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venerdì 30 aprile 2010
Apple, Google, Microsoft: che sfida tra giganti!
Apple, Google e Microsoft sono i 3 giganti che dominano la scena tecnologica da anni. Sono molteplici i tavoli sui quali si gioca la sfida. In questa interessantissima immagine, pubblicata da Gizmodo, possiamo analizzarli in maniera soddisfacente.
Tra le sfide più "infuocate, sicuramente quelle relativa al sistema operativo (dove Chrome sempra in grande spolvero), e al browser (Chrome, Internet Explorer, Safari), ma si può dire che la lotta sia veramente "totale".
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sabato 24 aprile 2010
Twitter: la classifica delle città
Da quando Twitter ha attivato il servizio di geolocalizzazione dei "cinguettii", si possono fare alcune considerazioni, a livello geografico, sulla distribuzione degli utenti del popolare servizio di microblogging. Grazie a twitter.grader.com, uno dei tool "twitteriani" più utilizzati, si può analizzare la classifica delle prime 100 città del mondo, per numero di utenti di Twitter.
Ecco le prime 15 città della classifica:
Sorpende abbastanza che al primo posto ci sia una città europea come Londra e non una metropoli statunitense. Gli USA comunque hanno ben 11 città nelle prime 15, a dimostrazione che Twitter è per il momento un'applicazione utilizzata prevalentemente nel Nuovo Continente. Interessanti comunque il decimo posto di Sydney ed il quindicesimo di Rio de Janeiro, che pongono l'accento sull'internazionalità del servizio. E l'Europa? Oltre a Londra, regina dei cinguettii, Parigi è ventottesima, Berlino trentottesima, Stoccolma cinquantaseiesima e Barcellona settantatresima.
E il Bel Paese? Neanche l'ombra di città italiane nelle prime cento... Come al solito siamo un pò in ritardo, ma si sa che l'Italia è un paese restio alle novità (soprattutto in termini social). Non dimentichiamoci però del percorso di Facebook, che, nel nostro paese, in qualche mese passò da essere uno semi-sconosciuto a fenomeno di massa. E se come indicano le statistiche, siamo il popolo che passa più tempo sui Social Network, sono convinto che il boom di Twitter non tarderà a lambire le nostre coste.
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Ecco le prime 15 città della classifica:
Sorpende abbastanza che al primo posto ci sia una città europea come Londra e non una metropoli statunitense. Gli USA comunque hanno ben 11 città nelle prime 15, a dimostrazione che Twitter è per il momento un'applicazione utilizzata prevalentemente nel Nuovo Continente. Interessanti comunque il decimo posto di Sydney ed il quindicesimo di Rio de Janeiro, che pongono l'accento sull'internazionalità del servizio. E l'Europa? Oltre a Londra, regina dei cinguettii, Parigi è ventottesima, Berlino trentottesima, Stoccolma cinquantaseiesima e Barcellona settantatresima.
E il Bel Paese? Neanche l'ombra di città italiane nelle prime cento... Come al solito siamo un pò in ritardo, ma si sa che l'Italia è un paese restio alle novità (soprattutto in termini social). Non dimentichiamoci però del percorso di Facebook, che, nel nostro paese, in qualche mese passò da essere uno semi-sconosciuto a fenomeno di massa. E se come indicano le statistiche, siamo il popolo che passa più tempo sui Social Network, sono convinto che il boom di Twitter non tarderà a lambire le nostre coste.
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giovedì 22 aprile 2010
Social Network per tutti i gusti!
Fino a pochi anni fa era impensabile tutto ciò che l'avvento massiccio di Internet sta provocando. Con la definitiva consacrazione dei Social Network, siamo ormai portati a condividere, con altri utenti della Rete, gran parte di ciò che quotidianamente facciamo. Si può tranquillamente dire che l'integrazione tra la vita "reale" e la vita "online" sia sempre più forte. Sono tantissime le applicazioni che gratuitamente ci permettono di lasciare traccia di tutto ciò che reputiamo interessante. Ecco una carrellata di Social Network, per tutti i gusti, tratta dal sempre ottimo html.it...
