con-adsense-e-you-tube.html

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mercoledì 29 settembre 2010

Ogni mattina su Internet...

Ogni mattina su Internet... un guru si alza e sa che dovrà dichiarare la morte di una qualche parte del Web.

Ogni mattina su Internet... un utente si alza e sa che qualche "guru" avrà dichiarato la morte di una qualche parte del Web.

Non importa che tu sia guru o utente... L'importante è che eviti di scrivere o leggere articoli con titoli "per le allodole".

p.s. negli ultimi mesi sono morti, in ordine sparso e circostanze misteriose: i blog, l'email, i siti aziendali, il Web stesso e oggi... i social network.

update: mi ero dimenticato dei banner...
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martedì 28 settembre 2010

Foursquare, Mcdonalds ed il monitoraggio sbagliato...

Ieri sera dando una "spulciata" agli articoli della scorsa settimana con argomento Foursquare (su cui sto preparando una bella tesi magistrale...) sono incappato in una serie di "pezzi" sul "caso Foursquare e Mcdonald's" che mi hanno portato ad alcune riflessioni sulla geolocalizzazione e sul monitoraggio dei risultati.

La campagna... Mcdonald's è stato uno dei brand ad investire nella promozione basata sulla geolocalizzazione sociale. Nello specifico, durante il Foursquare Day, in Aprile, il colosso del fast food aveva dato vita ad un'innovativa iniziativa di marketing della durata di un weekend: tutti coloro avessero fatto un check-in da Foursquare, all'interno di uno dei locali della catena, avrebbero guadagnato dei buoni sconto da 5 o 10 dollari.


I risultati... Dopo aver valutato i risultati effettivi della campagna,  Rick Wion, responsabile del social media marketing di Mcdonald's si è lanciato in una dichiarazione del tipo "un investimento di meno di 1000 dollari su Foursquare ci ha consentito di aumentare del 33% le visite fisiche nei nostri fast food". Naturalmente in un momento l'iniziativa si è trasformata in una case history dal successo spropositato tanto da fare il giro della Rete in meno di una giornata.

Ma... Qualcheduno si è messo a fare un pò di calcoli è ha capito che il 33% di aumento di visite fisiche ai locali rappresentava un numero spropositato, nettamente maggiore anche di tutti gli utenti di Foursquare degli USA. In effetti ciò che era aumentato del 33% erano effettivamente il numero di check-in: una cosa assolutamente differente. Avvedutosi dell'errore Wion si è affrettato a correggersi, via Twitter e la storia più calda della scorsa settimana si è rapidamente sgonfiata.


Concludendo... La geolocalizzazione è uno dei fenomeni del momento. L'entrate in scena di Facebook Places la sdoganerà probabilmente anche al di fuori della nicchia di early adopters che fino ad ora l'hanno utilizzata. Strumenti come Foursquare possono offrire un'opportunità di business davvero importante per le aziende che sapranno coglierne i modi e tempi di utilizzo. Tuttavia tutto ciò non deve portare a facili entusiasmi, a gridare al "miracolo markettaro". I numeri ottenuti da Mcdonald's sono comunque estremamente positivi, considerando soprattutto il piccolo budget speso, ma per arrivare alla beatificazione della geolocalizzazione, in chiave business, il passo è lungo.

E poi c'è tutto il problema dei "falsi check-in", che analizzerò in uno dei prossimi post e che ancora rappresenta uno dei limiti della geolocalizzazione sociale e (soprattutto) delle sue applicazioni in ambito business.

Articoli che mi hanno portato alla riflessione:
Per approfondire su Foursquare, sui check-in e sulla geolocalizzazione, ecco alcuni miei articoli:
Fonte immagine: http://www.readwriteweb.com


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lunedì 27 settembre 2010

Il roseo futuro dei blog (e li davano per morti!)

In un post di Mantellini della scorsa settimana ho scoperto una serie di statistiche, tratte da eMarketer, sul futuro dei blog. Secondo la ricerca, non solo i blog sono ben lontano dall'essere morti, ma adirittura il loro futuro si prospetta dei più rosei.

Secondo eMarketer (ricordiamo che la ricerca è riferita agli USA) entro il 2014 ci saranno 150 milioni di lettori abituali di blog (6 su 10 rispetto al totale degli utenti di Internet).

Lo stesso Mantellini, commentando proprio tale studio, su Punto Informatico (articolo davvero interessante che vi invito a leggere) si esprime così:
Quando si sarà posato il polverone sul marketing 2.0, cosa sopravvivrà dei nuovi strumenti digitali? Il blog è destinato a costituire un pilastro del pensiero futuro, così come lo sono stati altri media (M.Mantellini)
Per completezza pubblico un'interessantissima infografica, di The Blog Herald , (clicca per ingrandire) che raccogli numerosissimi dati sullo stato attuale della blogosfera...

Ecco i numeri più salienti:
  • al mondo ci sono quasi 150 milioni di blog;
  • The Huffington Post è il blog più letto al mondo;
  • 2 blogger su 3 sono uomini, solo 1 è donna;
  • la fascia di età che scrive di più è quella 35-44 (29%);
  • 3 blogger su 4 scrivono essenzialmente per hobby;
  • 2 blogger su 4 sono americani, 1 europeo;
  • le lingue "più parlate" dei blog sono giapponese ed inglese (in italiano 3 blog su 100).
Quindi apparentemente niente morte dei blog per il momento... Che ve ne pare?