Wakoopa. E' una sorta di Social Network dedicato ai Software. Grazie ad un piccolo programma, l'applicazione si rende conto dei software che utilizziamo sui nostri PC, o i siti che visitiamo. Fa una lista del genere per tutti gli utenti, consentendo di commentare e classificare tutte le applicazioni che gli utenti utilizzano.
Anoobi. E' un servizio molto utilizzato (anche in Italia) è permette di pubblicare la lista dei nostri libri preferiti, e di scoprirne di nuovi, sulla base dei propri gusti, o delle segnalazioni di altri utenti.
Tripit. E' un sito che consente la condivisione di piani di viaggio. Direttamente dalle ricevute delle prenotazioni, in modo totalmente automatico (riconoscendo la mail, precedentemente inoltrata), il sito aggiorna i dettagli sul prorpio viaggio. Tutto ciò è naturalmente condivisibile e corredato di numerose e dettagliate statistiche relative ai viaggi effettuati.
Flixster. Permette di trovare delle produzioni cinematografiche, che ben si sposano con i nostri gusti. Tutto parte dalla valutazione di alcuni film a cui l'utente viene sottoposto per comprendere a pieno quali siano le sue preferenze. Naturalmente poi si possono lasciare recensioni dei vari film e dare/ricevere consigli a/da altri utenti.
Last.fm. Ha la particolarità di aiutare l'utente a scoprire nuova musica, partendo dagli artisti che l'utente indica come preferiti, basandosi su un sistema di tag "dal basso". Inoltre presenta le caratteristiche essenziali (community) delle migliori applicazioni sociali.
Upcoming. E' molto indicato per la gestione di eventi di vario tipo. Grazie alla sua dimensione pubblica permette di collegare l'agenda personale a l'agenda di eventi di una determinata città.
Panoramio. In un epoca in cui la geolocalizzazione sta prendendo sempre più piede, questo servizio ci consente di localizzare tutte le foto che vogliamo rendere visibili, corrdandole di tag descrittivi.
Delicious. E' il sito di "social bookmarking" per eccellenza. Serve per salvare delle pagine internet, offrendo catalogazione e indicizzazione. Tra i vantaggi, il fatto che è possibile "sbirciare" nei siti preferiti degli altri utenti e scovare nuove fonti.
Vimeo. Tralasciando Youtube, che non ha bisogno di commenti, quest'applicazione consente di caricare video di durata illimitata (ma con un utilizzo massimo di 500MB di banda settimanale, nella versione free), e presenta tutte le caratteristiche del più celebre "rivale".
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Wakoopa. E' una sorta di Social Network dedicato ai Software. Grazie ad un piccolo programma, l'applicazione si rende conto dei software che utilizziamo sui nostri PC, o i siti che visitiamo. Fa una lista del genere per tutti gli utenti, consentendo di commentare e classificare tutte le applicazioni che gli utenti utilizzano.
Anoobi. E' un servizio molto utilizzato (anche in Italia) è permette di pubblicare la lista dei nostri libri preferiti, e di scoprirne di nuovi, sulla base dei propri gusti, o delle segnalazioni di altri utenti.
Tripit. E' un sito che consente la condivisione di piani di viaggio. Direttamente dalle ricevute delle prenotazioni, in modo totalmente automatico (riconoscendo la mail, precedentemente inoltrata), il sito aggiorna i dettagli sul prorpio viaggio. Tutto ciò è naturalmente condivisibile e corredato di numerose e dettagliate statistiche relative ai viaggi effettuati.
Flixster. Permette di trovare delle produzioni cinematografiche, che ben si sposano con i nostri gusti. Tutto parte dalla valutazione di alcuni film a cui l'utente viene sottoposto per comprendere a pieno quali siano le sue preferenze. Naturalmente poi si possono lasciare recensioni dei vari film e dare/ricevere consigli a/da altri utenti.
Last.fm. Ha la particolarità di aiutare l'utente a scoprire nuova musica, partendo dagli artisti che l'utente indica come preferiti, basandosi su un sistema di tag "dal basso". Inoltre presenta le caratteristiche essenziali (community) delle migliori applicazioni sociali.
Upcoming. E' molto indicato per la gestione di eventi di vario tipo. Grazie alla sua dimensione pubblica permette di collegare l'agenda personale a l'agenda di eventi di una determinata città.
Panoramio. In un epoca in cui la geolocalizzazione sta prendendo sempre più piede, questo servizio ci consente di localizzare tutte le foto che vogliamo rendere visibili, corrdandole di tag descrittivi.
Delicious. E' il sito di "social bookmarking" per eccellenza. Serve per salvare delle pagine internet, offrendo catalogazione e indicizzazione. Tra i vantaggi, il fatto che è possibile "sbirciare" nei siti preferiti degli altri utenti e scovare nuove fonti.
Vimeo. Tralasciando Youtube, che non ha bisogno di commenti, quest'applicazione consente di caricare video di durata illimitata (ma con un utilizzo massimo di 500MB di banda settimanale, nella versione free), e presenta tutte le caratteristiche del più celebre "rivale".
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mercoledì 21 aprile 2010
Dig-it: il crowdfunding italiano
In un post di pochi giorni fa ho spiegato, in maniera dettagliata, che cos'è il Crowdfunding e perchè può rappresentare un modello di business alternativo per il mondo dell'informazione.
Oggi mi sono imbattuto in Dig-it, nuovissimo portale italiano di giornalismo "on demand". Il funzionamento rispecchia fedelmente i canoni che hanno reso celebre Spot.us, negli Stati Uniti. I lettori diventano editori, decidono quali inchieste o servizi sottoporre ai giornalisti, le finanziano e le vedono pubblicate.
Direttamente dal sito: "Dig-It propone inchieste giornalistiche, l´utente della Rete decide se sono interessanti e le “compra”. Ogni inchiesta o reportage ha un suo costo che viene dunque pagato dagli utenti. Dig-It propone temi, ma soprattutto accoglie e rilancia proposte: l´utente suggerisce un´idea, se questa piace agli altri utenti che sono disposti a pagare per far partire il lavoro, il lavoro parte. Dig-It molto umilmente è una sorta di giornale/non giornale. Non ci sono rubriche, non ci sono sezioni. Ci sono articoli, approfondimenti, commenti. Decisi insieme a chi li paga. L´utente non acquista un prodotto deciso e confezionato da altri: il Direttore di Dig-It è la Rete, l´Editore di Dig-It è la Rete".
Si tratta davvero di un portale interessante. Staremo a vedere se questo modello di business, riuscirà ad attecchire nel difficile mercato italiano. L'ultima parola come sempre spetta agli utenti...
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giovedì 15 aprile 2010
Facebook è la soluzione per il marketing?
Facebook è senza dubbio il fenomeno del momento. Il sogno, di arrivare a 1 miliardo di utenti, e a 1 miliardo di dollari di fatturato annuo, sembra ormai essare alla portata. L'applicazione di Mark Zuckerberg viene anche ampiamente utilizzata dalle grandi marche come nuova soluzione di marketing.
In molti sono convinti che l'utilizzo del Social Network per scopi commerciali/promozionali sia veramente proficuo. Tra i vantaggi, il poter creare gratuitamente delle "page" che consentono di "fidelizzare" altri utenti di Facebook, magari già presenti nel proprio mercato di riferimento. La gente effettivamente può interagire con la pagina del marchio, diventarne fan, inviarla ai propri amici e discuterne a piacimento.C'è però chi si spinge oltre ed afferma che le pagine di Facebook potrebbero tranquillamente sostituire i siti "ufficiali" dei brand (ed anche servizi di advertising, come Google Adwords).
Non tutti però sono d'accordo sul fatto che Facebook rappresenti la soluzione finale per il marketing. C'è anche chi ha compilato una lista di limitazioni, a causa di cui il Social Network più popolare potrebbe non essere il più idoneo per tutte le aziende... (continua...)