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giovedì 23 settembre 2010

Da libro a eBook o da eBook a libro?

Il futuro dell'editoria sembrava destinato inevitabilmente al passaggio dalla carta stampata al formato elettronico, dal libro all' eBook. La diffusione di una sterminata varietà di strumenti dalla tecnologia sempre più raffinata, e gli innumerevoli vantaggi connessi all'utilizzo degli eBook sembravano garantire un roseo futuro a questo strumento, tanto da indurre la blogosfera a dichiarare periodicamente la crisi irreperabile della carta stampata. In verità la situazione è un pò più complessa e gran parte della massa sembra essere ancora refrettaria all'abbandono dei cari vecchi libri.

Come sarà dunque il futuro del libro? IDEO ha provato a spiegarlo in questo interessante video. Date un'occhiata e ditemi cosa ne pensate...


C'è però chi non è tanto convinto della definitiva consacrazione dell'eBook, tanto da rivalutare tecnologie "alternative". Pensateci bene: qual'è il dispositivo per la conoscenza che...

  • può funzionare senza cavi, batterie e connessioni di alcun genere;
  • un sistema che non si blocca mai e non ha mai bisogno di essere riavviato;
  • è formato da pagine sequenziali, numerate, e tenute ingegnosamente insieme tra di loro, che possono ospitare migliaia di bit di informazione;
  • ogni informazione può essere reperita con velocità grazie ad una funzione di indice, davvero semplice da utilizzare;
  • è totalmente ecologico poichè composto da materiali reciclabili.
Per dare una risposta a questo difficile quesito date un'occhiata al video che vi propongo, pubblicato da Leerrestademoda.com .


Sorprendente e geniale, vero? Dal libro all'eBook o dall'eBook al libro?
Ai posteri l'ardua sentenza...


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mercoledì 22 settembre 2010

In principio era... TheFacebook.com

Oggi vi propongo una "chicca" che riprendo dall'ottimo Downloadblog, e nello specifico da un articolo che racconta le vicissitudini di uno dei tanti rapporti controversi del creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, con uno dei "soci iniziali", Eduardo Saverin. Si tratta di uno screenshot della prima versione del più popolare dei Social Network che, all'epoca (2004), si chiamava TheFacebook.com.

Per quanto riguarda le numerose controversie di Zuckerberg, accusato da un buon numero di ex collaboratori di essere (tra le altre cose) un usurpatore, ladro di idee, colpevole di furto intellettuale, vi consiglio di attendere il primo ottobre per apprezzare la versione holywoodiana della ricnorsa al successo del giovane genio di Harvard. Intanto date un'occhiata all'immagine che riassume i 3 più importanti casi che hanno portato Zuckerberg a difendersi in tribunale (qui per scaricare l'infografica completa).



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martedì 21 settembre 2010

Facebook, Diaspora e il caos dei Social Network

Oggi ho optato per una riflessione sul caos che circonda il mondo dei Social Network. Quotidianamente riceviamo "consigli" di esperti che ci invitano a mollare Facebook per migrare altrove, magari su Diaspora... e intanto il nuovo Twitter non sembra niente male...

Su Wired si può leggere un'interessante articolo sul perchè non dovremmo più essere su Facebook, da parte di David Rowan. L'intervento dell'editore di Wired Uk si concentra su alcune grandi massime anti-facebookiane che io mi sono permesso di tradurre liberamente in questo modo:

  • gli interessi delle grandi compagnie non collimano con gli interessi dei singoli utenti;
  • una volta entrati nel meccanismo Facebookiano è impossibile ricostruirsi un'identità differente;
  •  le informazioni che si donano per uno scopo verranno inevitabilmente utilizzate per altro, e magari contro di l'utente;
  • le persone su Facebook esagerano e non realizzano di stare condividendo "argomenti privati";
  • adoperando Facebook, si permette ad un'azienda di fare dei soldi grazie alla nostro patrimonio di relazioni sociali e doti comunicative.
Tralasciando la banalità delle osservazioni (comunque ampiamente condivisibili) di Rowan, mi chiedo verso quali lidi potrebbe emigrare l'insaziabile desiderio di 2.0 degli utenti di internet.

La risposta sembrava essere Diaspora, un progetto di Social Network open-source, autoproclamatosi paladino della privacy degli utenti, che ha fatto davvero tanto parlare di sè negli ultimi mesi (basta fare una breve ricerca su Google!) e rastrellato grazie al buzz anche una discreta sommetta di denaro.
Diaspora è "uscito", o meglio è stato rilasciato il codice libero, anticamera di quello che dovrebbe trasformarsi in una delle applicazioni più rivoluzionarie dei prossimi anni. Risultati? Ebbene riporto un estrato di un articolo di ieri di Punto Informatico (sempre molto affidabile in queste riflessioni), che si è dimostrato molto critico nei confronti dello sviluppo del software, definendo Diaspora come un colabrodo.

(...) Proprio il rilascio del prematuro codice, tuttavia, insieme all'attenzione della community ha attirato le prime serie critiche: coloro che l'hanno testato avrebbero riscontrato problemi di sicurezza. Naturalmente gli sviluppatori avevano accompagnato il rilascio con l'avviso che le linee di codice finora sviluppate non erano affatto prive di bug e che potevano esserci "vulnerabilità". Ma a quanto pare le proporzioni non sarebbero accettabili. Per quanto si tratti di una prima versione rilasciata quasi esclusivamente per lanciare un amo, proprio sulla questione della sicurezza dei dati è nata Diaspora: l'idea che, assicurando agli utenti la possibilità di organizzare una sorta di snodo personale su cui contenere le proprie informazioni da far transitare poi sul social network, avrebbe permesso di superare le minacce poste del controllo dei server da parte di Facebook. E solo pochi giustificano l'operazione guardando alla sua natura open source e in fieri. Tanti, infatti, gli osservatori che lo hanno analizzato ritenendolo ancora molto lontano da livelli accettabili di sicurezza per l'elevato numero (già più di 140) di vulnerabilità e difetti. (Punto Informatico)
Quindi su Facebook non dovremmo esserci, Diaspora per il momento è ancora in alto mare... In massa verso il nuovo Twitter?

fonte immagine: davidbarrie.typepad.com

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venerdì 17 settembre 2010

Web Semantico: alcune spiegazioni

Seguo abbastanza costantemente l'evoluzione del Web Semantico, un gruppo di metodi e tecnologie sviluppatesi per far "comprendere" alle macchine (ai computer) il significato delle informazioni che si trovano nel World Wide Web.Oggi vi voglio fornire alcune spiegazioni in merito a ciò che porbabilmente sarà il futuro del Web.

Se cercate su Wikipedia il significato di Web Semantico...
Con il termine web semantico, termine coniato dal suo ideatore, Tim Berners-Lee, si intende la trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i documenti pubblicati (pagine HTML, file, immagini, e così via) siano associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all'interrogazione, all'interpretazione e, più in generale, all'elaborazione automatica.
Con l'interpretazione del contenuto dei documenti che il Web semantico propugna, saranno possibili ricerche molto più evolute delle attuali, basate sulla presenza nel documento di parole chiave, ed altre operazioni specialistiche come la costruzione di reti di relazioni e connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate del semplice collegamento ipertestuale.
Io stesso qualche tempo fa ho scritto una introduzione, per tutti, all'argomento che risulta spesso ostico. Riprendo questo passaggio:
L'idea del Web Semantico quindi nasce dalla necessità di estendere l'attuale web (non sostituirlo!) in modo da favorire lo scambio di informazioni oltre che tra esseri umani anche tra programmi per computer, tramite una rappresentazione che anche questi ultimi siano in grado di utilizzare e, in un certo modo, di comprendere.
Grazie a questa nuova concezione, la connessione fra i testi e le parole va al di là del legame sintattico, ma si basa soprattutto sul significato dei documenti pubblicati e sulla possibilità di metterli in relazione fra loro mediante parole-chiave che "sostengono" il testo scritto. Ma perchè, quale sarebbe la funzionalità? Sicuramente la possibilità di scambio di informazioni tra programmi aumenta indirettamente ed esponenzialmente la quantità di informazioni che possono utilizzare gli esseri umani.
Vi voglio proporre anche un'infografica molto interessante che ho trovato su Internet negli ultimi giorni, che si sofferma con semplicità sulle differenze tra il Web 2.0 e il Web 3.0 (il Semantic Web), e sulle diverse componenti utilizzate per la tecnologia del Web Semantico. Giusto per avere un'idea queste sono le basi:
  • RDF: codifica, lo scambio e il riutilizzo di metadati strutturati e consente l'interoperabilità tra applicazioni che si scambiano informazioni sul Web
  • OWL: linguaggio  per rappresentare esplicitamente significato e semantica di termini con vocabolari e relazioni tra gli stessi.
  • XML: è un linguaggio che fornisce una sintassi elementare per la struttura dei contenuti nei documenti
  • SPRAQL: consente di estrarre informazioni dalle basi di conoscenza distribuite sul web.
clicca per ingrandire

Voglio terminare il post con una considerazione che da un pò di tempo mi "balena" per la testa. A mio avviso la prepotente quanto inaspettata diffusione del Social Web sta influenzando l'evoluzione del Web Semantico. Credo infatti che lo sviluppo di alcune novità come l'Open Graph di Facebook e la prossima uscita delle Annotations di Twitter, due applicazioni che si servono anche delle idee (e tecnologie) del Web Semantico, in ambito prettamente "Social", stiano portando alla creazione di una sorta di ibrido tra queste due sfere (socialmedia e semantic web) prima nettamente separate.

Sono molto curioso degli sviluppi di questa "vicenda" che interesserà da vicino gli utenti nei prossimi anni. Che cosa ne pensate?


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giovedì 16 settembre 2010

Web: i colori dei brand

Oggi la mia città (Genova) è sovrastata da una fitta schiera di grigissime nuvole ma, nonostante ciò, l'ottimismo (una delle qualità più interessanti abbinate alla mia persona...) non mi abbandona. Pertanto ho deciso di portare un pò di colore nei vostri browser e parlarvi dell'importanza dei colori nel Web. Chiaramente i colori sono importantissimi a livello di web design e possono rendere una pagina più o meno attrattiva per i visitatori. Ma oggi  vorrei soffermarmi piuttosto sui colori scelti dalle marche, sulla cromatica dei brand più famosi.