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In molti sono convinti che l'utilizzo del Social Network per scopi commerciali/promozionali sia veramente proficuo. Tra i vantaggi, il poter creare gratuitamente delle "page" che consentono di "fidelizzare" altri utenti di Facebook, magari già presenti nel proprio mercato di riferimento. La gente effettivamente può interagire con la pagina del marchio, diventarne fan, inviarla ai propri amici e discuterne a piacimento.C'è però chi si spinge oltre ed afferma che le pagine di Facebook potrebbero tranquillamente sostituire i siti "ufficiali" dei brand (ed anche servizi di advertising, come Google Adwords).
Non tutti però sono d'accordo sul fatto che Facebook rappresenti la soluzione finale per il marketing. C'è anche chi ha compilato una lista di limitazioni, a causa di cui il Social Network più popolare potrebbe non essere il più idoneo per tutte le aziende... (continua...)
- Ecco la lista delle "imperfezioni":
- Facebook non è adatto a tutti. A livello marketing Facebook è molto utile per chi già si trova "prepotentemente" sul network, ma pressochè nullo per le persone che ne stanno al di fuori. Se si cerca un'attività su Google e si trova la "page" di Facebook, c'è la possibilità che il cliente, non troppo famigliare con lo strumento, passi al risultato di ricerca successivo;
- Gli utenti di Facebook non sono ancora pronti per comprare. Chi "gironzola" per Facebook, non è abituato ad utilizzare la piattaforma per fare acquisti. Ciò lo differenzia da Google Adwords, in cui gli annunci pubblicitari vengono visualizzati proprio dove la gente ha effettuato una specifica ricerca, con molta più probabilità disposta ad aprire il portafogli.
- Le pagine di Facebook hanno ancora dei limiti. Per connettersi col cliente, per fidelizzarlo, per ottenere dei feedback, per promuovere prodotti o iniziative, le "page" sono davvero funzionali. Vi sono però ancora dei limiti in ambito marketing. Per esempio non si può avere un negozio online o ottenere un elenco di abbonati e-mail; non si può avere un design individuale che si differenzi dalla concorrenza. Le pagine di Facebook funzionano meglio quando agiscono come un trampolino di lancio per attirare i visitatori verso il sito web ufficiale.
- Facebook non è il massimo per la ricerca con parole chiavi. Google avrà sempre in più di Facebook la ricerca per parole chiave. Google rende visibile il tuo sito web, nel motore di ricerca, da letteralmente migliaia di punti di accesso diversi. Questi punti di ingresso sono concentrati intorno a parole chiave che non indirizzano per forza alla home. Ciò non accade su Facebook. Li si ha solo un punto di entrata, la fan page.
- La pagina non è tua. La pagina su Facebook non è di proprietà dell'utente, è di proprietà di Facebook stesso. Mentre un sito tradizionale cresce grazie agli articoli, ai commenti, alle pagine ed acquista un valore anche materiale per il proprietario (che può decidere di venderlo, per esempio!), la pagina di Facebook resta una proprietà di Facebook e non ci si può fare proprio tutto quello che si vuole.
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mercoledì 14 aprile 2010
Per cosa si usa Internet?
"Per cosa si usa Internet?" è la domanda delle domande, per comprendere a fondo cosa è veramente il Web. Grazie ad un ottimo post di Eric Rowell su Web Krunk, possiamo dare una risposta molto soddisfacente al difficile questito.
La ricerca è stata effettuata, studiando i dati provenienti da Alexa.com, sito che permette di comparare il traffico dei maggiori siti del pianeta. Sono stati presi in considerazione i siti che raggiungono quotidianamente un traffico in percentuale almeno del 2,5 % (tanto per intenderci almeno il 2,5 % di tutti gli utenti di internet, consulta il sito nell'arco temporale di una giornata).
I siti sono stati poi suddivisi in macro-categorie, a seconda del loro scopo.