Vi propongo un'eccellente infografica di Colour Lovers, team che si è occupato proprio di analizzare i colori utilizzati dalle 100 marche più potenti su Internet.

Interessante notare che:
  • sono quasi totalmente assenti le marche "non colorate" (grigio o nero e bianco);
  • i primi due brand in cassifica (Google e Msn) sono "multicolore";
  • il blu nelle varie tonalità è il colore più utilizzato e guarda caso è il colore di quasi tutti i Social Network;
  • seguono nella classifica di diffusione il rosso e l'arancio.
  • i brand appartenenti alle stesse categorie sembrano tendere all'utilizzo di una cromatica simile.
Ma perchè tanta importanza al colore? Ebbene secondo diverse ricerche, l'utilizzo di differenti colori avrebbe un'influenza sugli utenti.

Una delle ultime ricerche che ho trovato online, sull'influenza dei colori nel processo di acquisto mi ha profondamente colpito. Nello studio condotto da Kiss Metric,  l'85% degli intervistati dichiara che il colore del luogo di vendita è una delle ragioni primarie che spingono ad acquistare un prodotto e 8 persone su 10 hanno indicato nel colore la caratteristica primaria di riconoscimento di una marca. Addirittura ogni colore sarebbe associato a particolari caratteristiche che influenzano la percezione del brand da parte del cliente. Tutto la ricerca è stata riassunta nell'imperdibile infografica che vi propongo...

Tutto davvero interessante. E voi siete d'accordo sul fatto che il colore sia così determinante per l'efficacia di una marca?

Discutiamone e... che la conversazione continui!


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mercoledì 15 settembre 2010

Un Twitter nuovo... (non un social network!)

Nella notte Twitter ha lanciato la fase "beta" della profonda ristrutturazione che nelle prossime settimane lo porterà a cambiare faccia. Quello che si prospetta è un Twitter nuovo di zecca, che punta tutto sui contenuti multimediali e sembra non voler più accettare l'etichetta di Social Network.

Twitter non sarebbe un Social Network? Assolutamente no. Le dichiarazioni che hanno suscitato un gran polverone in Rete, sono state di Kevin Thau uno dei "pezzi grossi" di Twitter che ieri alla conferenza Nokia World 2010 ha annunciato (in modo sibillino) proprio che il popolare "servizio cinguettante" non si possa considerare un Social Network ma (testuali parole)...

Twitter is for news. Twitter is for content. Twitter is for information. (K.Thau)
E' come se a Twitter avessero deciso di prendere le distanze da Facebook &co per puntare in modo forte, diretto e dichiarato pubblicamente sul meccanismo di propagazione delle notizie attraverso i contenuti multimediali. Insomma tutto su news, content e information.

In questo senso va giudicato il nuovo Twitter, che, dal video di presentazione, risulta essere davvero rivoluzionato in nome di un'esperienza più semplice, veloce e ricca.

Tra i cambiamenti più evidenti:

  • un nuovo layout, con schermata divisa in due blocchi. A sinistra il flusso di tweet e i menu, a destra le caratteristiche approfondite di ogni tweet e di chi lo ha pubblicato.

  • l'apertura a contenuti multimediali. Grazie a numerose partnership sarà ora possibile vedere foto e video direttamente su Twitter. Finisce dunque l'era del minimalismo Twitteriano.

  • correlazione tra i contenuti a livello di argomento, di autore e di geolocalizzazione del cinguettio.

  • possibilità di accedere al profilo di un utente senza lasciare la pagina principale.;

Ecco il video di presentazione del nuovo servizio...


 

Ci vorrà qualche settimana prima che il nuovo Twitter sia effettivamente operativo.

Molto probabilmente assisteremo al sorgere di un coro di protesta da parte di coloro i quali (parlo della nicchia geek) erano abituati ad apprezzare gli aspetti che differenziavano Twitter da tutte le altre piattaforme sociali: su tutti la sinteticità contraddistinta dai mitici 140 caratteri. Credo però che per chi utilizzi Twitter in maniera diversa, e complementare a Facebook (ed io mi includo pienamente in questa fascia), ossia per seguire il flusso di notizie in real time, per l'aggiornamento a livello professionale, per la scoperta di contenuti interessanti, l'apertura al flusso multimediale non possa che rappresentare un aspetto positivo.

D'altronde, come ricorda Kawakumi, nelle sue riflessioni sull'argomento, uno dei grossi limiti di Twitter era dato dal fatto che...
Il 75% del traffico di twitter... si sviluppava fuori da twitter (Kawakumi).

Era il momento che Twitter si riprendesse i suoi spazi...

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martedì 14 settembre 2010

Joomla e Wordpress: CMS dai numeri eccezionali!

Prima di loro la creazione di siti Internet non era roba per tutti. Poi arrivò l'epoca dei CMS (content management system) e la gestione dei contenuti sulle pagine Web si trasformò in una pratica alla portata della grande maggioranza degli utenti. Mi riferisco a Joomla e Wordpress, due software che hanno influito in maniera decisiva allo sviluppo della Rete, come oggi la conosciamo.

In soli 5 anni dalla loro creazione, questi due servizi sono diventati un punto di riferimento per tutti coloro i quali utilizzano Internet sia a livello professionale, sia per passione, a tal punto da "essere circondati" da enormi comunità online di utenti. Il loro successo è testimoniato dai numeri eccezionali che emergono da due infografiche pubblicate rispettivamente da Joomlablogger e da Page.ly.

Ecco a voi le due immagini (clicca per ingrandire) che si commentano da sole...





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lunedì 13 settembre 2010

YouTube e la diretta online

Oggi ho appreso dal blog di Luca De Biase che YouTube sta conducendo dei seri esperimenti sulla trasmissione in diretta online di alcuni programmi. Questi esperimenti dureranno per un paio di giorni ma preannunciano una nuova via per il più popolare dei servizi di video pubblicazione su Internet.

Sul blog ufficiale di YouTube si leggono le intenzioni riguardo a questa nuova piattaforma:
This new platform integrates live streaming directly into YouTube channels; all broadcasters need is a webcam or external USB/FireWire camera. Included in the test is a “Live Comments” module which lets you engage with the broadcaster and the broader YouTube community. For the purpose of the trial, this offering will only be available today and tomorrow. Based on the results of this initial test, we’ll evaluate rolling out the platform more broadly to our partners worldwide.
L'obiettivo sembra essere quello di concedere, a chiunque abbia una webcam, lo spazio di trasmettere in diretta. Per ora non sappiamo di più. Restiamo in attesa.

Cosa ne pensate?

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giovedì 9 settembre 2010

Google Instant e la serendipità indirizzata

E' il tormentone del momento. Tutti su Internet ne parlano. Tanti si domandano se i suoi effetti siano positivi o meno per l'utente. Parlo di Google Instant, ultimo gingillo di Mountain View, lanciato ieri con una conferenza stampa in pompa magna. Ho seguito la conferenza ed, in contemporanea, le diverse discussioni che si sviluppavano su Twitter (un "+" all'utilizzo dello strumento in questo senso) riguardo all'evento.

In estrema sintesi, come riportato da Google stesso, i cambiamenti (vantaggiosi) riguardano:

Ricerche più veloci: prevedendo il termine di ricerca e mostrando risultati mentre digiti, Google Instant ti premette di risparmiare da 2 a 5 secondi per ogni ricerca.
Previsioni più intelligenti: anche quando non sai esattamente quale termine di ricerca digitare, le previsioni ti aiutano a indirizzare la ricerca. La prima previsione viene visualizzata in grigio direttamente nella casella di ricerca, in questo modo potrai smettere di digitare non appena compare ciò che intendi cercare.
Risultati istantanei: inizia a digitare e i risultati verranno visualizzati all'istante. Finora era necessario digitare un termine di ricerca per esteso, premere "Invio" e attendere che comparissero i risultati. Ora i risultati vengono visualizzati all'istante mente digiti, permettendoti di vedere in anticipo l'esito della ricerca lettera dopo lettera.
Nelle ore successive al lancio, la blogosfera si è sbizzarrita (in tutti i sensi) con i giudizi nei confronti di Instant. Ne ho lette di tutti i colori. Considerazioni spesso contrastanti...

Il nuovo motore di ricerca è perfetto; no è troppo confusionario. Aiuta nella ricerca; no distoglie l'utente dalla sua reale intenzione. Uccide la SEO; no la SEO diventa ancora più fondamentale. Fine della lunga coda nella search; no una rinascita dell'importanza delle chiavi a più parole...

Insomma tutto ed il contrario di tutto.

A mio avviso bisognerà attendere un pò per comprendere le reali conseguenze dell'utilizzo (peraltro facoltativo e ad oggi solo per utenti registrati...) dello strumento. Probabilmente cambierà la maniera di ricercare le notizie.

Lascio poi a persone più esperte di me (in fatto di SEO e di SEM ne "devo mangiare ancora di pastasciutta" per esprimere un'opinione qualificata) i giudizi riguardo i cambiamenti markettari collegati all' evoluzione dell'ottimizzazione e degli annunci pubblicitari.

Vorrei invece apportare una riflessione su una questione che mi ha sempre affascinato notevolmente: la serendipità.

Wikipedia definisce la serendipità come...
la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra.(...)Oltre ad essere indicata come sensazione, la serendipità indica anche il tipico elemento della ricerca scientifica, quando spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro. Portando alle estreme conseguenze il concetto di serendipità/casualità delle scoperte scientifiche, in contrapposizione al metodo dell'indagine sistematica, si può arguire che in ogni scoperta, come del resto in ogni aspetto della vita reale, deve essere insito qualche elemento di casualità: se il ricercatore sapesse già esattamente quello che sta cercando, non avrebbe bisogno di cercarlo, bensì gli basterebbe avere una conferma di una realtà che già prevede esista(...).
Pensate a Cristoforo Colombo, vero signore della serendipity. Parte per arrivare in India e... scopre l'America. Se non è serendipità questa.

Vi chiederete ora che cosa c'entri tutto ciò con Google Instant e con i motori di ricerca. C'entra e come...