Oltre il 46 % degli internauti utilizza la rete per la ricerca d'informazioni (Google, Yahoo, Bing). I social network (Facebook, MySpace) rappresentano ormai una salda realtà. Quasi il 19 % degli utenti usa internet per curare o sviluppare le proprie reti sociali. Seguono, quasi appaiate (circa 12 %) le categorie Multimedia (Youtube) e Blogosfera (Blogger, Wordpress, Twitter). Chiudono la classifica le categorie Enciclopedia (WIkipedia) al 7 % e Shopping (Amazon, E-Bay) sopra il 3 %.
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La ricerca è stata effettuata, studiando i dati provenienti da Alexa.com, sito che permette di comparare il traffico dei maggiori siti del pianeta. Sono stati presi in considerazione i siti che raggiungono quotidianamente un traffico in percentuale almeno del 2,5 % (tanto per intenderci almeno il 2,5 % di tutti gli utenti di internet, consulta il sito nell'arco temporale di una giornata).
I siti sono stati poi suddivisi in macro-categorie, a seconda del loro scopo.
Oltre il 46 % degli internauti utilizza la rete per la ricerca d'informazioni (Google, Yahoo, Bing). I social network (Facebook, MySpace) rappresentano ormai una salda realtà. Quasi il 19 % degli utenti usa internet per curare o sviluppare le proprie reti sociali. Seguono, quasi appaiate (circa 12 %) le categorie Multimedia (Youtube) e Blogosfera (Blogger, Wordpress, Twitter). Chiudono la classifica le categorie Enciclopedia (WIkipedia) al 7 % e Shopping (Amazon, E-Bay) sopra il 3 %.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO E COMMENTA
sabato 3 aprile 2010
Crowdfunding per l'informazione: ci salverà il mecenatismo?
In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Il “crowdfunding” sembra proprio uno dei più interessanti.
È crisi, inutile negarlo. Siamo di fronte ad un momento davvero problematico per la categoria dei giornalisti. Sia i giornali tradizionali, sia i siti web si domandano come monetizzare il proprio lavoro. Negli ultimi tempi molteplici sono le dispute sui nuovi modelli di business da utilizzare per rimediare a questa scomoda situazione, e salvaguardare libertà e indipendenza d’informazione. Il problema centrale è che la gente, attraverso l’utilizzo del Web, si è abituata ad usufruire delle notizie (e non solo…) gratuitamente. Il passo successivo, favorito dall’esplosione del Web 2.0 e dall’evoluzione delle reti sociali è stato la trasformazione dell’utente da lettore a produttore d’informazione. Ciò ha dato vita al giornalismo partecipativo, di cui abbiamo imparato a riconoscere i pregi (libertà e indipendenza d’informazione?) ed anche i difetti (qualità delle notizie?)...
(continua...)
Murdoch ci prova col “paywall”. Era diverso tempo che il magnate dell’informazione sosteneva la necessità di impostare un nuovo modello di business per le sue testate giornalistiche on-line. Ora arriva l’ufficialità: a partire da giugno, le notizie in rete del quotidiano londinese “Times” saranno consultabili solo a pagamento. I navigatori che vorranno leggere le news dovranno pagare una sterlina al giorno, o due per l’intera settimana. L’introduzione del cosiddetto “paywall” costituisce una novità nel panorama mondiale. L’impressione è che il Times possa essere il primo di una lunga serie di giornali a “testare” questo modello commerciale. Il “New York Times”, per esempio, ha annunciato che, dal 2011, la consultazione del sito avverrà secondo un modello simile. Gli utenti avranno a disposizione le notizie gratuite, ma gli approfondimenti a pagamento. Resta da capire se la volontà dei lettori sarà quella di conformarsi al pagamento o preferiranno rivolgere altrove la voglia d’informarsi.
Un’alternativa: il crowdfunding. Per wikipediana definizione, il crowdfunding è “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto, usualmente software. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al supporto all’arte,al giornalismo partecipativo fino all’imprenditoria innovativa. La Rete è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding”.