Fino ad oggi, la ricerca di informazioni, condotta quasi da tutti su Google, poteva davvero portare l'utente a fare delle scoperte interessanti, connotate dall'apportare un qualcosa di nuovo, utile, stimolante e (soprattutto!) non necessariamente cercato. Mi spiego meglio: penso a tutte quelle volte che siamo "partiti" alla ricerca di informazioni, dati o statistiche su un determinato argomento (naturalmente non mi riferisco a ricerche "secche" di prodotti, servizi o marche... ma proprio di temi, argomenti e riflessioni) e per casualità (come mi piace questa parola!) siamo finiti "fuori rotta", su un altro tema, completamente distinto ma che si è poi rivelato fonte di conoscimento. Perchè? Magari per un errore di battitura sulla tastiera, perchè siamo stati attirati da un link di un sito, perchè in quello che è l'infinito oceano internettiano (luogo perfetto di serendipità) è (era?) facile perdersi ma con la bella sensazione che il perdersi (qualche volta!) comporta.

Bene, signori miei, da oggi... (o quantomeno da quando l'uso di Instant diventerà universale...) fine della serendipity. Perchè? Perchè il nuovo motore di ricerca ti indirizza, ti influenza, ti conduce... Insomma decide quasi per te. E basta una lettera per entrare in questa rotaia che solo Google sa dove ti porta. E non mi venite a dire che non vi farete influenzare da ciò che magicamente compare sotto la barra di ricerca. Purtroppo agli occhi (non era al cuore...?!?) non si comanda.

Senza saperlo o pensarlo sarete già indirizzati. Dove? Solo Google lo sa (e forse qualche decina di bravi SEO che domineranno il tutto in pochi giorni...).

E ricordatevi che senza serendipità non ci sarebbe l'America...

... e se lo disattivassi...? :-)

fonte immagine: http://i562.photobucket.com/albums/ss63/Escursionista/b3655f7d.jpg

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mercoledì 8 settembre 2010

Quando Google...

Quando Google... organizza una grande conferenza stampa significa che ci sono delle novità che sta per svelare.

Quando Google... "gioca" con la sua home page in maniera misteriosa per qualche giorno può essere che le novità da svelare siano importanti.

Quando Google... sta per svelare novità importanti il Web si ferma e attende con ansia.

Quando Google... decide di cambiare qualcosa nel suo motore di ricerca, cambia generalmente l'algoritmo che regola il posizionamento dei contenuti nella lista delle ricerche.

Quando Google... cambia le regole del posizionamento c'è il lavoro di un gran numero di persone che può subire importanti variazioni in un batter d'occhio.

Quando Google... influisce sul lavoro di un gran numero di persone, di rimando influisce anche su gran numero di aziende e di conseguenza sull'economia.


Per i meno esperti ecco una breve spiegazione di tutto ciò...

Google è un motore di ricerca che indicizza (trova e cataloga) tutti i contenuti della rete, in modo automatico, cioè grazie ad un complesso algoritmo che assegna un'importanza a questi contenuti e li fa "emergere" (a seconda della pertinenza, del valore, della popolarità) ogni qualvolta un utente fa una ricerca relativa a quel determinato argomento. C'è una categoria professionale, gli esperti di SEO (search engine optimization) che hanno come scopo lavorativo quello di rendere i contenuti online (di solito siti internet) più visibili. Fare in modo cioè che siano più in alto possibile nei risultati delle ricerche. Il problema è che l'algoritmo di Google, nonostante si conosca parzialmente e venga studiato, osservato ed analizzato quotidianamente, non è noto. E oltre a non essere noto, è in continua evoluzione e subisce cambiamenti ogni qualvolta Google lo voglia. Tutto ciò rende il mestiere di questi signori (i SEO specialists) assoluttamente difficile. E non solo il mestiere di questi signori, ma anche le attività di tutte le persone che "campano" grazie ad un buon posizionamento online dei propri siti, per esempio nella sfera dell'ecommerce...

Ora capite il perchè dell'importanza di questo che è ormai diventato un colosso, che può influire sulla vita di (quasi) tutti noi?

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martedì 7 settembre 2010

I social network sono motori di ricerca? Si, no, forse!

Oggi mi sono messo a riflettere di fronte ad alcuni articoli relativi ai motori di ricerca (alla search per dirla elegantemente), che mi hanno messo un pò in difficoltà. Ho cercato in qualche modo di trovare una risposta alla domanda "i social network sono motori di ricerca?"

Ma andiamo con ordine... Luca De Biase, in un articolo di un paio di settimane fa (dedicato proprio al futuro della search) ha tracciato la più valida e sintetica storia della tecnologia dei motori di ricerca, che mi possa ricordare:

(...)Ricorda le tre fasi dello sviluppo di questa tecnologia: 
1. Yahoo! mette in campo persone che fanno una guida ragionata alle migliori pagine web; 
2. Google mette in campo un algoritmo che migliora i risultati ottenuti automaticamente da Altavista e valuta in base al numero di link che una pagina ottiene da altre pagine web; 
3. Twitter e Facebook, nello spazio dei social network segnalano pagine web in base alle preferenze e curiosità e valutazioni delle persone con le quali si è in qualche modo collegati.(...) (Luca de Biase)
A quel punto mi dico: "in effetti i Social Network possono essere considerati motori di ricerca". D'altronde è li che ultimamente "bazzichiamo" quasi tutti, di conseguenza sarà li che cerchiamo le informazioni...

E poi anche gli accorgimenti tecnici che stanno attuando vanno in questa direzione... E così oggi Kawakumi, parlando di Facebook, mi conferma questa tesi...

(...)L’ultima novità riguarda i risultati di ricerca: ora gli articoli vengono classificati in base al numero di persone a cui piacciono e, novità più importante, i risultati delle ricerche includono contenuti provenienti da tutto il web (quelli su cui, ovviamente, qualcuno ha cliccato il bottone “Mi Piace” di Facebook) classificati in base al numero di like e share ricevuti (il tutto reso possibile dal sistema Open Graph).(...)  (Kawakumi)
e ancora...
(...)Ecco perchè le novità introdotte nella ricerca interna di Facebook potrebbero essere viste come un attacco a chi della ricerca ha fatto la propria ragione di vita: Google.(...) (Kawakumi)
Bene mi sono convinto i Social Network sono proprio motori di ricerca, in un'accezione diversa, ma con funzioni che possiamo definire analoghe. Ma aspetta.... c'è un commento al post, su Facebook, targato Danilo Pontone, uno che i motori di ricerca li conosce davvero bene. Lo fa di mestiere il SEO (la scienza dei motori di ricerca). E scrive...
bel post, anche se preferisco mantenere distanziati tra loro ciò che è Social Network con ciò che è Motori di ricerca (Danilo Pontone)
Come dargli torto. Ce ne sono di differenze tra un motore di ricerca e un Social Network. E pure tante. Troppe forse per considerarli "della stessa categoria".

La confusione insomma regna nella mia testa... "Andiamo a dare un'occhiata fuori della penisola" mi dico e cosa scovo? Scovo 2 articoli belli interessanti proprio sul tema che mi sta mandando in tilt.

Nel primo si esalta Facebook come nuovo grande motore di ricerca sociale...
Now in the Facebook era, my search works differently. I go to my Facebook page and type “Looking for recruitment agency in Mumbai. Referrals welcome”. In the next 24 hours I have some 5 suggestions from people I know on Facebook. Since these suggestions are coming from people whom I already know, a prima facie faith in the prospective agency has already been established. I touch based with these 5 suggestions and zero in on one of them. (Hareesh Tibrewala)
nel secondo si critica aspramente l'efficacia di Twitter (con esperimenti interessantissimi riportati come prove) proprio in qualità di search engine (nonostante le 19 miliardi di ricerche al mese!!!)...
(...) I ran a several more search queries with the mindset of a traveler, both from a national and local perspective. I found the experience to be hit or miss. If you try to use Twitter in the same manner as you use Google, Bing or Yahoo you will likely be disappointed. (...) (Marc Bitanda)
A questo punto sono arrivato alla conclusione di aver sbagliato la domanda. In effetti se ci pensate è "social" la parolina magica che fa cambiare tutto il senso delle diverse opinioni che vi ho sottoposto e che mi sono frullati nel cervello per tutto il giorno. I social network veri motori di ricerca forse non lo sono (o forse solo parzialmente Facebook che sembra protendersi verso quella direzione dall'alto del suo Grafo fatto di 500 milioni di utenti) ma se si vuole percepire effettivamente ciò che le persone pensano, si dicono, si scambiano, è dentro ai media sociali che si deve andare a cercare. Dunque...

Motori di ricerca no. Ma motori di ricerche sociali si.

Che cosa ne pensate?

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lunedì 6 settembre 2010

Pubblicità partecipativa... che cosa?

Su questo blog non mi occupo spesso di pubblicità, poichè ritengo che in un contesto come questo sia più opportuno sviscerare altri temi, meno commerciali dell'advertising. Tuttavia oggi vi voglio parlare di una nuova tipologia di messaggio pubblicitario, lontanissimo sia dalle dinamiche tradizionali della pubblicità online (banner, sem, email...) sia dalla réclame televisiva: la pubblicità partecipativa.

Per capire senza tanti giri di parole come funzioni questa forma di advertising creativa, dinamica, divertente e soprattutto interattiva, vi invito a partire da questo video e... seguire la storia.

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Potrete davvero sbizzarrirvi intervenendo a vostro piacimento (tantissime sono le possibilità, provare per credere) per modificare la narrazione. La Tippexperience è solo uno degli ultimi (e più riusciti) esempi di come attraverso un canale di comunicazione potente come YouTube, si possano effettuare campagne innovative di sicuro successo.

Cosa ne pensate? Vi sareste mai immaginati di poter trarre un'esperienza positiva dalla tanto odiata pubblicità?

Per un approfondimento sul Web Advertising, vi invito a visitare la sezione "Pubblicità sul Web" del blog di D4B, di cui mi occupo personalmente, da diversi mesi.

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venerdì 3 settembre 2010

Il futuro di Internet: confini e muri da superare

Il Web è in continua evoluzione. La sua diffusione investe ormai completamente il settore politico ed economico a livello globale. Molti sono i punti interrogativi sul futuro di Internet. Un articolo di questi giorni dell' Economist (ripreso da Wired.it) delinea i 3 probelmi più grandi in relazione allo sviluppo della Grande Rete.