In poche parole è la massa che paga per ottenere dell’informazione specifica riguardo ad un argomento desiderato. Siamo di fronte a una nuova forma di mecenatismo popolare. Il primo ad avere questa idea è stato il 26enne americano David Cohn, che ha creato Spot.Us. Si tratta di un sito che si propone come luogo d’incontro tra giornalisti freelance e lettori. I giornalisti propongono dei soggetti d’inchiesta a pagamento e se (e quando) gli utenti raggiungono la somma necessaria, la ricerca viene effettuata ed in seguito pubblicata gratuitamente sul sito. A quanto pare il sistema funziona e per una quarantina di soggetti diversi sono stati raccolti più di 40000 dollari. L’idea centrale (per niente scontata!) è dare al pubblico quello che il pubblico vuole. È importante sottolineare che la quasi totalità di questi progetti fa capo ad associazioni no profit. Ciò rappresenta davvero una novità per un mondo, come quello dell’informazione, che in molti paesi sopravvive soprattutto grazie a sovvenzioni statali. L’indipendenza economica dalla “politica” dovrebbe garantire un maggiore tasso di libertà d’informazione.
Il “mecenatismo” italiano. E in Italia? Dal 2005 esiste Produzioni dal Basso, una piattaforma indipendente. Come descritto sul sito, "lo scopo di questa piattaforma è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell’interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione". Pochi giorni fa è stata presentata una piattaforma con analoghi scopi: Youcapital. L’ obiettivo principale (e non da poco…) per Youcapital è “diventare un punto di riferimento in Italia per tutte le iniziative dal basso, che partono cioè senza un editore alle spalle, fondate sull’iniziativa e la progettualità e sui meccanismi della solidarietà sociale”.
Le possibilità del crowdfunding sembrano essere davvero ampie, anche al di fuori del giornalismo (chiedete ad Obama, abilissimo a costruire una campagna elettorale grazie a questo strumento!). In Italia si sta percependo il mecenatismo popolare come una reale opportunità di sviluppo di tutto il settore dell’informazione. Resta comunque da vedere la reazione degli utenti, giudici finali nello stabilire la differenza tra una bella speranza ed un grande successo.
E voi siete pronti ad aprire il portafoglio per far scrivere il vostro giornalista preferito?
(Articolo pubblicato anche su Camminando Scalzi. Clicca qui per leggrere tutti i miei articoli su Camminando Scalzi)
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È crisi, inutile negarlo. Siamo di fronte ad un momento davvero problematico per la categoria dei giornalisti. Sia i giornali tradizionali, sia i siti web si domandano come monetizzare il proprio lavoro. Negli ultimi tempi molteplici sono le dispute sui nuovi modelli di business da utilizzare per rimediare a questa scomoda situazione, e salvaguardare libertà e indipendenza d’informazione. Il problema centrale è che la gente, attraverso l’utilizzo del Web, si è abituata ad usufruire delle notizie (e non solo…) gratuitamente. Il passo successivo, favorito dall’esplosione del Web 2.0 e dall’evoluzione delle reti sociali è stato la trasformazione dell’utente da lettore a produttore d’informazione. Ciò ha dato vita al giornalismo partecipativo, di cui abbiamo imparato a riconoscere i pregi (libertà e indipendenza d’informazione?) ed anche i difetti (qualità delle notizie?)...
(continua...)
Murdoch ci prova col “paywall”. Era diverso tempo che il magnate dell’informazione sosteneva la necessità di impostare un nuovo modello di business per le sue testate giornalistiche on-line. Ora arriva l’ufficialità: a partire da giugno, le notizie in rete del quotidiano londinese “Times” saranno consultabili solo a pagamento. I navigatori che vorranno leggere le news dovranno pagare una sterlina al giorno, o due per l’intera settimana. L’introduzione del cosiddetto “paywall” costituisce una novità nel panorama mondiale. L’impressione è che il Times possa essere il primo di una lunga serie di giornali a “testare” questo modello commerciale. Il “New York Times”, per esempio, ha annunciato che, dal 2011, la consultazione del sito avverrà secondo un modello simile. Gli utenti avranno a disposizione le notizie gratuite, ma gli approfondimenti a pagamento. Resta da capire se la volontà dei lettori sarà quella di conformarsi al pagamento o preferiranno rivolgere altrove la voglia d’informarsi.