(...)Se internet è stata fonte di innovazione e spinta alla creatività - si legge nell'articolo del giornale britannico - secondo alcuni adesso corre il rischio di perdere la sua universalità e di spezzettarsi in tanti piccoli domini digitali delineati da tre muri ben definiti.
Il primo sarebbe di natura nazionale. Cina, Iran, Cuba, Arabia Saudita e Vietnam hanno dimostrato come sia semplice "chiudere" internet e la sua universalità.
In seconda istanza le diverse aziende che operano sul o con il web come Google, Apple o Facebook hanno creato sistemi chiusi all'interno del World Wide Web. Facebook ha un servizio di posta e di chat interna, giochi e applicazioni propri. Google con News, Documents e Reader chiude le barriere. Apple con le sue app recinta il cortile e ne tiene in mano le chiavi, decidendo chi può entrare nel sistema.
Il terzo muro potrebbe essere eretto dai gestori di rete concludendo accordi con i fornitori di contenuti con il fine di avvantaggiare quelli che pagano di più (...). da Wired.it
Sintetizzando, i confini problematici, sarebbero legati:
  • alla importanza politica dello strumento internettiano, percepito come espressione di libertà, e quindi sottoposto a controllo e censura dai governi meno democratici. 
  • all'importanza economica della Rete che potrebbe portare a sistemi chiusi, governati dai pilastri Google, Facebook, Apple, Microsoft e ad una nuova gestione della rete che superi i principi della Net Neutrality.
Mi sono già occupato di questi temi e per approfondire vi consiglio di dare un'occhiata a questi articoli:
Fonte immagine: http://www.economist.com/sites/default/files/images/images-magazine/2010/36/ld/201036ldp001.jpg

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giovedì 2 settembre 2010

Bufalino: una casa per i blogger ambulanti!

Quando i miei occhi hanno visto le sue immagini, non ci potevano credere. Già è tutta la vita che sogno di avere un camper o meglio ancora un furgoncino (adibito a camper, avete presente i mitici Volkswagen...), poi ora che sono (o cerco di essere mettetela un pò come volete...) blogger, a tempo (più possibile...) pieno mi trovo davanti questo gioiello e... impazzisco! Si tratta di Bufalino, la casa per blogger ambulanti!

 E' un concept, un prototipo (credo ancora mai realizzato), di Design Boom, creato dal designer tedesco Cornelius Commans. Un piccolo affascinante camper disegnato sulla base dell'italianissima (e mitica...) Ape 50. Tra le varie possibilità offerte dal magnifico veicolo, si può oltre a spostarsi, far da mangiare,  dormire, stendere il proprio bucato e bloggare, scrivere i propri post da dove si vuole, cercando l'ispirazione in giro per città e campagne! L'unico ostacolo resta la connessione ad Internet ma con lo moderne "chiavette" si risolve facilmente il problema.
Bello vero, Bufalino. Ora mi informo sul prezzo...

fonte immagini: http://www.designboom.com/weblog/cat/8/view/11255/cornelius-comanns-bufalino.html

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mercoledì 1 settembre 2010

La lavatrice ha cambiato il mondo più di Internet?

Internet non è così importante come crediamo. Difficile da credere. Eppure lo afferma Ha-Joon Chang, economista di fama mondiale e professore a Cambridge, che nel suo ultimo libro "23 Things They Don't Tell You About Capitalism" arriva adirittura ad affermare che la lavatrice ha cambiato il mondo più di internet.

Un pazzo sconclusionato, direte. Una sparata colossale per farsi pubblicità. Come è possibile che un semplice elettrodomestico, come la lavatrice, sia considerato più innovatore di Internet, che ha provocato (e continua a provocare) una delle più grandi rivoluzioni della storia umana?

Chang lo spiega (in un intervista al Guardian) con estrema semplicità...
When we assess the impact of technological changes, we tend to downplay things that happened a while ago. Of course, the internet is great – I can now google and find the exact location of this restaurant on the edge of Liverpool or whatever. But when you look at the impact of this on the economy, it's mainly in the area of leisure.
The internet may have significantly changed the working patterns of people like you and me, but we are in a tiny minority. For most people, its effect is more about keeping in touch with friends and looking up things here and there. Economists have found very little evidence that since the internet revolution productivity has grown.
In sintesi, la rivoluzione internettiana è sopravvalutata poichè la Rete ha avuto un impatto effettivo (a livello economico) su una minoranza della popolazione, ed è soprattutto utilizzato nel settore del tempo libero.

E la lavatrice che cosa ha fatto in più?
By liberating women from household work and helping to abolish professions such as domestic service, the washing machine and other household goods completely revolutionised the structure of society. As women have become active in the labour market they have acquired a different status at home – they can credibly threaten their partners that if they don't treat them well they will leave them and make an independent living. And this had huge economic consequences. Rather than spend their time washing clothes, women could go out and do more productive things. Basically, it has doubled the workforce.
Cioè ha contribuito in misura fondamentale all'emancipazione femminile, liberando le donne dal lavoro domestico, rivoluzionando la struttura della società, e cambiando gli scenari dell'economia.

Cosa ne pensate? Una provocazione? O davvero stiamo sovraestimando la portata della rivoluzione internettiana?

Via|Wired

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