Un’alternativa: il crowdfunding. Per wikipediana definizione, il crowdfunding è “un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto, usualmente software. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al supporto all’arte,al giornalismo partecipativo fino all’imprenditoria innovativa. La Rete è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding”.
In poche parole è la massa che paga per ottenere dell’informazione specifica riguardo ad un argomento desiderato. Siamo di fronte a una nuova forma di mecenatismo popolare. Il primo ad avere questa idea è stato il 26enne americano David Cohn, che ha creato Spot.Us. Si tratta di un sito che si propone come luogo d’incontro tra giornalisti freelance e lettori. I giornalisti propongono dei soggetti d’inchiesta a pagamento e se (e quando) gli utenti raggiungono la somma necessaria, la ricerca viene effettuata ed in seguito pubblicata gratuitamente sul sito. A quanto pare il sistema funziona e per una quarantina di soggetti diversi sono stati raccolti più di 40000 dollari. L’idea centrale (per niente scontata!) è dare al pubblico quello che il pubblico vuole. È importante sottolineare che la quasi totalità di questi progetti fa capo ad associazioni no profit. Ciò rappresenta davvero una novità per un mondo, come quello dell’informazione, che in molti paesi sopravvive soprattutto grazie a sovvenzioni statali. L’indipendenza economica dalla “politica” dovrebbe garantire un maggiore tasso di libertà d’informazione.
Il “mecenatismo” italiano. E in Italia? Dal 2005 esiste Produzioni dal Basso, una piattaforma indipendente. Come descritto sul sito, "lo scopo di questa piattaforma è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell’interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione". Pochi giorni fa è stata presentata una piattaforma con analoghi scopi: Youcapital. L’ obiettivo principale (e non da poco…) per Youcapital è “diventare un punto di riferimento in Italia per tutte le iniziative dal basso, che partono cioè senza un editore alle spalle, fondate sull’iniziativa e la progettualità e sui meccanismi della solidarietà sociale”.
Le possibilità del crowdfunding sembrano essere davvero ampie, anche al di fuori del giornalismo (chiedete ad Obama, abilissimo a costruire una campagna elettorale grazie a questo strumento!). In Italia si sta percependo il mecenatismo popolare come una reale opportunità di sviluppo di tutto il settore dell’informazione. Resta comunque da vedere la reazione degli utenti, giudici finali nello stabilire la differenza tra una bella speranza ed un grande successo.
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(Articolo pubblicato anche su Camminando Scalzi. Clicca qui per leggrere tutti i miei articoli su Camminando Scalzi)
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giovedì 1 aprile 2010
Italiani e smartphone: è amore
Secondo una recentissima ricerca di comScor gli italiani sono di gran lunga la popolazione europea che utilizza maggiormente gli smartphone. Il numero di utenti infatti risulta aver superato i 15 milioni. Seguono il Regno Unito con 11 milioni, la Spagna con quasi 10 milioni, Germania (8,4) e Francia (7,1).
È interessante notare che nel nostro paese la crescita, nell'ultimo anno, risulta però nettamente inferiore a tutti gli altri paesi (domina l'UK con il 70 % di utenti di smartphone in più!). Ciò è parzialmente spiegabile dalla crisi italiana nel settore tecnologico, ma soprattutto dal boom registrato lo scorso anno nella vendita dei "supercellulari".
Gli smartphone sono dispositivi portatili che abbinano funzionalità di gestione di dati personali e di telefono. La caratteristica più interessante degli smartphone è la possibilità di installarvi altri programmi applicativi, che aggiungono nuove funzionalità. Questi programmi possono essere sviluppati dal produttore, dallo stesso utilizzatore, o da terze parti.
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Gli smartphone sono dispositivi portatili che abbinano funzionalità di gestione di dati personali e di telefono. La caratteristica più interessante degli smartphone è la possibilità di installarvi altri programmi applicativi, che aggiungono nuove funzionalità. Questi programmi possono essere sviluppati dal produttore, dallo stesso utilizzatore, o da terze parti.
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